Fra il 1934 e il 1942 in Europa si verificarono notevoli cambiamenti politici. Cambiamenti analizzati da Pierre Drieu La Rochelle, scrittore francese che aderì ai movimenti Redressement française e Front Commun, per poi passare nel partito fascista Parti populaire française di Jacques Doriot. Drieu vive quel periodo convulso registrando gli avvenimenti con acuto senso critico cercando di definire le possibili vie di una scelta – il fascismo – che avrebbe dovuto essere risolutiva per i popoli europei: terza via fra capitalismo e comunismo. Lo scrittore francese prende in esame i vari aspetti del panorama politico e sociale dell’Europa, in particolare, la crisi delle democrazie liberali, il declino della Terza Repubblica, l’ascesa e l’affermarsi dei Fascismi, la Seconda guerra mondiale, le ideologie, l’occupazione della Francia da parte dell’esercito tedesco, il collaborazionismo e la questione europea.
È in libreria un libro di Drieu (Cronaca politica (1934 – 1942); Passaggio al Bosco ed., trad. Camilla Scarpa; prefazione di Andrea Lombardi; pagg. 448; euro 25.00). Apparso in Francia per la prima volta nel 1943, il libro riporta interventi, articoli, riflessioni scritte a caldo con lo spirito e l’impostazione analitica propri del militante, di chi si sente parte in causa, di un intellettuale che dà il proprio contributo a una battaglia di grande importanza. Emerge un profondo spirito critico nell’interpretare gli avvenimenti epocali che si succedono in quei mesi, in quegli anni. Drieu analizza la fine delle ideologie dell’Ottocento, lo scarso valore del parlamentarismo, la decadenza dello spirito borghese. Il Novecento è un secolo decisivo con le guerre e la volontà di imporre la propria politica nel panorama generale. Una visione del mondo che configura, negli articoli di Drieu, la necessità della decisione. Il sentire antiborghese viene citato nei suoi scritti non esenti da errori, come mette in rilievo nella prefazione precisa e profonda lo storico Andrea Lombardi. Quindi, accanto a interpretazioni profonde e valide ci sono anche valutazioni imprecise. Questo, rimarca Lombardi, in particolare sul fascismo. Il partito fascista si è affermato da pochi anni e quindi è difficile poter definire con precisione caratteri e dinamiche di un movimento che ha conquistato il potere da poco con sfaccettature ed espressioni differenti fra loro. Lombardi pone in parallelo Cronaca politica e il Diario 1939-1945 e così emergono “la spinta ideale, la sincera passione e forza” che compongono le convinzioni politiche dello scrittore francese in un secolo davvero incendiario. Si nota, in maniera evidente, il suo “sentire europeo”. L’ultimo scritto ha il titolo “Bilancio”, un’analisi della situazione europea pubblicato nel numero di gennaio del 1943 sulla “Nouvelle revue française”, diretta proprio da Drieu. Nazionalista francese, ma soprattutto nazionalista europeo, lo scrittore si sforza sempre di mettere a punto, con una ricerca che attraversa tutto il libro, la nuova impostazione politica dell’Europa, puntando a una sintesi che potesse legare Nazione ed Europa, socialismo e nazionalismo.
Ma chi era in realtà Drieu La Rochelle, uomo dal carattere difficile, solitario eppure frequentatore del Tout Paris, uomo di grande sensibilità e nello stesso tempo combattente
sui fronti della Prima guerra mondiale? Marco Spada, storico, dottorando in Storia contemporanea all’ateneo messinese e all’Istituto di cultura di Parigi prende in esame, in un libro, Parigi e la vita e l’opera di questo scrittore francese (Le Parigi di Drieu, introduzione di Stenio Solinas, conclusione di Livia Di Vona, Bietti editore, pagg. 107, sip). Lo fa sovrapponendo alla vita e all’opera del personaggio la sua città, le vicende e le strade, i locali e gli incontri con donne, i quartieri e i libri, le sedi di case editrici e quelle di redazioni di riviste importanti. Marco Spada ha compiuto un lavoro prezioso e utilissimo per restituire allo scrittore francese lo sfondo – e la quotidianità – attraverso una mappa di strade, luoghi, viali, appartamenti e nomi di amici e amanti. In filigrana è la ricostruzione della vita di Drieu. Infatti, emerge una descrizione che si configura benissimo con ciò che Drieu pensava, sognava e viveva nelle sue lunghe passeggiate diurne, la partecipazione a cene, aperitivi, la conoscenza di belle donne che immancabilmente divenivano sue amanti. Biondo, alto, occhi cerulei, sempre raffinato nel vestire, temperamento da dandy, era noto e amato dalle donne. Apprezzava la solitudine e spesso si ritrovava solo nella sua casa al nono piano, in avenue Breteuil. Aveva un carattere contraddittorio: desiderava tutto e tutto tralasciava, perdeva. Sembrava desiderare un grande amore ma era pronto a rinunciare a tutto appena ottenuto. Due matrimoni e due divorzi, un grande amore per Christiane Renault, bellissima donna del Tout Paris, moglie del fondatore della omonima casa automobilistica. Un rapporto tramutato in amicizia.
Drieu ebbe un’infanzia poco felice, da universitario studiò Scienze politiche, partecipò alla Prima guerra mondiale combattendo a Verdun e a Charleroi. Nello zaino portò Così parlò Zarathustra e opere di Stendhal. Tornò a Parigi per le ferite riportare in combattimento. Leggeva avidamente i libri di D’Annunzio (“L’unica anestesia possibile dai dolori dello spirito resta la lettura”). Uomo di pensiero, esteta, dandy che, nella decadenza e nel declino della Francia, vedeva compiersi il fallimento tanto temuto. Credeva nell’Europa unita come terza via rispetto al comunismo e al liberalismo, simpatizzò per il nazionalsocialismo e durante l’occupazione tedesca della Francia (1940 -1945) diresse la “Nouvelle revue française”, la più prestigiosa rivista francese che lui allineò alla politica culturale tedesca. Rientrò nell’elenco dei collaborazionisti stilato dalla resistenza. Durante la Seconda guerra mondiale i capovolgimenti di fronte fecero ben presto comprendere il rischio della sconfitta. Così andò e il fallimento spinse Drieu a suicidarsi. Una prima volta fallì il suicidio, a lungo meditato, il secondo fu quello fatale. Afflitto dalla solitudine e dalla decadenza profonda della Francia del suo tempo, Drieu lasciò scritto: “Abbiamo giocato, ho perso. Esigo la morte”.
Manlio Triggiani


























































































































































































































































































































