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ALLEANZA STRATEGICA FRA AUSTRIA E RUSSIA. di Masini Giovanni*

La compattezza della politica anti-russa dell’Unione Europea è incrinata.

A infrangere il muro dell’ostilità nei confronti di Mosca è l’Austria, che all’inizio di questa settimana ha fatto sapere, per bocca del Capo di Stato Maggiore generale Othmar Commenda, che le forze armate austriache sono pronte a cooperare militarmente con quelle russe.

E questo “nonostante gli avvertimenti delle altre potenze mondiali”. Si tratta di un avvertimento importante, che arriva dopo mesi in cui Vienna ha continuato a lanciare segnali, flebili ma continui, al resto dell’Europa.

In principio erano stati i migranti a provocare la decisione del governo di Werner Faymann di chiudere le frontiere meridionali con la Slovenia, in barba alle proteste di quella Germania da cui pure dipende tanta parte della politica estera austriaca.

Proprio nell’ambito della gestione dell’emergenza migranti Vienna era tornata ad esercitare un rinnovato protagonismo fra quei Paesi della MittelEuropa cui è inevitabilmente legata per evidenti ragioni storiche: la scelta di bloccare i flussi provenienti dalla rotta balcanica offre infatti una sponda alle rigide politiche adottate dal gruppo di Visegrad, che riunisce Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.

In autunno Vienna ha ospitato le sessioni dei colloqui di pace per la guerra Siria, riconfermando la propria tradizione di grande capitale della diplomazia. Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, all’Austria venne assegnato il ruolo di “Stato cuscinetto”, esterno sia all’Alleanza Atlantica che al Patto di Varsavia.

Anche successivamente al crollo del Muro di Berlino Vienna mantenne sempre una politica autonoma, senza aderire mai alla Nato ed entrando nell’Unione Europea solamente nel 1995.

Difficile certo che la mossa austriaca possa impensierire l’Unione Europea o la Nato: si tratta tuttavia di un’apertura che contribuisce a rompere ulteriormente l’accerchiamento contro la Russia e di un’altra attestazione di sfiducia nei confronti della leadership di Bruxelles.

A febbraio il vice-cancelliere Reinhold Mitterlehener aveva apertamente criticato le sanzioni alla Russia durante una visita a Mosca, ricordando i danni subìti dalle centinaia di imprese austriache impegnate nel commercio con i russi, discutendo anche di politiche energetiche.

L’intesa cordiale con Mosca insomma sembra orientare i futuri sviluppi della politica estera austriaca. E a questo proposito c’è anche un altro fattore da tenere presente: come ricorda Giampiero Venturi su DifesaOnline, la chiusura dei confini meridionali alla frontiera con l’Italia, recentemente decisa da Vienna, si basa sul presupposto che i migranti in arrivo dal nostro Paese provengano dall’Africa – e non dalla Siria. Dunque, per la maggior parte si tratterebbe di migranti economici anziché di rifugiati politici in fuga dalla guerra.

Resta da capire se questo calcolo si basa sull’assunto – per la verità ancora tutto da verificare  – che la Siria possa essere stabilizzata in tempi brevi. Magari proprio sulla base di quei colloqui ospitati a Vienna.

Giovanni Masini

* Tratto dal sito www.ilgiornale.it

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