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SULLO "JUS SOLI". di Francesco Mario Agnoli

Non so oggi. Ai miei tempi (remoti sotto molti punti di vista) non era necessario arrivare all’università e iscriversi a giurisprudenza per conoscere la differenza fra jus sanguinis e jus soli. In qualche punto del curriculum scolastico, forse ancora alle elementari o ai primi anni delle medie, si imparava che col primo si acquista la cittadinanza per nascita da un genitore cittadino, col secondo si è cittadini, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori, per effetto della nascita nel territorio dello Stato.
A scuola, all’epoca, si imparava anche che il primo era il sistema naturale e che il secondo veniva praticato solo dai paesi, in particolare quelli del Nuovo Mondo, definiti, non saprei se con ammirazione o all’opposto, crogiolo di popoli, che avevano necessità di riempire i vasti territori semidesertici di cui disponevano. Nei miei ricordi scolastici in Europa lo jus soli era adottato solo dalla Francia che, se ricordo bene, si diceva avesse problemi di denatalità (in questo caso era evidente il biasimo da parte dell’allora prolificissima Italia, ma in seguito ho scoperto che i francesi lo applicavano fin dal XVI secolo).
Lo jus sanguinis funziona in automatico. Si nasce da un cittadino (un tempo doveva essere il padre, adesso, in Italia, basta uno dei genitori) e si è cittadini. Ugualmente avviene per lo jus soli nel continente americano, ma non in quegli Stati europei che, avendolo in parte adottato, pongono però paletti e condizioni, e nemmeno in Francia, dove occorre una richiesta ad hoc dell’interessato, che deve essere nato da genitori in possesso di un regolare permesso di soggiorno (analoga la situazione di altri paesi come Irlanda, Gran Bretagna, Germania, partiti dalla precedente applicazione in esclusiva dello jus sanguinis).
L’Italia, col disegno di legge di modifica della legge n. 91/1992 approvato dalla Camera dei deputati il 13 ottobre 2015 si propone di andare oltre. Difatti nell’ipotesi-base, quella di chi nasce nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, “di cui almeno uno titolare del diritto di soggiorno permanente ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, o in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286”, l’applicazione dello jus soli, può definirsi semi-automatica. Alla cittadinanza è, difatti, sufficiente la dichiarazione di volontà (significativamente non si parla di “richiesta”) espressa, entro il compimento della maggiore età dell’interessato, all’ufficiale di stato civile del comune di residenza da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale. Come per lo jus sanguinis, non è presa in considerazione la volontà del minore, che tuttavia potrà entro due anni dal compimento della maggiore età rinunciarvi. Se non hanno provveduto i genitori la cittadinanza può essere acquisita per iniziativa dell’interessato entro due anni dal compimento della maggiore età.
Le ragioni contro lo jus soli svolte in parlamento dall’opposizione di centro-destra, che, ritenendo irrilevante il fatto occasionale della nascita nel territorio della Repubblica, voleva fissare come requisito essenziale la condivisione, acquisita attraverso il percorso scolastico, della cultura e dei valori italici, sono state utilizzate dai fautori della “cittadinanza facile” per affiancargli, in aggiunta, un cosiddeto jus culturae. La prima ipotesi è quella della cittadinanza attribuita, a richiesta del genitore legalmente residente in Italia, al minore straniero, nato in Italia o entratovi entro il compimento del dodicesimo anno di età, “che abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale” (per il corso di istruzione primaria occorre la conclusione positiva, cioè la promozione finale). Anche in questo caso se il genitore non ha provveduto, può attivarsi l’interessato entro due anni dalla maggiore età .
Lo jus culturae opera anche, a richiesta, a favore dello straniero che, entrato nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, vi risieda legalmente da almeno sei anni e abbia effettuato il percorso di studi previsto per gli infradodicenni. In questo caso se ne richiede però l’ultimazione con l’effettivo conseguimento di una qualifica professionale.
Il ricorso ai due diversi criteri produce l’effetto di dare rilievo decisivo al possesso, attraverso la scuola, della cultura e dei valori italici, ma, contraddittoriamente di escluderne la necessità proprio nell’ipotesi-base di applicazione dello jus soli, che pure dovrebbe riguardare la maggioranza dei casi e che si differenzia dalle altre soprattutto per aspetti formali (il permesso di residenza Ue del genitore). Si potrebbe così avere il caso di cittadini italiani che, educati dai genitori esclusivamente nella loro cultura di origine, nemmeno conoscano o conoscano molto imperfettamente l’italico idioma (il permesso Ue presuppone la conoscenza della lingua italiana, ma da parte del genitore, che potrebbe non usarla in famiglia e nell’educazione dei figli).
L’obiezione è ragionevole, ma si può obiettare che nel concreto si tratterà di rari casi, che non fanno testo per chi ritiene questione di semplice buon senso il riconoscimento della cittadinanza italiana anche in termini più ampi di quelli previsti a chi è nato e cresciuto in Italia. In realtà tanto il ricorso allo jus soli quanto l’opposizione alla riforma costituiscono un tentativo di risposta, in direzioni opposte, al fenomeno epocale delle migrazioni di massa che sta coinvolgendo, in proporzioni non più viste dai tempi delle invasioni barbariche, l’intera Europa.
