Dio in fondo al bicchiere

La scienza post-galileiana ha rivoluzionato da almeno un secolo la nostra visione del mondo scardinando le certezze del vecchio positivismo. Il paradigma razionalista – da cui sorse lo scientismo, ovvero il culto filosofico della scienza intesa come dispensatrice di certezze assolute – aveva disincantato l’universo rendendolo una fredda gabbia, regolata da leggi deterministiche, nella quale l’uomo inizialmente posto al centro, ma in base a una autoaffermazione di principio, ossia senza Dio, diventò, con il darwinismo, un accidente casuale votato ad un destino di morte biologica dopo che era già stato consegnato razionalisticamente alla morte spirituale.
Con la relatività di Einstein e, prima ancora, con le scoperte di Max Planck, che aprirono la strada alla fisica quantistica, la visione del mondo di tipo meccanicistico, nella prima metà del secolo scorso, entrò in crisi. Al paradigma deterministico subentrò, gradualmente, un nuovo paradigma oggi conosciuto con il nome di “olismo”. Questo nuovo paradigma ci ha riconsegnato un universo fatto di interrelazioni tra le sue componenti che risultano essere unite nella reciprocità di una fitta rete di “informazioni”. Fenomeni del mondo sub-atomico, come l’entanglement o correlazione quantistica, ossia il fenomeno per il quale sussiste una comunicazione immediata tra particelle sub-atomiche distanti tra loro, hanno vanificato, nel microcosmo, le leggi proprie, meccanicistiche, della fisica classica che governano invece il macrocosmo.
La fisica quantistica, nella sua formulazione conosciuta come “interpretazione di Copenaghen”, sviluppata da Niels Bohr e Werner Heisenberg, è giunta fino a dichiarare il carattere non locale della realtà fisica. In altre parole a negare consistenza alla materia. Ci sono tuttavia altre interpretazioni della fisica quantistica, più vicine alla fisica classica perché reintroducono “variabili nascoste” atte a spiegare in termini realistici la comunicazione quantistica e istantanea tra particelle sub-atomiche distanziate. Interpretazioni che, dunque, ammettono il principio di realtà benché non negano al tempo stesso il carattere olistico dell’universo. Ad esempio l’interpretazione di David Bohm per cui il legame tra fotoni generati da una medesima particella sarebbe dovuto all’ordine implicito, nel quale ogni particella non è separata o “autonoma”, ovvero un ordine atemporale e a-spaziale universale, l’Olomovimento, che sta “dietro” l’ordine temporale e spaziale della realtà come la percepiamo, ma il cui modello matematico implica comunque un insieme di variabili nascoste per le quali il fenomeno della correlazione quantistica non nega quanto piuttosto supporta la realtà fisica. Bohm, nel suo libro “Universo, mente e materia”, ritiene che «dobbiamo imparare a osservare qualsiasi cosa come parte di un’Indivisa Interezza» (undivided wholeness), cioè che tutto è uno, ma senza negare consistenza alla realtà fisica.
Sia Albert Einstein che Max Planck erano uomini profondamente religiosi. Planck ad esempio, in “La natura della materia”, afferma «Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù di una forza che porta la particella di un atomo a vibrare e mantenere il sistema solare insieme. Dobbiamo supporre che dietro questa forza ci sia una mente cosciente ed intelligente, matrice di tutta la materia». Egli, da cristiano, conservò per tutta la vita la fede in un Dio creatore garante della logica e delle leggi dell’universo e della loro conoscibilità da parte della intelligenza dell’uomo, benché proprio lui aveva aperto la via per la quale quella logica appariva ora non più causale e quindi molto diversa da quella della fisica classica basata sulla meccanica causa-effetto.
Dopo Max Planck, la fisica quantistica si è sviluppata fino a postulare, come detto, il principio di indeterminazione formulato da Werner Heisenberg. Questo principio deriva dalla scoperta dell’impossibilità della contemporanea misurazione della posizione e della velocità di una particella sub-atomica. O si misura la posizione, provocando la “caduta” della particella, o se ne misura la velocità ma senza poterne determinare la posizione. «Nella scala atomica (…) – spiega Paul Davies – L’ordinato comportamento dei corpi macroscopici lascia il posto alla ribellione e al caos. Quelli che abitualmente consideriamo oggetti solidi, si rivelano, nei fatti, un fantomatico mosaico di energie palpitanti. L’incertezza quantica sta a significa che non è possibile sapere tutto di una particella istante per istante: se si tenta di farlo, (…) essa sfugge» (1). Un fatto questo che, implicitamente, pone uno stretto rapporto tra l’osservatore e la realtà osservata. Nelle formulazioni più radicali della fisica quantistica, è da qui che si parte per negare in sé la realtà fisica la quale viene interpretata come una conseguenza, una proiezione, dell’atto dell’osservazione, un prodotto dell’attività dell’osservatore.
