Quando si fa differenza tra vittime del potere
Roman Tjurin, 55 anni, viveva a Omsk, in Siberia, e faceva attività politica contro il suo governo. In Russia. Gestiva un chiosco di riparazione computer e sulle pareti del suo laboratorio aveva scritto frasi del tipo “Pace all’Ucraina e libertà per la Russia”. Pubblicava sui social post contrari alla guerra. È stato arrestato, due anni fa, per attività antipatriottica. Condannato a una multa e a un anno e mezzo di carcere. Si è saputo, tramite il suo avvocato, che è morto in carcere il 17 febbraio 2025. Così ci informa Avvenire, il quotidiano della Cei, per la firma di Raffaella Chiodo (si veda il link https://buff.ly/DfxVnjN). Con un pathos molto coinvolgente e commovente.
Ezra Pound, poeta e scrittore di fama internazionale – probabilmente il maggior poeta del XX secolo, il cui ruolo nella letteratura novecentesca è stato da qualcuno paragonato a quello di Dante nel XIII secolo –, negli anni trenta del secolo scorso viveva in Italia. L a sua notorietà assunse caratteri politici giacché aderì, con una intensa attività pubblicista, al tentativo di terza via – anticapitalista e anticomunista – del fascismo. A partire dal 1940 inaugurò da Radio Roma un programma, “Europe calling, Ezra Pound speaking”, in lingua inglese, nel quale, mentre perorava le ragioni dell’Italia, esortava i suoi connazionali a liberarsi dai banchieri internazionali – l’“usurocrazia” come la chiamava lui – che detenevano le leve del destino politico ed economico della sua patria. Ezra Pound amava la sua patria, come Roman Tjurin la propria, e voleva vederla giusta e libera dai poteri finanziari che oggi sono diventati mondiali. In particolare egli, dalla radio, spiegava ai suoi connazionali che la lotta intrapresa e persa dal popolo americano, durante il XIX secolo, contro i poteri finanziari di matrice londinese, era trasmigrata nella politica sociale di Mussolini. Per questo Pound incitava gli americani a ritornare ai principi anti-usuraici contenuti nella Costituzione degli Stati Uniti d’America, che prevedeva la intoccabile statualità della moneta e della sua gestione. Principi traditi e abbandonati a causa dell’imporsi del potere bancario e finanziario nella e sulla politica americana.
L’8 maggio 1945, in quel di Rapallo, dove risiedeva, fu consegnato dai partigiani ai militari statunitensi dell’esercito angloamericano di occupazione in Italia. Fu internato nel “criminal fascist camp” di Coltano, vicino Pisa, un campo di concentramento per i soldati repubblicani prigionieri e che gli americani, abituati da sempre, per via delle loro radici puritane, a giustificare con motivazioni moralistiche la loro politica espansiva, consideravano non nemici sconfitti, tutelati dalle leggi internazionali di guerra, ma per l’appunto “criminali” e come tali trattati. Ezra Pound, separato dagli altri prigionieri, fu rinchiuso in una gabbia d’acciaio, da 1,8 x 1,8 metri, illuminata notte e giorno da riflettori, senza servizi igienici sicché il prigioniero era costretto a defecare sotto gli occhi di tutti, dileggiato dalla soldataglia statunitense, esposto al sole cocente e alle intemperie. La sua gabbia, poi, fu rinforzata da acciaio più pesante e filo spinato. Già avanti in età, aveva quasi 60 anni, la sua salute ne fu compromessa. Portato negli Stati Uniti fu processato con l’accusa di attività antipatriottica. La stessa accusa imputata, stando ad Avvenire, in Russia nel 2024 a Roman Tjurin. La difesa, per evitargli la pena capitale, lo fece passare per infermo di mente. Come tale fu rinchiuso per dodici anni nel manicomio criminale federale St. Elisabeth di Washington. Dal quale uscì solo per la pressione della cultura internazionale ma il suo stato di salute ne fu ulteriormente compromesso. Si ritirò a vita privata visitato soltanto da amici ed estimatori e uomini di cultura, tra i quali Pier Paolo Pasolini che lo intervistò per la tv con l’atteggiamento del discepolo in venerazione del maestro. Tuttavia nessuna attenzione del mondo culturale riuscì a togliergli di dosso la “macchia” del visionario. Pound rifiutò ogni offerta di rientrare nella vita pubblica. Alcuni dicono che, insieme all’indebolimento psicofisico, il rifiuto fosse determinato da una condizione impostagli per la sua liberazione dal manicomio. Altrimenti sarebbe stato di nuovo, in qualche modo, messo sotto torchio. È morto nel 1972 e riposa a Venezia perché volle tornare in Italia che considerava la sua seconda, e forse vera, Patria.
Ezra Pound americano e Roman Tjurin russo. Stesso destino. Stesso trattamento. Perché? Per il semplice fatto che quella alla repressione degli oppositori è una tendenza insita in qualsiasi forma di potere. Deriva dal lato oscuro dell’uomo – in teologia si chiama la “ferita del peccato originale” – che permane in qualunque epoca e sotto qualunque forma di potere. Solo l’ascesa spirituale, nella Grazia di Dio, può liberare l’uomo dal suo lato oscuro. Non la politica o l’economia.
