Condividi:

Esplora:

FIGLI DESTITUENTI. di Giuseppe Palma

Con il mio libro “FIGLI DESTITUENTI. I gravi aspetti di criticità della RIFORMA COSTITUZIONALE”, edito da editrice GDS in e-book il 21 gennaio 2016 e in formato cartaceo il 10 marzo, ho individuato – facendo ricorso al metodo scientifico – 11 gravi aspetti di criticità della riforma:

dalla pericolosa assenza di adeguati pesi e contrappesi all’introduzione di un bicameralismo differenziato parecchio pasticciato, dalla mancanza di qualsivoglia rispetto del significato primigenio dell’art. 138 della Costituzione alla pericolosità del combinato disposto riforma costituzionale/Italicum, dall’assoluta mancanza di metodo alle gravi problematiche connesse alla legittimazione democratica del Legislatore in veste costituente.

Ma è su un punto che, in questa sede, vorrei attrarre l’attenzione del lettore.

Uno dei più gravi motivi di criticità di questa riforma, dettagliatamente evidenziato nel mio libro “FIGLI DESTITUENTI…”, è quello che – di fronte ad un sistema tendenzialmente monocamerale con una legge elettorale a forte vocazione maggioritaria (l’Italicum) che assegna il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione – si potrebbe verificare l’ulteriore stortura che il Presidente della Repubblica (necessario contrappeso in un sistema tendenzialmente monocamerale con premio di maggioranza alla lista) potrà essere eletto addirittura con i soli voti provenienti da quella medesima maggioranza mono-lista (e forse anche monocolore) assegnataria del premio.

Il diavolo si nasconde nei dettagli, per cui cercherò di dimostrare quanto premesso.

In merito alle maggioranze richieste per l’elezione del Presidente della Repubblica, la riforma costituzionale prevede – a partire dalla settima votazione in avanti – la maggioranza qualificata dei 3/5 dei votanti, la quale, nella sostanza, altro non è che una maggioranza assoluta travestita da maggioranza qualificata, e ciò renderà possibile l’elezione dell’inquilino quirinalizio da parte della sola maggioranza parlamentare mono-lista (se non addirittura monocolore). Ciononostante, alcuni esponenti della formazione parlamentare riformatrice sostengono che mai la maggioranza parlamentare alla Camera dei deputati eletta con l’Italicum riuscirebbe da sola a raggiungere, neppure dalla settima votazione in poi, la maggioranza qualificata dei 3/5 dei votanti necessaria per eleggere il Capo dello Stato. Tale “difesa”, tuttavia, è inconsistente, infatti le maggioranze richieste per l’elezione del Capo dello Stato sono previste in ordine all’intera composizione bicamerale in seduta comune (Camera dei deputati e Senato “dei 100”), quindi – qualora anche la maggioranza assoluta in sede senatoriale fosse del medesimo “colore” della maggioranza premiale della Camera – dalla settima votazione in avanti il Presidente della Repubblica potrebbe essere eletto con i soli voti provenienti da quella sola lista monocolore, e questo perché la maggioranza dei 3/5 richiesta dalla settima votazione non è più dei componenti, bensì dei soli votanti. Ecco un esempio pratico che non può essere oggetto di contestazione: se in una qualsiasi votazione successiva alla sesta i votanti fossero complessivamente 650, il Capo dello Stato potrebbe benissimo essere espressione della sola maggioranza parlamentare mono-lista/monocolore, infatti 3/5 di 650 = 390. A quel punto, addizionando i voti strettamente necessari e sufficienti della sola maggioranza bicamerale mono-lista/monocolore, questa – da sola – eleggerebbe il Presidente della Repubblica senza neppure un solo voto proveniente dalle opposizioni, infatti, sommando i 340 deputati eletti grazie al premio di maggioranza attribuito dall’Italicum alla lista vincente con i 51 senatori (mantenendomi basso) che potrebbero essere espressione politica della medesima lista maggioritaria della Camera, il risultato – 391 – sarebbe sufficiente ad eleggere il Presidente della Repubblica. Tutto ciò denota, calcolatrice alla mano, un gravissimo aspetto di criticità della riforma in quanto la figura del Presidente della Repubblica – di fronte al superamento del bicameralismo paritario – avrebbe dovuto rappresentare un fondamentale e necessario contrappeso che bilanciasse lo strapotere rappresentato sia dalla maggioranza mono-lista/monocolore della Camera, sia dalla figura del Presidente del Consiglio dei ministri che a quella maggioranza mono-lista/monocolore è strettamente legato dal rapporto di fiducia. Ecco perché, alla luce di quanto premesso e considerato inoltre il superamento del bicameralismo perfetto accompagnato dall’approvazione dell’Italicum, sarebbe stato opportuno prevedere l’elezione diretta del Presidente della Repubblica (con elezioni presidenziali da svolgersi in un momento diverso dall’elezione del corpo legislativo): in tal modo la figura del Capo dello Stato, al quale sarebbero dovuti essere  attribuiti maggiori poteri sia in termini politici che di garanzia, avrebbe certamente rappresentato un idoneo contrappeso sia al “monocameralismo imperfetto” che alla maggioranza unicamerale mono-lista/monocolore, quindi alla figura del Presidente del Consiglio espressione diretta e fiduciaria di tale maggioranza. Ma v’è di più: qualcuno ha evidenziato che la soluzione semipresidenzialista non era adottabile (per i più svariati motivi), e che quindi non si sarebbe potuto procedere ad inserire nel testo della riforma l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Bene! A questo punto, se così fosse, per quale motivo il Parlamento non ha invece previsto – nel medesimo testo di revisione costituzionale – di mantenere la maggioranza qualificata dei 3/5 dei componenti (e non dei votanti) anche dalla settima votazione in avanti?