Albert Einstein, la cui teoria della relatività aveva aperto la via al superamento del determinismo rigido e assoluto della vecchia fisica, era tuttavia molto restio ad accettare le conclusioni di Heisenberg e del suo amico Niels Bohr. A quest’ultimo Einstein obiettava «Credi davvero che la luna non sia lì se non la guardi?» e aggiungeva «Dio non gioca a dadi con noi». Bohr gli rispondeva «Non dire a Dio cosa deve fare».
Werner Karl Heisenberg non era solo un fisico ma anche uno straordinario musicista ed era convinto che tra il cosmo e una sinfonia, tra la bellezza di un’alba o di un tramonto e una rapsodia musicale, sussiste la medesima armonia di fondo la quale, tuttavia, ci sfugge nella sua essenza più intima.
Nell’ambito macroscopico la relatività di Einstein, superando il rigido determinismo classico, rendeva più misterioso l’universo, aprendo la possibilità di un Oltre. La teoria di Einstein tuttavia restava ancorata al principio di realtà. Nel microscopico, con la scoperta dell’universo infinitesimale dei quanti, ovvero delle piccole porzioni di energia che insieme alle particelle corpuscolari costituiscono i “mattoni” della materia, qualsiasi ordine deterministico non sussiste più e regna l’incertezza.
Come però intuito da David Bohm, è proprio questo caos microscopico, che è alla base dell’ordine macroscopico, a postulare inevitabilmente un Organizzatore, un In-formatore, di un qualche tipo: «… l’ordine, la coerenza e la bellezza – sullo sfondo di una irriducibile incoerenza – postulano Colui che possiede il segreto più profondo e l’intelligenza ultima, a un livello che ci sorpassa e ci sorpasserà sempre» (2).
Il caos di “energie palpitanti” nel microscopico ci appare sempre più come ciò che gli antichi chiamavano “materia primordiale”, informe, plasmando la quale è stato generato il mondo macroscopico che si presenta, invece, ordinato e armonico
«In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Genesi 1, 1-2)
le “acque”, l’“abisso”, la “terra informe e deserta”, le “tenebre”, sono tutti simbolismi volti ad esprimere l’idea, metafisica, di una realtà primordiale caotica – e oggi sappiamo come caotico era l’universo negli istanti immediatamente successivi al big bang, circa 13 miliardi di anni fa – sulla quale, dopo averla tratta ex nihilo, si imprime l’opera creatrice di Dio.
Per Heisenberg l’indeterminazione sub-atomica comporta la nostra impossibilità a possedere la realtà. Possiamo soltanto ammirarla senza la pretesa di comprenderla del tutto nel suo “quid” più profondo. Per questo, a suo giudizio, l’umiltà della nuova scienza relativistico-quantistica riportava l’uomo al Mistero di Dio. È rimasta famosa una sua riflessione «Il primo sorso dal bicchiere delle scienze naturali rende atei; ma in fondo al bicchiere ci attende Dio» (3).
Quello di Heisenberg, a differenza di quello di Planck, non è però, immediatamente, il Dio abramitico. Piuttosto richiama da vicino il “Divino” nella sua accezione generica (4). La nuova scienza, infatti, come detto, ci ha ricondotto verso la concezione olistica che è propria a tutte le culture religiose del mondo con l’unica, ma apparente, eccezione della Rivelazione abramitica. Apparente perché, come vedremo, se si guarda con attenzione è una eccezione esplicativa piuttosto che negativa.
Federico Faggin e il mondo come coscienza
La rivoluzione scientifica iniziata oltre un secolo fa ha avuto conseguenze pratiche, oltre la fissione atomica con tutte le sue conseguenze pacifiche o belliche? Il passaggio, ormai compiuto, dalla vecchia tecnica analogica alla nuova tecnologia digitale – che è un passaggio dal solido al liquido, dal materiale all’immateriale, dal reale al virtuale – è stata la principale conseguenza di quella rivoluzione scientifica. Se i Planck, gli Einstein, gli Heisenberg erano uomini in ricerca, mossi da una forma di spiritualità, talvolta non confessionale ma certamente mistica, gli scienziati e i tecnici della Silicon Valley guardano oggi ai vantaggi immediati e ai ritorni economici che possono ricavarsi dalla nuova scienza post-moderna.
Ma anche tra questi scienziati e tecnici c’è qualcuno che ha intrapreso un cammino volto più alla spiritualità che all’utile pratico. Ad esempio Federico Faggin, l’inventore del microprocessore che ha accelerato la rivoluzione digitale. Faggin è scienziato di fama internazionale a cui si devono le scoperte fondamentali che hanno consentito lo sviluppo della digitalizzazione del mondo fino all’intelligenza artificiale.
