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LA SINISTRA TENTA DI ACCAPPARARSI LE IDEE DI DESTRA PER NON MORIRE. Di Manlio Triggiani

La sinistra tenta di accaparrarsi le idee di destra per non morire

Elly Schlein lancia l’allarme e invita la sinistra a “riprendersi Tolkien”. Il professore dell’Università di Oxford, però, non è mai stato di sinistra, tanto che proprio da quella parte è stato più e più volte attaccato negli ultimi decenni. Ma si sa, in periodi di difficoltà culturali (dove sono analisi valide della società? E la critica del sistema? Esistono forse proposte da sinistra per interpretare il panorama politico e sociale odierno?) la sinistra tenta talvolta di far passare per propri gli autori di destra; dopo operazioni tese a capovolgere interpretazioni e letture, dando per scontato che il pensiero è di per sé di sinistra qualunque teorico, scrittore, intellettuale, sarebbe, ipso facto, di sinistra, materialista, progressista. Teoria bislacca alla quale però credono alcuni docenti ed esponenti di sinistra. Ma i veri uomini di cultura, di destra o di sinistra che siano, non ci stanno a compiere queste operazioni perché sanno bene che non riescono, l’esito è disastroso: l’acquisizione non riesce, non dura. Come si fa a far divenire un pensatore di destra un intellettuale di sinistra? Facile. E’ sufficiente cambiare l’interpretazione di un pensatore avversario isolando una tematica, inserirla in una corrente interpretativa di sinistra, lanciare un battage culturale sui social, su riviste, quotidiani, in tv con ben studiate comparsate e rivendicando l’appartenenza di quello scrittore all’area culturale della sinistra. Così un pensatore di destra diviene di sinistra. Ma per poco tempo, molto poco perché le operazioni in malafede non reggono.

La sinistra fa questi tentativi dagli anni Settanta, senza risultati. Il primo autore vittima di queste operazioni fu Friedrich Nietzsche. L’operazione partì dagli atenei francesi. Ma andiamo per gradi.

Il compagno Nietzsche e la liberazione

I docenti Gilles Deleuze e Michel Foucault “rilessero” Nietzsche. Cosa emerse? La volontà di potenza fu considerata come forza liberatoria non di dominio politico. Deleuze interpretò l’eterno ritorno come l’insieme di forze affermative non come un destino. Per far quadrare il cerchio coniugarono la liberazione del desiderio con il marxismo e la psicanalisi. Importante fu la traduzione dell’opera omnia del pensatore tedesco da parte di Giorgio Colli e Mazzino Montanari sulla base della quale si tentò una reinterpretazione. Operazione utile per acquisire il filosofo alla sinistra e dargli una funzione in senso liberatorio e, nello stesso tempo, per demolire le raccolte di scritti di Nietzsche curate dalla sorella del pensatore tedesco che risentivano – si diceva – della simpatia verso il pensiero conservatore e il nazionalsocialismo. Anni dopo, uno studioso di sinistra del pensiero nietzschiano, Domenico Losurdo, in un monumentale studio sul pensiero nietzschiano stroncò la traduzione di Colli e Montinari, riternuta troppo edulcorata e in alcuni punti non fedele. Elencò i passaggi più eclatanti. Il castello crollò (Il ribelle aristocratico, Boringhieri, pag. 1077 – 1079).

Drieu e Céline uniti nella lotta

Altre operazioni di acquisizione vennero effettuate subito, una dietro l’altra: Drieu La Rochelle e, a ruota, Louis-Ferdinand Céline. Per Drieu gli intellettuali organici alla sinistra, che cioè non scrivono un rigo se non sanno di essere approvati dal Partito comunista, approvarono l’opera di Drieu perché riconosciuto come grande scrittore, letterato di gran valore. La critica marxista sostenne (e sostiene tuttora) che bisogna distinguere fra lo scrittore e le sue scelte politiche. Posizione difficile da sostenere perché nella produzione letteraria e saggistica Drieu scrisse testi convintamente fascisti (si veda Socialismo fascista e tanti altri scritti, accettò la direzione della “Nouvelle revue française”. La Terza via fra capitalismo e comunismo, ecc.). Gli intellettuali di sinistra cercavano di superare i toni collaborazionisti di Drieu e apprezzavano la critica alla modernità e alla società borghese e decadente. Quindi, Drieu eretico al di là della destra e della sinistra. Drieu La Rochelle di sinistra, quindi? Trovare pagine dalle quali si possa sostenere questa posizione è a dir poco, impossibile. Operazione riuscita ancor meno bene quella di recupero di Céline. Anarchico di destra con forti tinte identitarie, antisemita, nostalgico dell’antica civiltà celta era apertamente contro la decadenza, la democrazia e la società borghese, il materialismo. Dopo una prima cantonata presa dagli intellettuali di sinistra che lo consideravano comunista (addirittura Trotskij recensì con entusiasmo il Viaggio al termine della notte…) capirono che era su tutt’altre posizioni leggendo Mea culpa, pamphlet feroce contro il comunismo e la Russia, oltre ai pamphlet antisemiti.

