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IL CONFLITTO DEL NAGORNO KARABAKH E L’ODIERNO AZERBAIGIAN. Bergamo, mercoledì 13 Maggio 2015

Mercoledì 13 maggio 2015, con inizio alle ore 11,00, a Bergamo, nell’Aula 1 della Sede di Sant’Agostino (Città alta) dell’Università degli studi di Bergamo, il Centro Studi sull’Azerbaigian, in collaborazione con il Dipartimento di lettere e filosofia dell’Università degli studi di Bergamo e il Centro Studi sul Caspio, organizza l’incontro “Il conflitto del Nagorno Karabakh e l’odierno Azerbaigian”. Intervengono Michele Brunelli, Maurizio Dell’Antonio, Fernando Orlandi, Alessandro Vitale e Davide Zaffi.

La scorsa estate la stampa e la televisione si sono occupate nuovamente del Nagorno Karabakh, una provincia dell’Azerbaigian che si è autoproclamata indipendente. La scorsa estate decine sono stati i morti fra i soldati dei due schieramenti, in scontri di una violenza che da tempo non si conosceva. Da oltre vent’anni il Nagorno Karabakh e le province limitrofe, che costituiscono grosso modo un quinto del territorio dell’Azerbaigian, sono sotto occupazione, mentre quasi un milione di profughi azeri hanno dovuto lasciare le loro case e le loro terre. Un inconcludente processo di mediazione si trascina vanamente, grazie al ruolo svolto della Federazione Russa (paese leader del “Gruppo di Minsk”), che condiziona il destino dell’area.

Diversi analisti seguono la situazione nel Nagorno Karabakh e i suoi sviluppi non solo per il conflitto fra Armenia e Azerbaigian ma proprio per il ruolo di Mosca: le continue intromissioni della Russia nel sud del Caucaso sono state paragonate all’azione svolta in Crimea e nei territori orientali dell’Ucraina.

Il Nagorno Karabakh è una regione montagnosa dell’Azerbaigian che un tempo aveva una larga maggioranza di armeni, a loro volta minoranza rispetto alla maggioranza della popolazione dell’Azerbaigian. Gli armeni del Nagorno Karabakh votarono per l’indipendenza nel dicembre 1991, con un referendum boicottato dagli abitanti azeri della regione e dichiarato illegale dal governo di Baku.

Subito dopo la dichiarazione di indipendenza iniziarono gli scontri tra azeri e armeni per il controllo dell’area. Tra il 1992 e il 1994 Armenia e Azerbaigian combatterono una guerra che fece circa trentamila vittime. Il conflitto terminò con una tregua piuttosto precaria, che lasciò ampio spazio di influenza alla Russia, alleata de facto dell’Armenia.

In un commento pubblicato lo scorso settembre dal “New York Times”, Brenda Shaffer ha osservato: “La Russia ha trovato il modo per mantenere vivo il conflitto. Tre volte nel corso degli anni Novanta l’Armenia e l’Azerbaigian hanno firmato accordi di pace, ma la Russia ha trovato sempre il modo di sabotare la partecipazione dell’Armenia (nel 1999, per esempio, un deluso giornalista sospettato di essere appoggiato da Mosca assassinò il primo ministro dell’Armenia, lo speaker del parlamento e altri funzionari governativi). Una guerra non risolta – un ‘conflitto congelato’, come lo chiama la Russia – dà alle forze russe una scusa per entrare nella regione e condizionare le politiche di entrambe le parti. Una volta che le forze russe si sono posizionate, nessuna parte può cooperare strettamente con l’Occidente senza temere una ritorsione da parte di Mosca” (http://www.nytimes.com/2014/09/10/opinion/russias-next-land-grab.html).

Ancora oggi l’Armenia controlla circa il 20 per cento del territorio dell’Azerbaigian: non solo il Nagorno Karabakh, Ma anche diverse province circostanti. Allo stesso tempo l’Armenia è pesantemente condizionata da Mosca: l’esercito della Federazione Russa controlla le difese aeree armene, oltre che alcune delle infrastrutture chiave del paese.

Preoccupante è l’inazione dell’Occidente (sia degli Stati Uniti che dell’Unione Europea) che in questo modo lasciano via libera a Mosca. All’inizio di settembre l’Economist ha osservato: “Funzionari di Baku, la capitale dell’Azerbaigian, hanno rilevato un doppio standard a proposito di sovranità e autodeterminazione. Si chiedono perché l’Occidente punisca la Russia per l’annessione della Crimea, ma non l’Armenia per un comportamento simile nel Karabakh. Molti si chiedono perché l’Occidente approvi l’uso della forza da parte dell’Ucraina per ristabilire la propria integrità territoriale, ma chieda all’Azerbaigian di essere paziente e usare metodi pacifici. Come risultato l’Azerbaigian ‘sta perdendo fiducia nell’abilità dell’Occidente di mantenere e garantire un cessate il fuoco pacifico’, afferma Matthew Bryza, ex ambasciatore americano in Azerbaigian” (http://www.economist.com/news/europe/21615631-nasty-war-seems-brink-flaring-up-again-mountainous-conflict?frsc=dg|a).

Un luogo comune dice spesso una cosa assolutamente errata, ovvero che si tratti di un conflitto religioso, fra cristiani e musulmani. Si tratta invece di un conflitto tra due stati che ha fatto fin troppe vittime: non solo le gravi perdite in vite umane e i profughi, ma vittima è anche il diritto internazionale. Da oltre 20 anni restano in modo scandaloso inapplicate tutte le risoluzioni delle organizzazioni internazionali che chiedono il ritiro delle truppe occupanti dal territorio dell’Azerbaigian.

Di questo conflitto, che rischia di conoscere una nuova recrudescenza, si discute a Bergamo mercoledì 13 maggio, con Maurizio Dell’Antonio quale moderatore. Michele Brunelli, docente all’Università degli Studi di Bergamo e all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e presidente del Centro Studi sul Caspio fornirà un quadro storico-politico del Caucaso, soffermandosi in particolare sull’Armenia e sull’Azerbaigian, mentre Alessandro Vitale, del Dipartimento di studi internazionali dell’Università di Milano, discuterà degli aspetti teorici relativi alle énclave e delle possibili soluzioni del conflitto del Nagorno Karabakh.

A sua volta Davide Zaffi, membro del Centro Studi sull’Azerbaigian, esaminerà in modo comparato i cosiddetti “conflitti congelati” e poi si soffermerà sulla Turchia e la Transcaucasia, alla luce, in particolare, dell’entente cordiale russo-turca. Infine, Fernando Orlandi, presidente del Centro Studi sull’Azerbaigian, prenderà in esame il peso del conflitto nel Nagorno Karabakh sulla politica interna ed estera dell’Azerbaigian e come questo conflitto abbia segnato la sua evoluzione.

L’incontro “Il conflitto del Nagorno Karabakh e l’odierno Azerbaigian” si terrà mercoledì 13 maggio 2015 nell’Aula 1 della Sede di Sant’Agostino (Città alta) dell’Università degli studi di Bergamo, con inizio alle ore 11,00.

Intervengono Michele Brunelli, Maurizio Dell’Antonio, Fernando Orlandi, Alessandro Vitale e Davide Zaffi.

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