Un rabbino rivela la missione divina di Trump: “Trump non ha idea del perché sia stato scelto. Ma io sì”
In una videolezione completa, il rabbino Isser Z. Weisberg2, che studia le profezie bibliche da oltre trent’anni, presenta un’analisi sorprendente della missione divina del presidente Donald Trump.
In una videolezione completa, il rabbino Isser Z. Weisberg, che studia le profezie bibliche da oltre trent’anni, presenta un’analisi sorprendente della missione divina del presidente Donald Trump. Attingendo a centinaia di fonti della Bibbia ebraica e a migliaia di altre tratte dalla letteratura rabbinica che abbraccia 2.000 anni, il rabbino Weisberg sostiene che il ruolo di Trump trascende la politica convenzionale ed entra nel regno della profezia biblica.
Il rabbino Weisberg inizia affrontando quella che considera una contraddizione preoccupante nell’approccio di Trump a Israele. Nonostante i solidi precedenti filo-israeliani di Trump – la revoca delle restrizioni sulle armi, il taglio dei fondi all’UNRWA, la rimozione delle sanzioni di Biden contro i coloni ebrei e il ripristino delle sanzioni della Corte Penale Internazionale – il rabbino critica il ruolo di Trump nel far approvare quello che definisce un “accordo di resa folle, immorale e pericoloso con Hamas”.
Secondo Weisberg, Trump si è affidato a consiglieri dal giudizio compromesso, in particolare Steve Witkoff, che ha “profondi legami finanziari con il clan al potere in Qatar, sostenitore di Hamas”. Il rabbino osserva che Trump ha espresso ammirazione per i leader mediorientali, tra cui MBS dell’Arabia Saudita, i governanti del Qatar, Erdogan della Turchia ed el-Sisi dell’Egitto, nonostante nessuno di loro sia un vero amico dell’America o condivida i valori americani.
Weisberg cita l’indice di antisemitismo Global 100 dell’ADL, che mostra che “ogni singolo paese arabo islamico, anche quelli che hanno accordi di pace e normalizzazione con Israele, ognuno di loro ha una popolazione con oltre il 90% di antisemitismo”, in contrasto con gli Stati Uniti e i paesi occidentali che raggiungono un punteggio del 10% o inferiore.
Il rabbino sostiene che l’incomprensione di Trump delle dinamiche mediorientali derivi dal suo affidamento a consiglieri il cui giudizio è stato corrotto da interessi finanziari. Facendo riferimento a Deuteronomio 16:19, Weisberg spiega: “Non accettate tangenti, perché la corruzione acceca i saggi e perverte le parole dei giusti”. Sostiene che i legami finanziari di consiglieri come Kushner e Witkoff con gli Stati del Golfo hanno “completamente distorto la loro bussola morale e accecato il loro senso di giustizia nei confronti dello Stato di Israele”.
Weisberg attribuisce anche una notevole responsabilità al Primo Ministro israeliano Netanyahu, che descrive come fondamentalmente ben intenzionato ma privo “della saggezza, della forza interiore e dell’orgoglio ebraico per difendere il popolo ebraico”. Il rabbino definisce Netanyahu un apikoros, un termine talmudico per qualcuno che crede in Dio ma non vive concretamente tale fede.
Attingendo a fonti talmudiche, Weisberg osserva che il governo sionista che guiderà Israele prima della Redenzione è descritto come “malchus shafalot”, un governo pateticamente debole. Egli sostiene che la paura di Netanyahu di essere abbandonato dagli americani lo spinge a cedere alle pericolose richieste degli Stati Uniti, anche quando sa che minacciano la sicurezza israeliana.
Nonostante queste critiche, il rabbino Weisberg sottolinea che i fallimenti di Trump nella politica mediorientale non definiscono la sua presidenza né riflettono il suo carattere. Sostiene invece che Trump sia stato scelto per uno scopo divino completamente diverso.
Weisberg indica la miracolosa ascesa politica di Trump come prova dell’intervento divino: “Il fatto che sia spuntato dal nulla, senza alcuna esperienza politica e militare, per vincere il suo primo mandato è una novità nella storia americana, e il fatto che sia stato in grado di resistere a una raffica senza precedenti di ogni sorta di tentativi di rimuoverlo… inclusa la sua miracolosa fuga dalla pallottola di un assassino e poi l’ottenimento di un secondo mandato, questa è chiaramente e ovviamente la mano di Dio”.