Spengler il socialista

Niente da fare. Tutti questi erano fallimenti ma arrivò il momento di dimostrare che anche Spengler era di sinistra. Una operazione della sinistra, iniziata da Furio Jesi ma non conclusa per carenza di tempo: un incidente domestico troncò a 39 anni la vita dell’intellettuale marxista. Così, alcuni anni fa la sinistra ha ripreso l’iniziativa con lo scopo di dimostrare che Spengler era in realtà un socialista. Un docente di Filosofia teoretica dell’Ateneo catanese, Giuseppe Raciti, ha ripreso questo vecchio progetto. Notoriamente Spengler apparteneva alla corrente della Rivoluzione conservatrice. Raciti ha ritradotto Il Tramonto dell’Occidente la cui prima edizione italiana apparve nel 1957 da Longanesi con introduzione e traduzione di Julius Evola. Nel 1978, alla Longanesi, eliminarono l’introduzione di Evola e inserirono un saggio di Furio Jesi. La traduzione di Evola fu ritoccata qui e là. Nel 2002, con l’edizione Guanda, la versione integrale di Evola fu ripristinata e fu inserito un saggio di Stefano Zecchi. La quarta edizione, di Aragno editore, è stata tradotta, introdotta e curata da Giuseppe Raciti che, in un’intervista su Spengler, rilasciata a Bruno Ventavoli per Tuttolibri (n. 2053 del 17 giugno del 2017) ha dichiarato i fini della sua operazione. Ammise che i modelli per Spengler sono Goethe e Nietzsche. Sulla traduzione di Evola sostenne che non è il caso di considerarla infedele, sarebbe “una falsa questione”: “Il traduttore – spiegò Raciti – può essere fedele solo alla propria interpretazione (sic, ndr). La traduzione di Evola è pionieristica, ha tracciato solchi importanti – ammise Raciti – e chi è venuto dopo non può che averne tratto profitto”. Grande apprezzamento, al quale aggiunse: “Con la mia traduzione ho sterzato ideologicamente la fruizione del testo. Volevo aprire un’altra prospettiva che non fosse destrorsa”. E’ un’ammissione. Raciti dice di voler correggere Spengler, il quale si richiamava al socialismo prussiano, che nella Rivoluzione conservatrice significava socialismo aristocratico, opposto alla democrazia individualista e con connotazioni sociali, militari e nazionali, conservatrici e con richiami al sangue. Spengler lo chiarisce in Il socialismo prussiano (All’Insegna del veltro ed.) e in Anni della decisione sottolineando che il socialismo prussiano non ha nulla a che fare con il socialismo marxista. A tal proposito è estremamente importante leggere Prussianesimo e socialismo e Il socialismo prussiano (ed. All’Insegna del Veltro) di Spengler e Il socialismo tedesco (Edizioni Oaks) di Werner Sombart. Per Spengler il socialismo aveva una valenza comunitaria, spirituale, sociale e non materialista in senso marxista.