Qualcuno potrebbe obiettare quanto sinora argomentato evidenziando, ad esempio, che per ben sessantotto anni è stato esattamente così, cioè che il Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento poteva essere espressione della sola maggioranza parlamentare (la Costituzione del 48′ prevede infatti la maggioranza assoluta dalla quarta votazione in avanti), ma in realtà ciò è potuto avvenire in un sistema di bicameralismo perfetto (che garantiva comunque un idoneo contrappeso) e con leggi elettorali che obbligavano all’alleanza politico-parlamentare due o più gruppi. Ecco perché, di fronte ad un sistema tendenzialmente monocamerale e ad una legge elettorale a forte vocazione maggioritaria che attribuisce il premio di maggioranza alla lista “vincente” e non alla coalizione, sarebbe stato opportuno prevedere – al fine di garantire un’adeguata sussistenza di pesi e contrappesi – l’elezione diretta del Capo dello Stato, al quale sarebbero dovuti essere attribuiti maggiori poteri soprattutto in termini di garanzia.

Tutto ciò premesso, la riforma costituzionale sulla quale i cittadini saranno chiamati ad esprimersi nel referendum confermativo di ottobre è certamente priva di quegli adeguati pesi e contrappesi cui necessita un Ordinamento costituzionale che voglia continuare a definirsi democratico e pluralista.

Non ai posteri, ma a noi, l’ardua sentenza!

Giuseppe PALMA

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dai blog

LA FOTOGRAFIA.

Nel pensiero condivisibile di Luigi Ghirri “la fotografia è testimonianza di ciò che si è veduto, ma è anche reinventare quello che si è veduto.

Leggi tutto

LIBIAMO! (?) di Franco Cardini

“Libiamo”. Così una vignetta del bravissimo Giannelli, sul “Corriere della Sera” del 26 Aprile scorso, commenta l’incontro dei “Cinque Grandi” ad Hannover del giorno prima.

Leggi tutto

GOD'S NOT DEAD.

Il film GOD’S NOT DEAD, basato su una storia vera e già campione d’incassi in America, affronta la delicatissima tematica del rapporto tra religione e

Leggi tutto

SULLA PORTA. di Paolo Zanna

Stiamo entrando, stiamo uscendo, tu ci guardi, attenta al nostro passo nel varcare la tua soglia della Speranza, dell’Attesa, della partenza e del rifugio, dell’intimità

Leggi tutto

I PETALI DEL TEMPO.

TIME FRAMES – FRAMES OF TIME Ad Albert Einstein e a tutti noi a Natale Stagioni, finestre di tempo, solco degli anni senza fine, bulbi

Leggi tutto

CHI SIAMO.

Chi siamo Domus Europa, con la sua giovane ed esperta redazione, è uno spazio di informazione indipendente dedicato all’Europa nella sua concretezza storica, identitaria, istituzionale,

Leggi tutto

ART LOBBY EUROPE .

Movimiento político para la promoción de la creación artística en Europa, haciendo lobby para fomentar la creación genuina de arte en Europa Una sentencia amarga

Leggi tutto

Palmira. di F. Cardini

Probabilmente quelli dello “Stato islamico” di al-Baghdadi ci sopravvalutano, hanno un troppo alto concetto di noi. Nella loro barbara ma lucidissima logica e nell’intento di

Leggi tutto

ANALISI DI UNA INTERVISTA*

Qui di seguito una intervista a Varoufakis, ministro delle finanze greco del governo di Tsipras nonché economista di riferimento di Syriza. L’intervista è apparsa su

Leggi tutto