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L'ESODO DEI CRISTIANI CAMBIA IL MEDIO ORIENTE. di Veronica Benedetto Montaccini.*

Profughi siriani in fuga dall’Isis.

Iraq, Siria e Libia secondo il rapporto annuale dell’organizzazione “Open Doors” sulle persecuzioni religiose sono tra i Paesi più feroci contro i cristiani. Si tratta di migliaia di persone costrette ad abbandonare la propria casa, insieme a tante altre minoranze.Padre Pizzaballa, Custode di Terra Santa, parla della brutalità di quello che Papa Francesco definisce un cambiamento epocale:
“Il Medio Oriente sta cambiando in maniera radicale e con una brutalità che non abbiamo conosciuto nei secoli precedenti, almeno nell’era moderna: Paesi che scompaiono – penso alla Siria, all’Iraq – e persecuzioni su base religiosa. Tutto questo prende di mira non solo i cristiani ma anche i cristiani. Quindi dobbiamo calare la prospettiva cristiana all’interno di un contesto più ampio, articolato e complicatissimo da comprendere. In Medio Oriente non si possono distinguere sfera religiosa e sfera politica. L’elemento religioso diventa strumentale a contrapposizione di carattere economico e politico, penso ai sunniti e sciiti, Arabia Saudita e Iran. I fondamentalismi, una volta creati, si allargano ai cristiani e a tutte le altre minoranze”.
La speranza, racconta Padre Pizzaballa, è data dai cristiani vittime dei conflitti che rimangono in Medio Oriente senza mezzi per andarsene, ma determinati a non rinnegare la fede:
“La gente normale ha bisogno di tutto: acqua, elettricità, viveri, lavoro… Ma quando visiti ed incontri la gente quello che ti chiedono è questo: “Padre, resti con noi; abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia coraggio”.
L’impegno internazionale e dell’Italia, spiega durante il convegno “Cristiani in Medio Oriente e migrazioni forzate” il segretario degli Affari Esteri Michele Valensise è “nel dialogo per nuove composizioni politiche, a partire dalla Libia per combattere il nemico più grande del pluralismo: il sedicente Stato Islamico”
“L’Italia è impegnata su molti piani: su un piano politico-diplomatico attraverso iniziative volte alla stabilizzazione di questi Paesi. Pensiamo solamente a quello che stiamo facendo in Libia, a come stiamo favorendo una difficile ma tutt’altro che impossibile formazione di un governo nonostante una crisi che si trascina già da troppo tempo. C’è anche un contributo importante in termini politici e diplomatici per la stabilizzazione della Siria, dove c’è un conflitto che ha causato centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati e rifugiati anche in Europa”.
Contro i fondamentalismi, le minoranze sono spesso esempio di equilibrio oltre che fattore di ricchezza culturale. Sentiamo il professore di studi arabi dell’Università Gregoriana Adnane Mokrani:
“I cristiani arabi fanno parte della storia, della memoria, della cultura del mondo arabo. Hanno partecipato in modo attivo nella fondazione della civiltà araba e islamica tramite i movimenti della traduzione, la filosofia e il dibattito scientifico. Hanno dato il loro contributo anche all’epoca moderna, tramite il giornalismo, le università, l’introduzione della stampa. Dunque, sono autoctoni e fanno parte di questi popoli. Il compito della religione è educare l’essere umano, renderlo più pacifico e aperto verso Dio e verso gli altri uomini. Se la religione riscopre la misericordia come valore fondamentale e centrale – come accade nella fede islamica – si salva dai pericoli, dai rischi del fondamentalismo”.
Il Medio Oriente che cambia volto, continua il professore, quando finiranno i conflitti, dovrà confrontarsi con la ricerca di una nuova convivenza tra musulmani e cristiani

Veronica Benedetto Montaccini.

* Domus Europa ringrazia Radio Vaticana.

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