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Scuola e lavoro, ecco il volto feroce della Francia laicista.

Sono sempre più violenti gli attacchi sferrati contro la Chiesa Cattolica e sempre più ampi gli spazi concessi al laicismo dilagante, mentre tiepida, talvolta inconsistente, non del tutto convinta appare la reazione opposta dallo stesso mondo cattolico.
Un ottimo osservatorio, in tal senso, pare essere la Francia: lo scorso 22 gennaio il ministro per la Pubblica Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, ha proclamato il 2015 «anno dell’insegnamento morale e laico», in tutte le 64.800 scuole pubbliche e private, di ogni ordine e grado.
Questo comporta un vasto piano di indottrinamento, progettato da tempo: già sul numero uscito il primo settembre 2012 del Journal du Dimanche, l’allora ministro Vincent Peillon individuò quale obiettivo della «morale laica» quello di «consentire a ciascun alunno di emanciparsi, sradicandolo da tutti i determinismi » ovvero da qualsiasi tradizione, valore, morale e costume gli siano stati trasmessi dai genitori, dal proprio contesto di vita, dalla società. Gli attentati di Parigi hanno tuttavia spinto ad attuare in fretta e furia tale progetto, sfruttando il clima d’emergenza determinatosi, ottimo pretesto ideologico per bruciare le tappe.
Il governo, così, ha subito messo in pista una squadra di mille «formatori», reclutati tra i più agguerriti e giacobini, per addestrare al meglio i 300 mila insegnanti, che sul territorio nazionale istruiscono 12 milioni di studenti, i Francesi di domani. E’ paradossale che proprio il Presidente francese Hollande, “scippando” la terminologia di Benedetto XVI, definisca la laicità come un principio «non negoziabile», cui dedicare addirittura una festa, la «Giornata della laicità», il 9 dicembre di ogni anno.
Nel mirino della République c’è la religione – e, nello specifico, quella cattolica –. Ch’essa rappresenti un ostacolo a tale piano di indottrinamento lo han reso evidente le parole di José Goémons, presidente della Federazione del Libero Pensiero dell’’Alta Savoia, pubblicate sul quotidiano Le Figaro del 6 febbraio scorso: «Ora mi domando – ha detto – se la religione cattolica sia compatibile con la Repubblica».
Avenir de la Culture, –sigla che si pone come obiettivo quello di contrastare «il degrado morale e culturale dei media» – ha lanciato una petizione, per chiedere al ministro della Pubblica Istruzione di ritirare il progetto messo a punto per tutti gli istituti didattici, progetto che costerà ai contribuenti 250 milioni di euro nel triennio: «Ci troviamo di fronte all’usurpazione dei diritti dei genitori – afferma la Presidentessa di tale organizzazione, Catherine Goyard – Per i laicisti del Libero Pensiero e del Ministero della Pubblica Istruzione, l’uomo nasce cittadino e quindi appartiene prima di tutto allo Stato», ciò che evidentemente «mortifica la missione educativa della famiglia e consente l’espansione del totalitarismo nella didattica».
Nella stessa linea si pone l’emendamento alla legge Macron, legge relativa al lavoro domenicale ed ai giorni di ferie. Tale emendamento consente ai Prefetti delle comunità d’Oltremare di rimpiazzare le feste nazionali con altre locali in nome della «trasparenza» e per dare «una base legale alle differenti pratiche, espresse nei molti, nostri territori». Tradotto ancor meglio dalla stessa autrice del testo, Éricka Bareigts (non a caso, deputato socialista de La Réunion, sostenuta da altri cinque eletti della medesima comunità, di Mayotte e di Guadalupe), ciò significa ch’è «lasciata facoltà ai Prefetti, in accordo con gli attori locali e previe negoziazioni per l’adozioni di convenzioni comuni, rimpiazzare una festività ereditata dalla religione cattolica» con altre, magari musulmane o induiste. Ecco cosa c’è davvero in gioco. Particolarmente “a rischio” figurano così, oltre al riposo domenicale, anche il Lunedì di Pasqua, l’Ascensione, il lunedì di Pentecoste, l’Assunzione e Tuttisanti. In realtà, non sono di per sé tutelati nemmeno Natale e San Silvestro, in quanto sono solo e tutte “repubblicane” le uniche festività ritenute assolutamente inamovibili, citate nell’impianto normativo votato in aula: così, il primo e l’8 maggio, il 14 luglio e l’11 novembre non si toccano. Il resto, sì. D’altra parte, secondo l’on. Bareigts, sarebbe paradossale che una «Repubblica laica dia uno statuto legale alle feste di una sola religione».
Per essere applicato, tale dispositivo, oltre alla promulgazione della legge Macron – ottenuta forzando le tappe e senza il voto dell’Assemblea Nazionale, dove avrebbe potuto essere bocciata -, deve passare l’esame del Consiglio Costituzionale, il quale potrebbe anche ritenere che tale provvedimento non c’entri niente col concetto di «crescita e attività», viceversa oggetto specifico del testo in questione. In effetti, i laicisti, da perfetti giocolieri, cercano d’introdurre dalla finestra ciò che verrebbe altrimenti loro negato dalla porta. Contando sull’appoggio dei media e su di un’opposizione atona, con l’unica eccezione dell’on. Marion Maréchal-Le Pen, che – dai banchi del Front National – ha denunciato pubblicamente il «delirio laicista», che tale provvedimento comporta e che vuol fare «totalmente tabula rasa del passato e della sua eredità culturale, ch’è in gran parte giudaico-cristiana». Ma inaspettatamente l’emendamento alla legge Macron ha trovato un inaspettato supporter anche nella reazione tiepida ed in ordine sparso, espressa dei Vescovi: si va addirittura dal plauso incondizionato espresso da mons. Gilbert Aubry, Vescovo de La Réunion, e da mons. Emmanuel Lafont, Vescovo di Cayenne – entrambi in nome del «dialogo interreligioso» – al possibilismo condizionato di mons. Jean-Pierre Batut, Vescovo di Blois, fino alla fiera opposizione di mons. Olivier Ribadeau-Dumas, portavoce dei Vescovi francesi, che parla di «un duro attacco alla religione cattolica, di una errata interpretazione del concetto di laicità, di un vaso di Pandora» destinato a non restare confinato nelle comunità d’Oltremare: peraltro, «musulmani e giudei non han mai chiesto tutto questo», ha aggiunto, sottolineando come sia stato voluto da altri e per ben altri motivi.
Ma troppo debole è parsa complessivamente la reazione ed al governo è bastato giocare a muso duro, per vincere il proprio braccio di ferro e travolgere l’avversario, praticamente inconsistente. E’ chiaro come i tempi richiedano ben altro e ben di meglio, per fermare l’emorragia laicista (nella foto, il ministro Macron ed il presidente Hollande).

Domus Europa ringrazia il sito http://www.nocristianofobia.org

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