Egli è uno strenuo critico delle posizioni semplicistiche e false di coloro che riducono il funzionamento della coscienza al meccanismo di un processore per affermare il suo presunto carattere materialistico. Il nostro scienziato, al contrario, proprio camminando sulle strade aperte dalla nuova rivoluzione scientifica, si è convinto che la coscienza pre-esiste alle basi biochimiche del cervello. Non è certo l’unico, né il primo, tra gli scienziati ad affermare la realtà in sé della coscienza. Nel breve documentario accessibile al lettore nel link segnalato in nota (5), Faggin spiega come la rivoluzione scientifica olistica, che sta alla base dell’informatica, ha rivalutato l’idea di coscienza e si spinge fino a lambire la questione del post-mortem giacché, ci dice, tutto quanto oggi sappiamo induce verso l’idea di sopravvivenza della coscienza alla morte biologica, proprio perché è ora evidente l’indipendenza e la pre-esistenza dell’io al corpo come a tutta la realtà materiale.
La cosiddetta “intelligenza artificiale”, applicazione tecnologica del paradigma olistico della nuova scienza post-galileiana, ha aperto, o meglio riaperto, la riflessione in ordine a cosa sia la coscienza, o l’autocoscienza, umana. Non che tale dibattito sia nuovo, anzi è secolare e risale all’antichità, ma oggi la questione, alla luce delle conseguenze applicative del nuovo paradigma scientifico, si pone in termini in qualche modo, almeno in parte, inediti. Infatti, se l’olismo, restituitoci dalla fisica post-galileiana, ha acclarato definitivamente l’indipendenza della coscienza dalla neurochimica cerebrale, aprendo come accennato persino uno spiraglio di luce sul post mortem, tuttavia si impongono cruciali questioni in ordine al rapporto tra uomo e realtà. Le stesse che, in forma diversa e in epoca lontana, affrontarono i Padri della Chiesa alle prese con il platonismo e il neoplatonismo onde sceverarne il nucleo di verità riconducibile alla Rivelazione. Parafrasando Heisenberg, un primo e superficiale approccio all’olismo può condurre a negare il Dio della Rivelazione abramitica ma, poi, approfondendo la questione, quel Dio te lo trovi, o ritrovi, alla fine del percorso. Come di seguito diremo.
Un antico problema e le due possibili risposte
Le questioni sollevate da Faggin ci riportano a un antico problema già noto a teologi, filosofi e soprattutto ai mistici che l’Oltre, cui ci richiama l’olismo, lo hanno sperimentato e non solo argomentato. È il problema, cruciale, della Fonte dalla quale origina la realtà. Due sono le possibili risposte. Secondo la prima tale fonte è l’io umano per cui la realtà, la quale di per sé non esiste, è a esso riconducibile sicché il mondo altro non è che una illusoria proiezione della coscienza alienata da sé e quindi, in fondo, una prigione le cui sbarre dobbiamo abbattere, annichilire, per liberarcene riconquistando il nostro dominio ontologico sulla illusoria realtà circostante che si pone come limite alla nostra onnipotenza (auto)divina. Per la seconda risposta tale Fonte è Dio, il Creatore del Quale l’io umano è, per partecipazione, l’icona nel mondo immanente. Per questa seconda risposta l’io non è il dominatore né il creatore della realtà ma soltanto, per dirla con J. R. R. Tolkien, un sub-creatore giacché la realtà fisica ha comunque una sua pur relativa, quindi non assoluta, consistenza, e l’uomo può rapportarsi con la realtà, a sé esterna, riconoscendo in essa l’impronta della Fonte creativa e risalire, attraverso l’ascesi, fino ad Essa.
La prima risposta è quella del “cogito” cartesiano dal quale è successivamente scaturita la filosofia idealista, da Kant fino all’Evola dell’idealismo magico. Questa risposta ci conduce alle grandi gnosi spirituali antiche – dal Vedanta al Neoplatonismo, dal Taoismo al Cabalismo fino alle mitologie cosmogoniche delle più varie culture – che, con tutta la ricchezza spirituale della quale sono portatrici, esprimono una concezione olistica di tipo panteistico del cosmo che la fisica quantistica sembra confermare: «… emerge una visione nuova dell’universo; una visione globale che riprende su basi infinitamente più complesse e sempre meglio verificate, le cosmogonie con le quali gli Antichi immaginavano la genesi del mondo. Oggi essa non viene più immaginata, ma la si calcola, sin quasi dal suo momento iniziale» (6).