Tuttavia, il rabbino sostiene che Trump fraintenda fondamentalmente la propria missione. Analizzando il discorso di insediamento di Trump, Weisberg osserva che delle quasi 3.000 parole, solo sei riflettevano accuratamente il suo vero scopo: “Non dimenticheremo il nostro Dio”. Il resto – le promesse di rendere l’America la nazione più grande, porre fine a tutte le guerre e fungere da unificatore – Weisberg lo respinge come fuorviante.
Per comprendere il ruolo effettivo di Trump, il rabbino Weisberg presenta un complesso quadro teologico che identifica l’America come la manifestazione finale dell’Impero Romano. Descrive l’America come “la progenie metafisica di Esaù, che è Edom, che è Roma, che è la civiltà cristiana, che è la civiltà occidentale ora guidata dagli Stati Uniti d’America”.
Il rabbino cita ampiamente le profezie bibliche sulla distruzione finale di Edom, a partire da Geremia 46: “Distruggerò tutte le nazioni tra le quali ti ho esiliato, ma non distruggerò te [Giacobbe]”. Osserva che, mentre la Bibbia ebraica contiene il maggior numero di profezie sulla futura grandezza del popolo ebraico sotto il Messia, “il secondo posto in termini di volume riguarda il destino finale di Esaù/Edom/civiltà occidentale – e queste profezie non sono belle”.
Weisberg cita l’intero libro di Abdia, dedicato alla distruzione di Edom: “La casa di Giacobbe sarà fuoco, la casa di Giuseppe una fiamma, e la casa di Esaù sarà paglia… non ci saranno superstiti della casa di Esaù, perché Dio ha parlato”.
Da Isaia 34, cita: “Dio è adirato contro tutte le nazioni e furioso contro i loro eserciti… I fiumi di Edom si trasformeranno in catrame e la sua polvere in zolfo, e la sua terra diventerà pece ardente… il fuoco non si spegnerà, il suo fumo salirà per sempre”.
Nonostante queste terribili profezie, il rabbino Weisberg spiega che la civiltà occidentale è stata risparmiata dalla distruzione grazie all’intervento divino. Egli attribuisce il merito a “uno straordinario tzaddik, un ebreo santo e giusto che assaltò i cieli e insistette affinché l’America e la civiltà occidentale fossero salvate grazie ai gentili giusti e al loro potenziale di trasformare la società occidentale”. Il rabbino promette di rivelare l’identità di questa persona in un video futuro.
Tuttavia, questa misericordia divina richiedeva una prova concreta che gli americani meritassero la salvezza. Weisberg spiega che, proprio come Dio mise alla prova Abramo nonostante la sua rettitudine, “la bontà deve essere rivelata in modo tangibile prima di poter essere causa di buoni risultati”.
Il test si è concentrato sulla possibilità che la maggioranza degli americani “sosterrebbe un governo che rispetta Dio Onnipotente e la Sua sacra Torah e che sostiene anche la giusta causa degli ebrei in Israele”, rifiutando al contempo la “sinistra radicale e immorale woke”.
Secondo l’analisi del rabbino Weisberg, Trump è stato scelto specificamente per rivelare la rettitudine di fondo dell’America. “Trump è stato scelto perché ha la personalità necessaria per resistere a tutti gli sforzi della sinistra radicale per metterlo a tacere e distruggerlo”, spiega il rabbino.
È importante sottolineare che Weisberg chiarisce che Trump “non è stato scelto per ispirare gli americani a essere brave persone” o “salvare l’America attraverso la sua rettitudine”. Al contrario, “è stato semplicemente scelto come la persona giusta con le giuste qualità per sottomettere la sinistra radicale e permettere che la bontà dell’America si rivelasse, salvandola dalla distruzione”.
Il rabbino osserva che i risultati delle elezioni del 2024 – con la vittoria di Trump con meno del 2% del voto popolare – hanno fornito la prova necessaria della rettitudine americana. “Grazie agli sforzi di quell’uomo santo di cui abbiamo parlato prima, ci è riuscito. L’America è stata salvata.”
