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IL CAMBIAMENTO GEOPOLITICO. Di Alberto Buela

Negli ultimi tre o quattro anni, abbiamo assistito a scontri sistematici tra governi liberal-conservatori, come quelli di Trump, Meloni, Orbán e Milei, e la magistratura dei rispettivi Paesi. Si tratta di un’osservazione chiara, ben lungi dall’essere un’approvazione dei governi citati come esempi. Il fatto è che i giudici, soddisfatti del sistema che amministrano (Hébert Marcuse), danno sempre priorità allo status quo esistente e qualsiasi modifica all’ordine sociale, politico ed economico prevalente è in contrasto con la loro personalità e coscienza. Inoltre, i giudici non ricevono una formazione uniforme che consenta un certo grado di coerenza nelle rispettive sentenze. I giudici applicano le leggi e, purtroppo, spesso le interpretano in modo ideologico. Il fatto è che i giudici, essendo persone soddisfatte del sistema che amministrano (Hébert Marcuse), danno sempre priorità allo status quo esistente, e cambiare qualsiasi cosa nell’ordine sociale, politico ed economico prevalente è qualcosa che contrasta con la loro personalità e coscienza. Questo è il nocciolo della questione che spiega il declino del sistema giudiziario. Generalmente, un giudice viene raramente processato, viene giudicato solo per ripetuti atti di corruzione e mai per sentenze ingiuste. “Il giudice che non sa punire è un alleato del criminale”, afferma Goethe nella seconda parte del Faust.

In seguito al forte discorso del Segretario di Stato americano Marco Rubio alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (febbraio 2026), in cui ha criticato l’inefficacia delle Nazioni Unite a Gaza e in Ucraina, la mancanza di controllo sull’immigrazione nei paesi europei invasi da milioni di musulmani, la perdita della sovranità nazionale, l’espulsione delle industrie nazionali, l’affermazione che “i soldati non combattono per l’umanità, ma per le loro nazioni“, la “follia” di sostituire l’energia convenzionale con l’energia verde e molto altro, si è verificato un cambiamento sostanziale nelle relazioni internazionali, passando da una strategia di stati sovrani a una di stati globalisti. Naturalmente, per gli Stati Uniti esiste un solo stato sovrano: loro stessi. Ma la strategia è stata svelata. Il vicepresidente Vance l’aveva già accennata l’anno scorso alla stessa conferenza, quando affermò che “l’élite non può sostituire la volontà del popolo” in un discorso contro il progressismo/wokismo europeo. Questi sono tutti segnali che stiamo assistendo a un cambio di paradigma, da Soros e la sua società aperta a quella nordamericana. Resta da vedere se l’Europa lo accoglierà o meno. Ma quale ruolo giochiamo noi, popoli ispanoamericani, in questa nuova sfida internazionale? Conosciamo già gli yankee, avendo subito duecento anni di sottomissione (Dottrina Monroe, 1823). Secondo gli studi del celebre sociologo messicano Pablo González Casanova, gli interventi efficaci sono circa 700, ma se includiamo gli sforzi diplomatici, le minacce e le tattiche di pressione impiegate da gruppi e lobby, il totale raggiunge i quattromila.

E cosa abbiamo fatto? Abbiamo avuto solo pochi momenti di chiarezza in ciascuno dei nostri Paesi, ma non è bastato. Le nostre vecchie e nuove oligarchie si sono sempre inchinate al discorso americano e non hanno mai dato priorità a se stesse, che è il principio di un’esistenza autentica. L’assenza di questa condizione rende impossibile qualsiasi tipo di liberazione. O peggio ancora, abbiamo aderito alle rivoluzioni marxiste di Cuba, Nicaragua, Venezuela o del Cile di Allende. Dobbiamo rimescolare le carte e ricominciare da capo. Abbiamo tutte le condizioni per una grande nazione iberoamericana; siamo un’ecumene quasi perfetta per essa (lingua, religione, istituzioni castigliane, nemici comuni, ecc.). Ci manca solo la “volontà di potenza“.

Alberto Buela

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One thought on “IL CAMBIAMENTO GEOPOLITICO. Di Alberto Buela”

  1. Un tema complesso che richiede attenzione e riflessione. È interessante vedere come vengano analizzati i cambiamenti in atto e le loro possibili conseguenze.

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