Karl Popper ha studiato il pensiero dei pensatori, da Platone in poi, che secondo lui sono i nemici della società aperta, ossia del liberalismo. Ma ha dimenticato una questione essenziale. Proprio la società aperta è il più compiuto esempio di totalitarismo, benché, in apparenza, meno sanguinario di quelli che lo hanno preceduto. É facile comprenderne il motivo. Filosoficamente il totalitarismo deriva dall’immanentismo. Esso si caratterizza per la negazione – o comunque per la emarginazione – della Trascendenza, dello Spirito. Per la chiusura dell’unica via che l’uomo ha a sua disposizione per la propria liberazione ovvero la via, quella mistica, che porta verso l’Alto. È innegabile che, nel corso della storia, anche gli uomini di Chiesa si sono talvolta resi colpevoli della negazione dello Spirito allorché hanno ridotto la Chiesa a strumento di potere (ma Dio, contemporaneamente, non ha mai mancato di donare alla Stessa schiere di santi che hanno testimoniato, contro gli uomini del potere ecclesiastico, la Luce della Trascendenza e la santità della Chiesa). Orbene, la prima, fondamentale, libertà che rivendica il liberalismo è quella dalla Trascendenza, dall’“oscurantismo religioso”. Emancipare l’uomo dalla tirannia di Dio: diceva il più grande pensatore “liberale” esistito ovvero Karl Marx. Il liberalismo non è solo, come pensano i conservatori, il primo grado della patologia che ha colpito l’Occidente, non è il grado 37 della febbre. Esso – oggi dopo la fine dei fascismi e dei comunismi si palese con tutta evidenza – è l’esito ultimo della dinamica storica del pensiero immanentista, come ha ben dimostrato Augusto del Noce. È la febbre a 42 gradi, non a 37. Ecco perché la società aperta è la forma perfetta e compiuta del totalitarismo.
La politica dell’Unione Europea vincola la concessione dei finanziamenti europei a cose come le piste ciclabili o il favorire l’accettazione dell’auto elettrica o ancora la digitalizzazione della didattica. Sono solo alcuni esempi degli indirizzi e finalità della politica eurocratica. Le nostre strade solo un colabrodo, piene di buche e avvallamenti. L’auto elettrica, lungi dal diminuire l’inquinamento dato che le pile devono essere smaltite con molti danni ambientali (senza parlare dello sfruttamento delle terre rare, necessarie alle pile, in Africa e altrove), ha provocato il tracollo dell’industria automotive con migliaia di licenziamenti in Germania e in tutt’Europa (a parziale rimedio la Ue ora sta orientando l’ex industria automobilistica verso la produzione di armi e a questo servono il ReArm e la propaganda sul “pericolo russo”). Gli edifici delle nostre scuole sono fatiscenti e basterebbe una scossetta di terremoto per farli crollare e provocare molte vittime. Ma per la Ue i finanziamenti devono essere vincolati agli obiettivi di modifica strutturale e di mentalità contenuti nell’Agenda 2030. Non c’è programma tv, libro scolastico, pianificazione amministrativa nell’eurozona che non sia soggetta ai diktat dell’Agenda 2030. Gli avvisi a valere sul FSE o sul FERS prevedono clausole che impongono, a chi vuole presentare progetti a finanziamento, impegni di rispetto dei “principi inderogabili di inclusione, ecosostenibilità, transizione verde, green, coesione” e via blaterando. Anche i concorsi europei per finanziare progetti accademici devono osservare i “principi inderogabili” stabiliti dall’Agenda 2030. Lo Stato etico funzionava allo stesso modo. Le masse devono essere educate e i cambiamenti pilotati. Del resto i cambiamenti nella storia sono sempre avvenuti per direttive dall’alto, non certo per spontaneità dal basso. Karl Polany ne “La Grande Trasformazione” ha dimostrato come il capitalismo per imporsi ha avuto necessità dello Stato moderno che distruggesse le comunità intermedie per creare una collettività, prima nazionale e poi mondiale, di individui isolati, tenuti insieme solo dall’utile, e dediti soltanto a produrre e consumare. Anche il capitalismo, cavallo di battaglia dei liberali, si è imposto grazie al dirigismo dall’alto. Il mercato moderno nasce dalla liberalizzazione e distruzione dell’economia vincolista dell’antichità, dalla emancipazione dagli obblighi e legami comunitari (anche – sia detto per obiettività storica – costringenti e incapaci di assicurare mobilità sociale). Questo è stato possibile soltanto attraverso l’imporsi di un potere pubblico anonimo, quello tipico dello Stato-macchina, dello Stato-persona moderno, inaugurato nel XVI secolo. Trattandosi all’epoca di Stati nazionali ad essi corrisposero mercati nazionali. La globalizzazione ha inteso superare anche gli Stati nazionali per realizzare un mercato mondiale. Lo ha fatto non per la presunta spontaneità dal basso dei mercati stessi ma per l’opera dirigista di organizzazioni sovranazionali e transnazionali. Senza il WTO non ci sarebbe stata la globalizzazione dei mercati nazionali nel mercato unico planetario.
Quindi ciò che conta è il tipo di pensiero che nutre le élites che guidano i popoli. Il tipo di pensiero egemone nelle stanze del potere. Che oggi sono quelle del WEF di Davos dalle quali, probabilmente, i cooptati nella annuale kermesse svizzera possono accedere ad altre stanze più nascoste.
Il liberalismo è soltanto una ideologia, come le altre, che deriva dal pensiero immanentista. L’obiettivo ultimo e finale del quale è un mondo senza Trascendenza e unificato mediante l’annientamento delle differenze di storia, di cultura, spirituali, tra i popoli. Un progetto illuminista e proprio per questo oscuro. Che, forse, oggi, rispetto a un decennio fa, mostra segni di crisi. Ma – attenzione – la bestia è più pericola quando è ferita. La precaria situazione geopolitica mondiale ce ne dà purtroppo un ansiogeno avvertimento.
Luigi Copertino


























































































































































































































































































