Non a caso uno dei libri cult divulgatori del nuovo paradigma scientifico, il cui autore Fritjof Capra si dichiara cattolico, è stato pubblicato con il significativo titolo de “Il Tao della fisica” ad indicare che il nuovo paradigma scientifico ci riporta alla visione propria della spiritualità orientale. Capra oppone tale visione al cartesianesimo senza, tuttavia, avvedersi della contraddizione dato che il “cogito” cartesiano reintroduce nella filosofia occidentale l’idea dell’immanenza tra soggetto e oggetto asserita dalle concezioni dell’Oriente. Nella visione della spiritualità olistica l’io è soltanto un frammento della Coscienza cosmica, decaduto nella materia ovvero imprigionato nel corpo. La Coscienza cosmica presiede, quale sua origine abissale, al Tutto che è esteriorizzazione fenomenologica del Sé universale. Compito dell’uomo è liberarsi dai condizionamenti della realtà fenomenologica, che è illusoria, per auto-realizzare la riunificazione dell’io, della coscienza frammentata, alla Coscienza cosmica.
La Coscienza della quale qui si parla non ha tuttavia alcunché di personale. Essa è piuttosto intesa in modo “impersonale” o, meglio, “sovrapersonale” ma anonima. In talune correnti della spiritualità olistica – quelle più radicali che ritroviamo in forma filosofica nel solipsismo come declinato da uno Stirner o, in modalità occultista, da un Evola –, la stessa Coscienza cosmica altro non è che una illusione della Coscienza individuale, l’unica esistente, sicché compito dell’io è recuperare la perduta consapevolezza di essere “dio” di sé stesso, dominatore della realtà manifestata e “signore del mondo” onde possederlo conquistando l’immortalità che, qui, non è un dono di partecipazione ma una potenzialità da realizzare pena il dissolvimento del sé nel nulla o la sua trasmigrazione in altre forme materiali, illusorie.
La seconda risposta è la risposta della Rivelazione abramitica per la quale la realtà, in quanto partecipazione dell’Amore Infinito che presiede all’essere, ha una consistenza relata. Essa è, sussiste, soltanto in relazione a Chi l’ha posta in essere. Considerata in sé la realtà sembra autonoma ma considerata in rapporto a Dio appare relativa e perde l’apparenza di assolutezza pur essendo, per partecipazione, qualcosa e non il nulla. Piuttosto nel nulla essa si dissolverebbe senza la relazione con Dio. Quella della Rivelazione abramitica è una risposta di realismo moderato o relativo. Senza partecipazione alla Sua Fonte Divina la realtà, che comunque si dà, si dissolverebbe nel nulla dal quale fu tratta per amore. La salvezza dell’uomo consiste, disponendo il proprio cuore in atteggiamento di ricettacolo – come Coppa del Graal o Calice Eucaristico –, nell’accoglimento dello Spirito che gli è donato dall’Alto gratuitamente, ovvero per Grazia, e liberamente, ovvero nel rispetto della sua volontà (perché l’uomo può anche rifiutare il dono e perdersi).
Religiosità ateistica
La fisica quantistica, punta avanzata del nuovo paradigma scientifico, per come è oggi compresa secondo talune sue interpretazioni sembra dare un colpo di grazia alla Rivelazione abramitica, non solo cristiana ma anche ebraica e islamica, e mettere una pietra tombale sopra quelle filosofie di moderato realismo nate nel suo alveo, innanzitutto il tomismo.
C’è un modo a-teistico – parola composta da alfa privativo e Dio – di intendere l’olismo quantistico ossia come negazione della distanza tra soggetto e oggetto sicché tutta la realtà esteriore viene ricondotta all’osservatore e l’uomo viene fatto assurgere a creatore del mondo. Nel video, di cui al link postato alla nota 5), ad un certo punto, che l’uomo sia il creatore della realtà viene esplicitamente affermato dal narratore. Questa, in fondo, è una affermazione religiosa, ma non cristiana, perché l’ateismo è un fenomeno religioso.
La fisica quantistica, infatti, sembra riportarci, come dicevamo, alle antiche gnosi neoplatoniche e orientali le quali, per l’appunto, concepiscono la realtà in termini olistici quale esteriorizzazione, ovvero caduta, della Coscienza cosmica. Qui l’olismo ha un evidente sapore panteistico perché non sussiste alcuna differenza ontologica tra Dio e mondo – e di conseguenza tra io e realtà, soggetto e oggetto – posto che la Coscienza cosmica non è Dio, il Dio della Rivelazione abramitica, ma la sostanza dalla quale procede, per emanazione o frammentazione, il mondo manifestato. È l’anima mundi. Per questo, il mondo in quanto esteriorizzazione ovvero caduta della Coscienza universale è soltanto illusoria parvenza mediante la quale la Coscienza cosmica si manifesta.