Pur riconoscendo il successo di Trump nel ruolo assegnatogli, il rabbino Weisberg sottolinea i limiti di ciò che qualsiasi presidente americano può realizzare per la sicurezza di Israele. Sostiene che la sicurezza definitiva del popolo ebraico può venire solo attraverso il Messia, citando la codificazione del Rambam in “Leggi dei Re”, capitolo 11:
“Un re della Casa di Davide sorgerà. Sarà un grande studioso della Torah ed estremamente giusto. Ispirerà tutto il popolo ebraico a seguire le vie della Torah. Combatterà le guerre di Dio e riuscirà a schiacciare tutte le nazioni nemiche che circondano Israele. Ricostruirà il Sacro Tempio sul Monte del Tempio e poi radunerà tutti gli ebrei dai quattro angoli del mondo.”
Il rabbino conclude citando Isaia 2:2-4: “Nei giorni a venire, il monte del tempio di Dio si ergerà saldo sopra tutti i monti… Tutte le nazioni affluiranno ad esso… perché la Torah uscirà da Sion e la parola di Dio da Gerusalemme… trasformeranno le loro spade in vomeri… le nazioni non alzeranno più la spada contro le altre nazioni e non impareranno più la guerra”.
Nonostante le sue preoccupazioni per le politiche di Trump in Medio Oriente, in particolare per quanto riguarda l’accordo con Hamas, il rabbino Weisberg mantiene una visione ottimistica. Sostiene che “il peggio è alle nostre spalle” e promette che “molto presto assisteremo all’adempimento delle preghiere che ripetiamo da migliaia di anni” [ossia la manifestazione del messia militare e il dominio dello stato di Israele sul mondo, ndT].
Il rabbino sottolinea che, sebbene Trump meriti gratitudine per aver rivelato la bontà dell’America e averne impedito la distruzione profetizzata, la definitiva “Età dell’Oro” non arriverà attraverso la grandezza americana, ma attraverso “il riconoscimento della nazione ebraica come leader di tutta l’umanità quando il regno del Messia sarà stabilito a Gerusalemme, che sarà conosciuto come la gloria del mondo intero”.
Note
- Tratto da Israel365.com del 27 luglio 2025. Traduzione redazionale.
- Vive a Toronto, in Canada. Nel suo canale you-tube si presenta così: «Rabbi Isser Zalman Weisberg reveals the greatest secret of all time – when is Moshiach, the Messiah, coming and other fascinating Biblical prophesies.»



One thought on “LA MISSIONE DIVINA DI DONALD TRUMP SECONDO IL FONDAMENTALISMO EBRAICO CONTEMPORANEO”
Una summa del delirio del quale si nutre il giudaismo post-biblico e quella sua parte in particolare che ha sposato il nazionalismo religioso accreditando il sionismo come strumento divino. Il problema degli ebrei è che si ostinano a non usare, per interpretare le Scritture, l’unica possibile chiave esegetica ossia Gesù Cristo. Non a caso la profezia citata di Isaia 2:2-4 (“Nei giorni a venire, il monte del tempio di Dio si ergerà saldo sopra tutti i monti… Tutte le nazioni affluiranno ad esso… perché la Torah uscirà da Sion e la parola di Dio da Gerusalemme… trasformeranno le loro spade in vomeri… le nazioni non alzeranno più la spada contro le altre nazioni e non impareranno più la guerra”) letta come non riferita al Cristo Venturo dei tempi anticotestamentari – Lui è la Parola uscita da Gerusalemme, Lui è il Vero Tempio verso cui si sono dirette le nazioni, Lui è Colui che da la Pace sebbene non come la dà il mondo – diventa un inno alla potenza messianica dello Stato di Israele che essi credono destinato a dominare l’universo mondo. Quando arriverà, perché arriverà, la smentita, probabilmente catastrofica, delle loro malriposte speranza messianiche comprenderanno e si rivolgeranno, come ha profetizzato san Paolo ebreo e cittadini romano, a “Colui che hanno trafitto”.