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GLI ELETTORI CATTOLICI AI BALLOTTAGGI. di Francesco Mario Agnoli

Avevo pensato a un incipit  denso di critiche  per i commentatori più o meno ufficiali (politici e giornalisti) dell’esito delle recenti elezioni amministrative, ma sono stato costretto ad un momento di riflessione dalla scelta a favore di “Leave” degli inglesi, che  mi ha fatto dubitare della mia capacità di giudizio politico. Ero difatti convinto (in realtà una colpevole presunzione per chi ben poco sa  della comunità britannica) che si trattasse  di un’enorme pagliacciata ad esito scontato, messa in piedi e  utilizzata per i propri affari e i propri illeciti guadagni (anche in Borsa) dai poteri forti, tutti schierati per “Remain” (così come negli Usa per Hillary Clinton – forse un buon presagio per Trump, un altro che sembra qualcosa di poco serio).

    Dopo questa lezione di umiltà mi accontento  di dire che la maggior parte dei commentatori politici e mass-mediali hanno trascurato  di prendere in esame il peso che possono avere avuto i voti cattolici sugli esiti elettorali, tanto quelli del primo turno, quanto, ma in modo particolare perché si era di fronte ad un’alternativa secca, quelli del ballottaggio.

    Nonostante che questi aspetti non siano stati, a quanto sembra, oggetto di particolare interesse da parte degli esperti  nell’esame dei flussi elettorali sembra di poter dire con un sufficiente grado di attendibilità che in prima battuta  non abbiano particolarmente inciso le uniche vere riforme portate in porto in questa  legislatura, ormai a metà del cammino, dal Pd sotto la guida di Matteo Renzi, che le ha fortemente volute. Si tratta  di quelle in campo etico-sociale col varo delle unioni civili e la prospettiva del vero e proprio matrimonio omosex  (non mancano fin d’ora i giornali che in cronaca danno notizia, negli stessi termini un tempo usati per i matrimoni dei pargoli del nobilitato locale, delle  prime nozze gay celebrate da volonterosi primi cittadini) e della stepchild adoption, affidata alla  sicura  collaborazione della magistratura. E’ verosimile  che  il PD non ne abbia ritratto significativi vantaggi elettorali né al primo né al secondo turno (credo lo si possa dare per certo), ma nemmeno, limitatamente in questo caso al primo turno, rilevanti danni per quanto riguarda il voto cattolico. E’ difatti indubbio che la larga maggioranza dei cattolici  cosiddetti  “tradizionalisti” in prima battuta avrebbe comunque votato per i  cosiddetti partiti di “centro-destra”. nei quali, pur tutt’altro che a loro agio, se non altro per tradizione si sentono meno estranei ed emarginati che in quelli di “centro-sinistra”  (tutti termini –  “centro-destra”, “centro-sinistra” e anche, in parte, “tradizionalisti”, ereditati dal passato ed  oggi privi di effettivo contenuto, ma che si  continua ad utilizzare  per brevità).

    La differenza, in negativo per il presidente del consiglio e il suo partito, si è, appunto,  avuta ai ballottaggi, che nella stragrande maggioranza dei casi  hanno visto i candidati del Pd soccombere davanti a qualunque genere di concorrente,  centro-destra, cinque stelle, liste civiche, sia pure con le eccezioni  (parziali, perché anche lì sono stati a rischio)   di Bologna, antico e consolidato feudo, e di Milano, che  veniva però  da una elettoralmente ben più salda amministrazione di sinistra sicché nemmeno si comprende perché i mass-media lo abbiano dato per “perso” dal centro-destra).

    Come ho detto, manca (o comunque non sono al corrente della sua esistenza)  una tecnicamente  puntuale analisi del voto cattolico, ma,  da cattolico, mi  azzardo a credere tutt’altro che irragionevole la convinzione che, accanto a più  ragionate motivazioni di fondo, a fare fallire il progetto renziano del “partito della  nazione” abbia avuto  peso determinante  il desiderio di  punire l’arrogante  esultanza che ha spinto il presidente del consiglio a salutare il varo delle  unioni civili con il commento “ha vinto l’amore!”, oltre tutto  di assoluta e offensiva stupidità.

    I tecnici dei sistemi elettorali  hanno attribuito  i risultati del ballottaggio al suo meccanismo  che. costruito su misura per un sistema bipolare, in una situazione come quella italiana, caratterizzata  da una sostanziale tripolarità, spingerebbe  il secondo e il terzo arrivato a collegarsi per “bastonare” il primo. Soprattutto in  vista del futuro. dubito si possa far conto di una valutazione di questo genere, che potrebbe essere vera nelle elezioni amministrative, nelle quali la diversità delle situazioni locali può fare sperare  che  i voti concessi in un luogo vengano contraccambiati  in un altro, non in quelle politiche nazionali,  dove il terzo polo  si limiterebbe a fare prevalere il secondo arrivato sul primo senza ritrarne alcun  vantaggio.

    Non conosco, pur ritenendola – purtroppo! – tutt’altro che eccezionale – la consistenza del voto cattolico.  Sono tuttavia convinto che, quale che sia il loro numero, gli  elettori cattolici si siano ricordati  (e questo vale anche per il futuro, a cominciare dal prossimo ottobre) dell’impegno a suo tempo preso con il pubblico avviso al premier “Ce ne ricorderemo!”.

    Può sembrare contraddittorio con quanto fin qui detto che il voto cattolico in molti paesi e città abbia premiato i 5Stelle, che in tema di etica familiare e presunti “diritti civili” non  hanno nulla da invidiare al Pd, ma che tuttavia, come ha annotato  Assuntina Morresi, una dei pochi ad occuparsi  delle scelte degli elettori cattolici,  non  hanno fatto  dei cosiddetti “nuovi diritti la loro bandiera, e non ce li hanno in cima alla lista, costi quel che costi, come invece succede al Pd, Renzi in testa. E anche questo fa la differenza, quando l’unica possibilità di scelta è fra loro e il Pd”.

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