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L'AUTUNNO DELL'EUROPA. di Adolfo Morganti

O meglio, dell’Unione Europea. Un autunno non imprevisto, ma certamente piombatoci addosso più rapidamente di quanto avessimo sperato e temuto. Segno particolare di una decadenza generale di quanto eretto sulla sabbia della globalizzazione turbo-capitalista. Decadenza segno di fragilità intima, dovuta ad una contraddizione insanabile fra l’ideologia e la realtà: è esattamente nel momento in cui l’ideologia appare stravincere, dopo la caduta del blocco sovietico, dichiarando la fine della storia e la genesi di un laico paradiso liberale in terra, che essa implode. Definitivamente. Non credete a nessuna promessa di resurrezione.
Noi, nani sulle spalle dei giganti del pensiero europeo che da almeno 200 anni avvisano invano del torrido potenziale mortifero dell’ideologia mercatista, non sprecheremo una lacrima sul crollo delle illusioni e delle istituzioni liberiste; ma si apre anche per noi il problema epocale, e la sfida spirituale, del non far rimanere sotto tutte queste macerie noi, i nostri figli, la nostra tradizione.
L’Europa Unita fu pensata esattamente per impedire che i popoli d’Europa finissero schiacciati fra i nuovi giganti del XX secolo: il mercatismo statunitense e l’ideologia comunista, e questo fin dal 1923. Nel secondo dopoguerra venne pensata e creata in larga parte per sanare la piaga della divisione militare del continente in due blocchi contrapposti, servi di potenze extraeuropee. La politica era ben chiara dietro la costruzione di comunità economiche e carbo-acciaifere e nucleari.
È con la crisi dei mercati mondiali innescata dagli USA nel 2007, e arrivata con qualche anno di ritardo, che l’Europa Unita si ritorce su se stessa, in quanto viene sfidata sull’unico terreno in cui essa, tradendo le proprie radici, ha scelto deliberatamente di non avventurarsi: la costruzione di un’Europa politica.
Le spallate della crisi economica scaricata dalle banche sui popoli, della grosspolitik antirussa à tete americaine ed oggi dell’immigrazione mandano in pezzi ipocrisie e facciate, ridicolizzano liturgie parlamentari e bilancini, fanno riemergere linee di frattura profonde fra paesi cattolici e protestanti, tra est ed ovest, fra caste e popoli. Dichiarano che il Re è nudo, che interi Stati sono impossibilitati a proteggere la propria economia in tempo di crisi in quanto si sentono obbligati ad osservare vincoli servili negati fino al giorno prima; che alcuni fra essi, come la Turchia, si svelano apertamente complici del più grande racket, quello dell’immigrazione, che mai abbia infestato il continente europeo (secondo Europol 30.000 trafficanti di uomini operano oggi in Europa). E vien da chiedersi se ciò avvenga in proprio o per conto altrui, e a quali fini.
Le belle parole sui diritti umani, sull’accoglienza, sulla democrazia, tutte le favolette new age evaporano in una nebbia di pesante e risibile ipocrisia protestante, che non inganna più nessuno se non Repubblica, che ristagna oramai anche sul Mediterraneo e da’ corpo alle funeree ombre dell’ISIS.
L’autunno dell’Europa Unita può precedere un inverno inedito e devastante il mondo intero. Oppure, seguendo la magnifica immagine di Ernst Jünger, il corpo dell’Europa può raggiungerne la testa, al di là del crivello del nichilismo.
Può il sole della Politica ripensare l’Europa Unita oggi e domani, dai principi e da fondamenta solide, dopo quella che Franco Cardini ha definito la sua, oggi quasi morta e sepolta, “falsa partenza”? Ciò noi, spes contra spem, speriamo: e non da soli.
Credo quia absurdum. Credo nell’Europa e nella sua rinascita. (E. Pound).

Adolfo Morganti

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