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BREXIT, QUALE FUTURO PER L’ITALIA E EUROZONA? Di Gianluca Tarullo.

Il voto del referendum del 23 giugno nel Regno Unito segna una data storica e apre ad un biennio di incertezze. Nonostante le ripercussioni negative sull’intero sistema Europa, avvertite fin da subito, bisogna rispettare le decisioni del popolo sovrano. I primi a reagire come sempre sono stati i mercati finanziari, i quali nonostante la volatilità degli ultimi tempi, restano sempre un misuratore dell’economia molto attendibile. Analizzando i dati che derivano dai mercati, il giorno successivo al referendum, si può esprimere una prima considerazione sullo scenario che potrebbe delinearsi nell’immediato futuro, a seguito della scelta del popolo inglese. Si notano i picchi vertiginosi al ribasso delle borse occidentali e con particolari flessioni delle borse europee: Milano – 12,48%, Atene -13,42%, Madrid -12,35%, Parigi – 8,04%, Francoforte – 6,82%, l’indice di Londra invece perde il 3,15%.  Questo denota come l’uscita dall’Europa del Regno Unito possa penalizzare molto di più l’Europa che la Gran Bretagna. L’UE, infatti, perde una delle democrazie più antiche, e perde la City, capitale dei mercati finanziari del continente. Il Regno Unito, d’altro canto, non avendo mai aderito alla moneta unica, le peggiori ripercussioni le potrebbe subire in ambito di accordi commerciali con l’Unione, penalizzando gli scambi commerciali reciproci.  Prendendo in considerazione la reazione dei mercati finanziari, l’economia Inglese sembra proteggersi anche da un’eventuale penalizzazione negli scambi economici grazie alla caduta della sterlina, e se come qualcuno auspica ci sarà l’allineamento con l’Euro, ciò non può fare che bene al sistema economico del Regno Unito, in quanto farebbe aumentare le esportazioni. L’altra reazione ben visibile è stata l’aumento del differenziale tra i Bund tedeschi e i titoli dei singoli Stati, il cosiddetto “spread”. L’aumento degli indici in tutti i mercati Europei è sentore della forte incertezza che ci sarà nei prossimi anni.  Infatti lo “spread” misura bene il rischio default di ogni Paese ed è inevitabile che ci possano essere nuovi aumenti nei prossimi mesi, in quanto con il referendum è stata minata la stabilità di tutti i Paesi appartenenti alla UE, compreso il Regno Unito.

L’Italia, seguendo i mercati, è la nazione che insieme alla Grecia e alla Spagna potrebbe uscire da questa situazione con le ripercussioni negative maggiori. L’indice della Borsa di Milano è stato trascinato al ribasso dai titoli bancari. Gioco facile per la speculazione di questi mesi, che, però, va ad intaccare un sistema che comunque riesce a reggere bene il colpo ed il quale ha fatto notevole fatica a raggiungere la solidità odierna, anche se avrebbe bisogno del colpo di coda finale dello smaltimento delle sofferenze per tornare del tutto in salute. Un elemento di preoccupazione può derivare dall’attacco finanziario alle banche. Comporterebbe un nuovo credit crunch, prima ancora che sia finito del tutto quello derivante dalla crisi post Lehman. Una nuova contrazione dell’erogazione dei finanziamenti all’economia reale sarebbe una vera e propria catastrofe economica per il nostro Paese.  La Brexit non avrà ripercussioni negative in termini di rapporti tra Italia e Gran Bretagna, (sarebbe anti producente per entrambi). Stesso discorso può essere applicato ad un’eventuale chiusura totale dei rapporti economico-sociali tra UE e Regno Unito.  Il risultato della scelta del popolo inglese comporta delle notevoli difficoltà nella riorganizzazione dei rapporti, genera paure per il possibile effetto domino che scatenerebbe negli altri Paesi con forti sacche di popolazioni antieuropeiste, e crea dispendio di notevoli energie economiche. Il voto del 23 giugno dovrà essere il nuovo punto di partenza per continuare a costruire un’Europa di coesione dei popoli, che elimini le disuguaglianze tra i suoi cittadini e che sviluppi delle politiche economiche che agevolino in egual modo tutti gli Stati membri. I nostri governanti sono chiamati a valutare la strada percorsa fin ad ora e a correggere la direzione verso un’Europa che si scrolli di dosso definitivamente la visione di austerità trasmessa dalla Troika e diventi il luogo della tutela dei diritti e della promozione dell’uguaglianza. Compito non facile, soprattutto per le scelte pregresse della classe dirigente europea. La delicatezza della situazione può essere uno stimolo per sostenere scelte lungimiranti  e mantenere in piedi la Comunità Europea.

Gianluca Tarullo

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