Nella cosmo-genesi olistica tale manifestazione avviene per frammentazione della Totalità ovvero per emanazione di una schiera successiva di polarità complementari, o “doppi-contrari”, nelle mitologie antiche simbolizzati da deità che lottano fra loro opponendosi in una modalità complementare, a segnare la decadenza dello Spirito nella oscurità della Materia, in un moto eternamente ciclico, dualistico-dialettico, nel quale quest’ultima è la polarità estrema e più lontana che si contrappone al primo. Noi, pertanto, siamo soltanto modalità transeunti della Coscienza cosmica destinate a passare da una forma apparente a un’altra nel dinamismo ciclico della realtà illusoria, fino ad essere riassorbite, quindi dissolte, insieme alla realtà fenomenica a ogni conclusione di ciclo per poi tornare a decadere in forme nuove nel ciclo successivo. L’unica possibilità che ci è data è la “liberazione” dall’eterno divenire. Soltanto uscendo dal ciclo del divenire possiamo permanere perché riuniti, meglio “fusi”, con la Coscienza cosmica. È ciò che in questi sistemi spirituali si chiama “(auto)realizzazione del Sé”.
Come abbiamo già accennato, quella della fisica quantistica così intesa è una visione molto simile alle gnosi antiche, occidentali e orientali, ma anche a quelle moderne a partire dal “cogito ergo sum” di Cartesio. Infatti tutta la filosofia moderna è una affermazione della riducibilità della realtà oggettiva al pensiero, all’io. Nell’idealismo – del quale il materialismo è soltanto la variante rovesciata – la realtà è pensiero che si esteriorizza per ritornare in sé circolarmente secondo un processo dialettico di tesi-antitesi-sintesi. La filosofia moderna è profondamente religiosa nel senso proprio delle gnosi extra-abramitiche perché, come si accennava, il nucleo profondo dell’a-teismo sta proprio qui ovvero nell’affermazione della auto-divinità dell’io, sebbene di un io che, passando dallo stato decaduto di dormiente a quello di risvegliato, può recuperare la consapevolezza di tale auto-divinità e “realizzarla”. Non è certamente una visione cristiana. Se l’io, esteriorizzandosi, pone la realtà vuol dire che è l’io, e non il Dio personale della Rivelazione, a creare il mondo. E lo crea come proiezione di sé fuori da sé ovvero come alienazione o illusione: “maya” dicono gli orientali. Qui è impossibile non sentire l’eco primordiale dell’“eritis sicut Dei” di Genesi 3,5.
Una verifica necessaria per chiarire l’equivoco
Ora è evidente che la fisica quantistica, secondo la sua accezione più corrente, come già l’olismo platonico e neoplatonico con i quali i Padri della Chiesa si confrontarono con successo, pone problemi cruciali alla fede cristiana. Sarebbero, però, inutili le condanne a prescindere, di tipo inquisitoriale, lo stracciarsi le vesti e urlare all’eresia, additare l’opera del maligno e delle sue consorterie gnostiche, come sarebbe inutile limitarsi a ribadire le scolastiche e le neoscolastiche tomiste. È invece necessario affrontare il problema verificando innanzitutto se è possibile dare una interpretazione diversa dell’olismo che non cada nel panteismo. In secondo luogo è necessario verificare se nella Rivelazione biblica è attestata questa diversa interpretazione dell’olismo.
Per quanto riguarda il tomismo, aprendo una breve parentesi, è bene rammentare che i peggiori nemici dell’Aquinate sono i suoi seguaci moderni i quali hanno perso di vista le fonti (neo)platoniche della sua teologia. Fonti che a Tommaso giunsero, già depurate per opera di Agostino e di Dionigi Pseudo-Areopagita, da ogni retaggio gnostico. Gli scolastici si impediscono l’accesso al cuore mistico della teologia dell’Aquinate che, alla fine della sua vita terrena, gli meritò l’incontro estatico con Cristo. Un incontro dal quale, nonostante il Signore avesse benedetto la sua teologia (“Bene scripsisti de Me, Thoma”), Tommaso desunse la vanità di ogni parola, pur alta e raffinata, intorno a Dio. Perché Egli, in ultima istanza, è Mistero Inaccessibile per via esclusivamente razionale. La elaborazione teologica e filosofica su di Lui, pur restando legittima nell’ordine delle cose umane, non potrà mai darci l’accesso all’esperienza mistica che è la sola a comunicarci, in modo sovrarazionale, la Realtà di Dio.