A parte le motivazioni emozionali (peraltro vincenti nei mass-media e presso non piccola parte dell’opinione pubblica) della presidente della Camera, Laura Boldrini (“Approvando a larga maggioranza il testo unificato di 22 proposte di legge sulla cittadinanza, Montecitorio fa cadere la barriera che per troppo tempo ha tenuto separati tanti giovani e giovanissimi nuovi italiani dai loro compagni di scuola e di gioco”), il punto di vista a favore è stato espresso dal ministro della giustizia Andrea Orlando: “La proposta di legge, che mi auguro possa avere presto l’ok anche del Senato, ci doterà di una normativa che punta a creare un percorso di reale integrazione, costruendo un paese più forte, solidale, capace di guardare al futuro con fiducia e ottimismo”.
All’opinione opposta ha dato voce fra i primissimi in un comunicato datato Firenze 15 ottobre 2015, che di seguito si riporta, il leader del Movimento Autonomista Toscano Alessandro Mazzerelli: “Come, purtroppo, era facile prevedere, questo Governo (abusivo e non legittimato da alcun voto popolare) sta per approvare la nuova legge sulla cittadinanza che introduce l’aberrante principio dello “Ius Soli” in luogo dello “Ius Sanguinis”, ovvero che si diventa cittadini a seconda di dove casualmente si nasce e non per il diritto, naturale ed inalienabile, di esserlo sulla base della trasmissione del bagaglio identitario delle generazioni precedenti.
In pochi anni, milioni di figli degli invasori extracomunitari acquisiranno in modo praticamente automatico la cittadinanza: è il crimine supremo contro le Identità, voluto e concepito dalle elites mondialiste, finanziarie e massoniche, con la fattiva collaborazione della “sinistra” (che deve puntellare il proprio illegittimo potere di governo), di larga parte del mondo cattolico (che in nome di una falsa e buonista accoglienza cerca nuovi fedeli vista ormai la perdita di credibilità spirituale) e con la connivenza di molte forze che, a parole, dicono di opporsi all’invasione, ma che in realtà non esprimono altro che l’”imprenditoria bastarda” che cerca nuovi schiavi da impiegare come manodopera a basso costo.
Lo Ius Soli è un principio criminale che tutti coloro che nel mondo, come i patrioti Siriani, Palestinesi, Catalani, Scozzesi, Baschi, Bretoni, lottano per la liberazione della propria Terra e del proprio Popolo, non possono che respingere fermamente e combattere con ogni mezzo.
Noi patrioti del MAT – Movimento Autonomista Toscano, che dal 1989 si batte per la liberazione della Toscana e per i diritti dei nostri “Ultimi”, chiediamo fin da ora, un referendum affinché la nostra Gente si pronunci su questo distruttivo provvedimento che costituisce il via libera definitivo per l’arrivo di milioni di finti “profughi”, che, ricordiamo, sono talmente “disperati” da potersi permettere, per prendere posto sui barconi, di pagare ciascuno somme di circa 3.000 euro, che, è stato ben dimostrato, a parità di potere d’acquisto, nei paesi di provenienza corrispondono a disponibilità liquide di circa 60.000 euro.
Inoltre rilanciamo la proposta di fissare, nei concorsi pubblici, nell’assegnazione di case popolari, posti di lavoro, letti negli ospedali, posti negli asili e nelle agevolazioni alle imprese, il principio della preferenza territoriale, introducendo il requisito fondamentale della residenza sul territorio di riferimento da almeno 25 (venticinque) anni”.
Affermazioni forti, anche estremistiche, non solo frutto di una cultura identitaria oggi in discredito presso le elites politico-sociali, che le liquideranno come complottiste, ma anche, in apparenza, altrettanto emozionali di quelle della Boldrini. Mazzerelli, difatti, dà voce alle paure degli strati più deboli della popolazione, vissuti fino ad oggi nella speranza (illusoria) di avere riparo nella loro qualità di cittadini (non per caso il documento del M.A.T. si conclude con la proposta relativa alla residenza di lungo periodo).
Tuttavia, razionalmente, è qualcosa di più di un sospetto che anche il ricorso allo jus soli vada letto alla luce di quanto scriveva nella seconda metà del secolo scorso, quando la globalizzazione era solo un progetto, il filosofo Marcel De Corte “La Patria o la Nazione (dal latino nasci/nascere) non c’è più. È rimasto un pulviscolo d’individui dispersi, separati, chiusi autisticamente ognuno nella propria soggettività assoluta, che i manipolatori dello Stato moderno tentano di globalizzare, nello stampo di una medesima in-coscienza e opinione immaginaria e soggettiva”.
Insomma un ulteriore passo verso la trasformazione dell’umanità in un gregge di individui, portatori in apparenza di una serie infinita di inviolabili diritti e di una propria individuale speranza di felicità, ma in realtà nudi e soli, incapaci di una difesa comune, davanti al dispotismo onnipervasivo del potere globale.
Francesco Mario Agnoli

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