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ATTACCO DEI GIGANTI: UN SUCCESSO SCOMODO. di Marco Gentili

I protagonisti del manga/anime Attacco dei Giganti (Shingeki no Kyojin)

Molto spesso si è restii a pensare che un’opera di animazione possa essere diretta esclusivamente a un pubblico adulto. Nel corso degli ultimi anni moltissimi registi, mangaka e animatori hanno sviluppato opere delle quali solo una persona adulta potrebbe carpirne il significato. Uno di questi autori è senza ombra di dubbio Hajime Isayama, mangaka giapponese, autore del pluri-premiato Attacco dei Giganti (Shingeki no Kyojin). Attacco dei Giganti è un manga del genere shonen, ambientato in un medioevo alternativo, raccontante le vicende di una civiltà obbligata a vivere all’interno di tre immense cinte murarie alte 50 m. Tale difesa serve a proteggersi dai giganti, forme di vita antropomorfe prive d’intelletto e di capacità comunicative, completamente nude e asessuate e con un’altezza variabile dai 6 ai 20 m, il cui unico scopo è abbrancare e divorare esseri umani. Per questo motivo, nel corso degli anni, la civiltà ha istituito una milizia per contrastarne la minaccia. Questo corpo militare  adotta una tecnica specializzata per combattere tali abomini: la cosiddetta ‘’manovra tridimensionale’’, che consiste nell’utilizzo di ganci sparati sui giganti o su oggetti circostanti con i quali, grazie a una propulsione a gas, i soldati riescono letteralmente a ‘’volare’’ addosso ai mostri, cercando di raggiungerne il collo, il loro unico punto debole, e recidendolo con speciali spade.

Isayama, con quest’opera, non ha voluto creare l’ ennesimo manga con combattimenti e spade, dove l’eroe salva la fanciulla; l’autore ha dato risalto a una storia ben precisa, fornendo nomi e cognomi dei diretti interessati e persino delle date, in modo tale da togliere ogni dubbio riguardo il significato del racconto. Attacco dei Giganti è una delle opere che maggiormente mette in risalto il valore delle identità e dell’importanza della loro tutela; con questo manga, l’autore ha voluto raccontare il momento in cui il Paese del Sol Levante ha perso la maggior parte della propria identità. Vediamolo insieme.
Durante il primo episodio, d’un tratto, a ciel sereno, due fulmini cadono dal cielo e con un grande lampo, all’ esterno delle mura, compaiono due giganti enormi, talmente grandi che vengono definiti ‘’I giganti Colossali’’. Questi due mostri si differenziano dagli altri giganti non solo per grandezza, ma anche per alcune caratteristiche peculiari: il più grande dei due colossi è alto 60 m ed è privo di pelle, mentre il secondo, alto 45 m, è completamente corazzato da un esoscheletro. Una volta comparsi, i due colossi incrinano e sfondano la prima cinta muraria, dando modo ai giganti più piccoli di attraversare la breccia. A questo punto, i due titani scompaiono con lo stesso lampo con il quale erano comparsi. L’arrivo dei giganti all’interno delle mura porta morte e distruzione: la civiltà è nel caos più totale.
L’autore, nell’opera, attraverso l’utilizzo di metafore, racconta l’attacco di Hiroshima e Nagasaki. Isayama non lascia dubbi a riguardo; questo appena descritto non fu il primo attacco, da parte dei giganti, che la civiltà affrontò, ma il secondo. Poco più di cento anni prima dell’attacco descritto, la civiltà aveva subito una prima invasione da parte dei giganti. Giocando sul fatto che Isayama ha raccontato l’ attacco del ’45, andando indietro nel tempo, poco meno di un secolo prima, giungiamo al 1858, quando il Giappone, per la prima volta, si vide imporre delle trattative commerciali con Stati Uniti d’America, Inghilterra e Francia. Detto questo ogni dubbio è superfluo; Isayama con quest’opera descrive i momenti precisi in cui il suo Paese iniziò a perdere lentamente la sua identità. La figura del gigante non è stata scelta a caso: metaforicamente deriva da una frase pronunciata da Isoroku Yamamoto, ammiraglio della Marina Imperiale giapponese, il quale, amareggiato dopo l’attacco a Pearl Harbour, si rese conto che quell’atto era servito soltanto a svegliare il “gigante dormiente”. Pensiamo che questa frase sia significativa, poichè ci fa comprendere che nell’opera l’antagonista non è una figura fantastica, magari presa dal folklore, ma rappresenta la volontà di globalizzazione che da sempre contraddistingue gli Stati Uniti d’America. Tutto ciò lo osserviamo chiedendoci perché in Giappone, Paese dove il Cristianesimo è un’esigua minoranza, si festeggi il Natale.
Per chi non fosse convinto di questa lettura di Attacco dei Giganti, Isayama fornisce ulteriori

Il protagonista Eren Jager affronta il gigante colossale

informazioni a riguardo attraverso il nome del protagonista, Eren Jager. “Jager” è un termine tedesco, che letteralmente si traduce con “cacciatore” e in quest’opera incontriamo spesso tale terminologia, attraverso il titolo onorifico di ‘’cacciatore di giganti’’. Ma in questo caso la parola Jager si riferisce a una persona ben precisa, ovvero Karl Jager, colonnello dell’ esercito tedesco, il quale aveva la macabra usanza di ‘’giustiziare’’ i prigionieri  decapitandoli con due spade, esattamente come le milizie di Attacco dei Giganti.
Isayama, per questo motivo subì non pochi attacchi, al punto che l’uscita di Attacco dei Giganti fu osteggiata dalla critica, che giudicò l’opera troppo violenta e per questo di scarsa attrazione per il pubblico. La scusa della violenza sembrerebbe abbastanza fuori luogo, dato che in Giappone sono stati prodotti anime, manga e film di violenza inaudita.

Ad ogni modo l’opera, pubblicata nonostante le difficoltà, oggi risulta essere l’undicesimo manga più letto nella storia del Giappone, a dispetto del giudizio dei critici. Visto l’enorme successo riscontrato in tutto il mondo, forse per mascherare il suo significato riconducibile a un non troppo velato ‘’politicamente scorretto’’, la critica ha propagandato una sua chiave di lettura, che vede quest’opera come una denuncia agli allevamenti intensivi di animali e precorritrice della teoria del veganesimo. Non bisogna essere critici di manga per capire come ciò sia errato! Basterebbe leggerne qualche pagina per capire il significato.

In conclusione, Isayama  ha voluto descrivere i momenti principali in cui il suo amato paese ha iniziato a perdere le sue radici identitarie; lo ha fatto in modo crudo e violento, perché per alcuni, perdere la propria identità, è come perdere se stessi.

Marco Gentili

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