Passando, quindi, alla nostra verifica, in merito al primo quesito la risposta è sì! È possibile una accezione dell’olismo non panteistica. Ne abbiamo un esempio nella discussione apertasi sul cosiddetto “principio antropico”, di cui diremo a breve, che è stato postulato partendo dalla scoperta per la quale l’intera realtà si presenta come una rete di informazioni interconnesse. L’olismo, infatti, ha rivoluzionato le nostre conoscenze anche in cosmologia. È fondamentale quanto si spiega nel breve documentario di cui al video, accessibile al link postato nella nota 5), a proposito della “informazione” che sta alla base di tutta la realtà come ci si presenta. Dal punto di vista della nuova fisica la realtà è informazione – ossia nasconde un dato immateriale dietro la consistenza materiale – perché, dicono gli scienziati olisti, tutto è interconnesso. Alcuni scienziati hanno codificato questo principio con l’espressione “in beening was information” ovvero “in principio era l’informazione”.
É una evidente rielaborazione moderna del versetto biblico “In principio era il Verbo” (Gv. 1,1), usata in un contesto scientifico per suggerire che l’informazione è il principio fondamentale della realtà. In questa prospettiva, l’universo non è solo energia o materia ma è costruito sulla e governato dalla informazione. Questa scoperta proviene dalle ricerche di fisici come John Archibald Wheeler il quale ha coniato l’espressione “It from bit” per spiegare che la materia deriva dall’informazione. Un altro scienziato Jerome Lejeune, un genetista, partendo da questa prospettiva, è giunto a individuare nell’informazione il principio immateriale che si incarna nella materia. Lejeune ha definito l’informazione il “pensiero” o la “parola” che diventa “carne” al momento del concepimento. L’importanza delle acquisizioni di questo e altri genetisti, liberatisi dalla superstizione deterministica, sta nell’aver finalmente fessurato l’ultima roccaforte del meccanicismo classico ossia la teoria (neo)darwiniana, già messa in crisi dagli stessi darwinisti come Stephan G. Gould, che pretende di restare in piedi, con il suo meccanismo causa-effetto, sebbene fondato sul caso, nonostante la rivoluzione scientifica olistica iniziata sì nell’ambito della fisica ma che non può non aver conseguenze anche nelle altre branche della scienza, a partire proprio dalla scienza, la biologia, che si occupa della vita.
Nonostante la parafrasi scientifica dell’incipit del Vangelo di Giovanni, il più mistico tra gli evangelisti, pochi hanno riflettuto sul fatto che siamo di fronte non ad un semplice stratagemma linguistico-concettuale, utilizzato fuori contesto da alcuni scienziati, ma a un altro modo per effettivamente dire, ovvero riaffermare su un piano di verità spirituale, «In principio erat Verbum». Già questo rilievo ci porta verso un approccio all’olismo che non è di tipo panteistico, contrario alla Rivelazione biblica, ma aperto alla Trascendenza. Ora, il fatto che la realtà sussiste perché in-formata ci rimanda immediatamente al problema dell’Informatore, riproponendosi il dilemma, sopra visto, sull’identità di questo “informatore”. Siamo noi osservatori della realtà oppure è un Altro?
In cosmologia si discute sulla accezione da dare al cosiddetto “principio antropico”, che deriva dal paradigma della realtà come informazione. Detto principio afferma che l’universo esiste in funzione dell’intelligenza osservatrice. Si tratta, sotto certi aspetti, di una derivata del principio di indeterminazione di Heisenberg, fondamento della fisica quantistica, il quale postula l’impossibilità di determinare al tempo stesso la velocità e la posizione di una particella sub-atomica. Possiamo solo determinare o la velocità o la posizione, non entrambe, e nel momento nel quale ne determiniamo la posizione la particella decade dal precedente stato energetico per “fissarsi” in quello che la rende visibile agli strumenti. Il che può sembrare una conferma del concetto gnostico della realtà come decadenza anziché dell’idea, proveniente dalla Rivelazione biblica, della realtà come atto gratuito, dono, di una Intelligenza Infinita la cui essenza è Amore Infinito. Se, però, si evita la trappola dell’interpretazione gnostica, il passaggio della particella da uno stato energetico, ovvero ontologico, a un altro non ci porta affatto alla conclusione che lo stato fisico della particella sia una decadenza, quindi una condizione negativa rispetto al suo precedente stato ontologico, ma casomai che si tratta di un passaggio verso l’esistenza fisica che è di per sé buona perché frutto dell’Amore creativo, di una Sapienza che genera: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Genesi 1,31).
