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SUL CASO MOROSINI. di Francesco Mario Agnoli

  Le  reazioni del mondo politico e le polemiche suscitate dall’intervento  del componente togato (cioè

Piergiorgio Morosini.

magistrato) del CSM Piergiorio Morosini, mi hanno portato indietro nel tempo di quasi trent’anni, all’estate del 1987, quando io ero componente togato del CSM e in un articolo pubblicato dal Giornale d’Italia criticai la nomina del socialista prof. Giuliano Vassalli a ministro  della  Giustizia nel neonato governo Goria. Erano anni di scontri  continui  fra il partito socialista di Bettino Craxi, che stava promuovendo il referendum per la cosiddetta “giustizia giusta”, e la magistratura, sicché espressi l’opinione   che la nomina  di un socialista proprio a quel ministero non fosse opportuna in un governo “che, nel prossimo  autunno-inverno o, al più tardi, nella primavera dell’ 88, gestirà il  referendum”, tanto più  che  per tale delicato incarico si era scelto “non  un socialista qualunque, ma un uomo indubbiamente competente, che però quando era senatore non esitò ad usare nei confronti  dei giudici, definiti “sadici” e peggio, espressioni di estrema violenza ed offensività”.

  Non l’avessi mai detto. Si scatenò un’autentica bufera di cui riferì, nell’ultimo numero del Foro Romagnolo di quell’anno, il caro collega, oggi scomparso, Romano Ricciotti  sotto il titolo “Inferior stabat Agnus – ovvero Francesco Mario Agnoli, reo di crimen laese”: “Un articolo del vivace collega, apparso su il Giornale d’Italia del 7 agosto scorso, ha suscitato una serie di reazioni a catena, culminate addirittura in interpellanze parlamentari, in cui tra l’altro si accusano le massime “autorità della magistratura” di “continuare a tacere”, di “non intervenire sulle gravissime accuse contro il ministro della giustizia, contro il PSI e sulle intimidazioni nei confronti dei magistrati componenti del gabinetto del ministro e dei loro successori” (cfr. La Stampa del 12 agosto), in denunce  in cui si ipotizzano addirittura i reati di vilipendio dell’ordine giudiziario e di ingiuria o di oltraggio (cfr. Il Giornale del 12 agosto) ed infine in inviti rivolti al CSM affinché si liberi di questo suo  membro facinoroso (cfr. la Repubblica del 13 agosto)”.

  Inutile dire che,allora come oggi,  tutti  si affrettarono a prendere le distanze dal reprobo (che intanto si trovava, tranquillo e sereno,  in viaggio turistico  in Turchia sicché solo a fine  mese e  in settembre poté dire la sua). Fra gli altri il  presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Alessandro Criscuolo, che pure  meno di quattro anni prima in una lettera aperta aveva  fortemente contestato al senatore Vassalli, allora presidente della commissione Giustizia del Senato, quelle stesse affermazioni da me  poste a base dei dubbi sull’opportunità della  nomina  a ministro guardasigilli (come allora ancora si diceva).

    A quanto ne so  Morosini non è stato denunciato (l’on. Pannella sembra un po’ in disarmo forse  a causa dell’età), ma altrettanto diffuse e violente  sono state le critiche e, esattamente come il suo predecessore, anche l’attuale presidente dell’ANM, Piercamillo Davigo, ha preso le distanze. Vedremo come finirà. Nel mio caso  tutto si concluse con la riappacificazione a distanza fra me e il ministro. Non ci abbracciammo, ma in risposta ad un mio articolo col quale misi termine alla polemica con Pannella, il prof. Vassalli mi inviò, in segno di pace, alcuni suoi scritti giuridici con dedica.

   In realtà, all’inizio  il ministro, ben sapendo di avere a suo tempo  pronunciato le parole  definite gravi ed ingiuste da Criscuolo, non aveva replicato  e solo dopo ripetute sollecitazioni  dalla canea di giornalisti e  politicanti  si era limitato a dire: “Ignoro le dichiarazioni e le trascuro nel modo più totale”. Forse  irritato da tanta in differenza, Pannella  in uno scritto inviato  al Giornale d’Italia, ostentando  di prendersela ancora con me “avvertì” il ministro. Difatti, se   ripeteva  di avermi colto  con le mani nel sacco mentre dicevo il falso, specificava  che questo falso consisteva nell’ attribuzione all’on. Vassalli  di espressioni  contro i giudici che se davvero pronunciate avrebbero giustificato un processo per vilipendio a carico del ministro, comunque “per sempre squalificato agli occhi di ogni persona sensata”.

    Diciotto mesi di soggiorno a Roma erano stati più che sufficienti  a rendermi conto del clima della capitale e di quanto ci si poteva aspettare dai politici (e anche dai colleghi, forse non  cattivi, ma  troppo  istituzionalmente prudenti o  eccessivamente  tremebondi).  Drizzai, quindi, le orecchie e avanzai il dubbio “di avere rappresentato un falso scopo e che Pannella  avesse nel mirino o il governo Goria o lo stesso ministro Vassalli”   dal momento che un “parlamentare, attento e scrupoloso come lui” e, per di più con la pretesa di una “particolare competenza in materia giudiziaria” non poteva non conoscere le frasi  pronunciate dall’on. Vassalli, per altro  reperibili  nei resoconti dei lavori della Commissione Giustizia e  pubblicate, assieme alla lettera del presidente Criscuolo,  dal periodico dell’ANM  “La Magistratura”.

   Nell’articolo in questione facevo, quindi, presente al ministro di avere “di fronte  ad un’accusa pubblica e clamorosa di falso il dovere di non tacere”,  ma avanzavo la speranza  che si rendesse ”conto che un avversario (se tale mi (voleva(era) considerare) leale (era) preferibile ad un paladino infido o eccessivamente distratto”.  Evidentemente il professore condivise.

   Temo, ed in realtà è probabile, che queste reminiscenze di anni ormai lontani, con protagonisti pressoché tutti scomparsi o accantonati  siano importanti solo per me in quanto appartenenti ad un periodo significativo della mia vita. Tuttavia è possibile una considerazione di qualche interesse generale  e cioè che , nonostante i radicali mutamenti avvenuti  nel paese e nel suo quadro politico, ben poco è cambiato per quanto riguarda  i rapporti fra due fondamentali poteri dello Stato e i suoi rappresentanti.  Da questo punto di vista, c’è materia di riflessione.

Francesco Mario Agnoli

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