Schmitt, l’amico – nemico         

Altro autore che la sinistra ha tentato di accaparrare è senz’altro Carl Schmitt, conservatore, vicino alla Rivoluzione conservatrice ma soprattutto organico al nazionalsocialismo, del quale disegnò l’architettura giuridica. Non ha mai ritrattato le sue scelte politiche. Teorico del decisionismo, dello Stato d’eccezione e indagatore delle categorie del politico, Schmitt nel secolo scorso fu vittima di un’operazione di “acquisizione” nelle fila della sinistra. La sinistra poststrutturalista tentò di acquisirlo sfruttando la critica schmittiana al liberalismo, critica che però aveva i tipici connotati della destra reazionaria e rivoluzionaria. Non solo: la definizione di amico/nemico viene ripresa dalla sinistra che lo considera un concetto mobilitante e quindi mobilitante delle masse. Non solo: la teoria schmittiana secondo la quale è sovrano colui che decide dello stato di eccezione è stata fatta propria da alcuni teorici della sinistra che videro in questo concetto la decisione degli stati democratici di sospendere la democrazia e imporre un governo permanente. Insomma, si tratta di teorizzazioni che non tengono conto – come presupposto – delle scelte politiche dell’intellettuale, al quale vengono tolte parti del suo pensiero per adattarle alla politica di sinistra. Operazioni che non hanno sortito alcun effetto se non un tentativo di dimostrare che tutto ciò che è pensiero è di sinistra. Davvero poco convincente… specie se si pensa che ogni operazione del genere parte sempre dal distinguo fra intellettuale e la sua opera.

Adesso è Elly Schlein che indica la necessità di riprendersi Tolkien. Riprendersi? Ma se è sempre stato cattolico tradizionale, monarchico, conservatore, come dichiara chiaramente nelle lettere al figlio tradotte anche in lingua italiana? Qui l’operazione è differente. Si cambia la traduzione del Signore degli anelli, un classico di John Ronald Reuel Tolkien. L’edizione tradizionale è stata ritirata dalla casa editrice Bompiani, che detiene i diritti dell’opera, e è stata ritradotta l’opera. La prima traduzione era stata approvata da Tolkien che conosceva bene la lingua italiana e si complimentò con la traduttrice, la principessa Vittoria Alliata di Villafranca. Per la Bompiani la nuova traduzione si avvale di un lessico più moderno, un linguaggio parlato simile a quello quotidiano. Ma le stroncature parlano di traduzione poco fedele.

Schlein, Tolkien e gli Hobbit

Gli esperti di Tolkien sostengono che la nuova traduzione toglie il piglio epico, utilizza una lingua asciutta e una interpretazione non aderente ai propositi di Tolkien. Una vicenda che ha avuto strascichi anche legali fra traduttori e casa editrice, la Bompiani. C’è chi parla della necessità di svecchiare l’opera e chi invece pensa che l’opera debba restare fedele alle idee di Tolkien il quale voleva che il suo fosse un poema epico e mitologico dell’Inghilterra. Quindi Alliata accusa: la nuova traduzione è frutto del “revisionismo radical chic” e di un attacco alla sua traduzione “in nome del nuovismo e del politicamente corretto”.  Gli estimatori della nuova traduzione sostengono che quest’ultima sarebbe più vicina al linguaggio corrente, come se fosse un romanzo contemporaneo, cancellando la scrittura epica, arcaica, che l’autore inglese aveva scelto nella lingua madre e apprezzato nella traduzione italiana dell’Alliata.

Tolkien, conservatore, monarchico e tradizionalista, cattolico papista, soprattutto antimoderno, seguace della messa in latino, non avrebbe accettato una “modernizzazione” della sua opera.

Manlio Triggiani

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One thought on “LA SINISTRA TENTA DI ACCAPPARARSI LE IDEE DI DESTRA PER NON MORIRE. Di Manlio Triggiani

  1. Un ottimo contributo del quale è assolutamente necessaria la divulgazione. Una sola annotazione su Carl Schmitt. Il grande giurista, cattolico e conservatore, prese un abbaglio sul nazismo, credendo, nella sua fase hobbesiana, che il suo avvento dimostrasse il necessario fondamento decisionista dello Stato moderno ovvero quel “furher prinzip” da lui teorizzato. Ma l’ideologia nazista era ben altra cosa e il pensiero di Schmitt, per quanto in quel momento vicino al nazionalismo, non aveva nulla a che fare con il razzismo nazista. Dopo un primo momento di vicinanza l’equivoco si chiarì ed egli cadde in disgrazia tanto da essere attaccato, in quanto cattolico e conservatore, dalla rivista delle SS. Si ritirò dall’agone politico dedicandosi agli studi e avviando il periodo, che continuò nel dopoguerra, nel quale espresse il meglio della sua opera scientifica. Non bastò a evitargli una vergognosa imputazione, con tanto di processo, a Norimberga. Ma ne uscì assolto, anche se perse la cattedra nell’ambito dell’epurazione seguita in Germania nel dopoguerra.

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