In altri termini, lo stato fisico, lungi dall’essere decadenza nella grossolanità, è benedetto, è santificato, dall’Altissimo che lo ha creato. Ciò vale anche in relazione al cosiddetto “vuoto quantistico” che non è propriamente il “nulla” ma il mare energetico dalle cui fluttuazioni scaturiscono le particelle sub-atomiche. Quel mare energetico, come la “materia informe primordiale” delle antiche cosmogonie, postula un atto creativo ontologicamente precedente che lo trae dal nulla. Dire ontologicamente precedente – attenzione! – non significa dire temporalmente precedente giacché il tempo e lo spazio esistono soltanto da 13 miliardi di anni essendo contenuti, insieme alle leggi fisiche che governano l’universo, nel primordiale “punto” nel quale tutto era concentrato prima del big bang.
Si diceva che intorno al “principio antropico” è aperta una discussione. Nella sua accezione “forte” l’osservatore è necessariamente insito ab origine nell’universo e per questo egli, ad un certo momento dello sviluppo cosmico, emerge, o cade, o si manifesta, dal tutto indistinto. L’intero universo e il suo sviluppo, secondo questa accezione del principio antropico, sono finalizzati a questo evento che, anzi, rappresenta l’apice della dinamica del cosmo. Viene, in questa accezione, postulato un movimento endogeno dell’universo verso l’uomo quale termine ultimo già implicito nel dinamismo cosmico e senza alcun bisogno di supporre una Intelligenza che lo voglia a Sua Immagine. Qui, infatti, è negata la gratuità della vita, non solo di quella intelligente, che non sarebbe più il dono di un Amore che, pur infinito, ha un volto.
Nella sua accezione “debole”, invece, il principio antropico si pone in linea con la Rivelazione biblica perché pur riconoscendo la finalizzazione dell’universo alla comparsa, ad un certo punto del suo sviluppo, della vita intelligente ne nega l’implicazione originaria salvaguardandone la gratuita contingenza quale esito di un’Altra Volontà. Per il principio antropico debole lo sviluppo finalizzato del cosmo è tale da preparare l’ambiente e le circostanze che rendono possibile la comparsa dell’intelligenza osservatrice, della vita, ma ne esclude l’ineluttabilità immanente. La comparsa della vita intelligente resta contingente, non strettamente necessaria, perché comporta un salto ontologico inspiegabile, in termini endogeni, con la dinamica stessa del cosmo. L’esistenza della vita intelligente non è di per sé necessaria al cosmo e quindi si appalesa come dono, come gratuità, atto dell’«Amor che move il sole e l’altre stelle» (Dante, Paradiso, Canto XXXIII) (7)
«La melodia che forma le note della musica che ci invia la natura resterà segreta per sempre» (Trinh Xuan Thuan, astrofisico) (8)
«Tutte le creature (…) formano per l’anima un concerto armonioso, che supera ogni melodia della terra» (San Giovanni della Croce, mistico) (9).
L’olismo ben inteso non cade nella “teoria del tutto-nulla” ma apre ad una visione trascendente che non esclude il Dio infinitamente persona. San Paolo, richiamando un verso del poeta stoico Arato di Soli, afferma «In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo … Perché di Lui stirpe noi siamo» (Atti 17,28).
Con questa citazione paolina rispondiamo anche al secondo quesito. Si, nella Rivelazione biblica un diverso modo di intendere l’olismo è attestato. I libri sapienziali della Bibbia, che compaiono nell’età ellenistica al momento del provvidenziale incontro tra Gerusalemme e Atene, tra fede biblica e sapienza greca – libri sui quali operarono i Padri della Chiesa, sia orientali sia occidentali, per implementare la comprensione teologica del Mistero Nascosto nei secoli e Rivelato in Cristo –, tramandano una visione olistica che non esclude, anzi afferma e richiede, la Verità del Dio infinitamente Persona. Nel Cristianesimo, poi, relazione intra-trinitaria di Tre Persone nell’unica Sostanza Divina che partecipa di Sé le creature chiamandole ex nihilo all’essere, all’esistenza.
A coloro che, sulla scorta di una errata accezione della via apofatica – errata perché assolutizzata a discapito della via catafatica laddove invece le due vie si danno sempre insieme –, pensano in Dio contraddittoria l’infinità e la personalità si fa osservare che il nucleo profondo della via apofatica non sta nel presunto “Nulla” di Dio, che aprirebbe piuttosto ad una sorta di distruttivo, esso sì impossibile, nichilismo metafisico, ma nella negazione in Dio del limite che invece è nella sua creatura. Sicché se l’uomo è persona limitata, Dio è Persona Illimitata, Infinita. Se l’uomo è intelligenza limitata, Dio è Intelligenza Illimitata, Infinita. Se l’uomo ama limitatamente come può amare una creatura, Dio Creatore ama illimitatamente, infinitamente. Se nella creazione scorgiamo il bello, il buono e l’armonia ma in modalità necessariamente limitata, in Dio la Bellezza, la Bontà, l’Armonia sono illimitate, infinite. È la negazione del limite che apre la via apofatica, non il “nulla”, sicché le negazioni della mistica negativa non sono negazioni dell’Essere ma del limite creaturale dell’essere partecipato che invece in Dio non sussiste perché Lui, e solo Lui, è Intelligenza, Amore, Bellezza infinite. Anzi, proprio nella tentazione del negare il limite ontologico della creatura, per renderla abusivamente e illusoriamente infinita, sta la tentazione originaria del “sarete come Dio” a condizione di attribuirvi da soli ciò che Lui ha promesso di darvi gratuitamente per Bontà di Creatore ossia l’“indiamento”, il farvi “dei” nel Suo Amore.
Il Cuore organo mistico
Parlando di coscienza non possiamo non fare un breve cenno alla cardio-neurologia, una branca della nuova scienza olistica, che ha confermato, con le sue scoperte, una verità tradizionale che nella mistica, a tutte le latitudini ed epoche, è stata costantemente ribadita. Il cuore svolge funzioni importanti, e fondamentali, nella elaborazione dei contenuti coscienziali. È il cuore ad essere in connessione con la realtà e a fornire al cervello input informazionali che questi semplicemente organizza in modalità discorsiva e razionale. Un rapporto che, poi, corre anche in direzione reciproca nel senso che il cervello invia stimoli informazionali al cuore. Insomma esiste una stretta correlazione tra cervello e cuore e quest’ultimo non è soltanto una pompa per attivare la circolazione sanguigna ma ha a che fare con la coscienza. In tutte le Tradizioni religiose dell’umanità il cuore, che è anche il Centro spirituale della persona, ha un ruolo primario nella vita spirituale e psico-fisica dell’uomo. Esso è molto di più del mero simbolo dell’amore sentimentale. Nella Bibbia lo spirito, il ruach, dell’uomo trova il suo punto di contatto e unione con lo Spirito, il Ruach, di Dio, del quale è immagine infusa, proprio nel cuore. Ed attraverso il Sacro Cuore si ripete ogni giorno quel miracolo d’Amore che è la Transustanziazione eucaristica.
Barlumi di Verità
In conclusione possiamo dire che la nuova fisica quantistica coglie un barlume della Verità tradizionale ma talvolta fa confusione tra fisica e metafisica. Essa ha meritoriamente demolito il vecchio determinismo positivista restituendoci il Mistero della complessità del reale che resta tale, ossia complesso, a più dimensioni, nonostante ogni fraintendimento che voglia ridurlo a una mera questione di campi energetici e di osservatori. Lungo la gerarchia, per partecipazione e non per emanazione, dei molteplici Piani della Realtà, noi viviamo nel piano umano del Reale. Ci sono altri piani. Alcuni inferii. Alcuni intermedi (i purgatori). Altri celesti (i cieli sono molti, non uno). Sta a noi scegliere – perché come ammoniscono i mistici il post-mortem lo prepariamo qui, ora, nella nostra vita mondana – dove allocarci dopo la morte.
Luigi Copertino
NOTE
- P. Davies, “Superforce”, p. 52, citato in René Laurentin “Dio esiste. Ecco le prove – Le scienze erano contro. Ora conducono a Lui”, Piemme, 2001, Casale Monferrato (Al), p. 40.
- René Laurentin, “Dio esiste ecco le prove”, op. cit., p. 58.
- Citato da Peter Seewald “Luce del mondo”, Città del Vaticano, 2010, p.233.
- Ad Heisenberg è stato rimproverato di non aver abbandonato la Germania hitleriana, come fece Einstein, e di aver accettato di guidare il programma nazista per la fissione nucleare e la realizzazione dell’atomica. Dei suoi studi, in proposito, si avvalsero tuttavia, a guerra finita, gli americani. In realtà Heisenberg stava meditando di lasciare la sua patria ma ne fu dissuaso dal vecchio maestro Max Planck – il cui figlio sarebbe stato fucilato per aver preso parte all’attentato ad Hitler nel 1944 – che consigliò, a lui e altri fisici, di restare e di sabotare dall’interno il regime nazista rallentando il programma per la fissione.
- https://youtu.be/rGgTUZMMyAg?si=la0x0ndZVaEOe7BM
- René Laurentin, “Dio esiste ecco le prove”, op. cit, pp. 40-41.
- Si rimanda, per approfondimenti, alla voce “principio antropico” del DISF “Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede”, reperibile sul web.
- Trinh Xuan Thuan “La mélodie secrète”, Fayard, Paris, 1988, citato in René Laurentin, “Dio esiste ecco le prove”, op. cit., p. 117.
- Giovanni della Croce, “Cantico spirituale”, Paoline, Milano 1991, citato in René Laurentin, “Dio esiste ecco le prove”, op. cit., ibidem.


