L’autore di questo articolo, Adam Eliyahu Berkowitz è il caporedattore di Israel365 News.com (ex Breaking Israel News), attiva testata in rete che diffonde la visione politica del movimento dei coloni israeliani, rappresentati all’interno dell’attuale governo israeliano dai partiti estremisti di Ben Gvir e Smotrich. Questa testata si distingue per un non comune coraggio nell’affermare cose che aprono gli occhi a molti occidentali in merito al fondamentalismo sionista attualmente al potere in Israele. Una nota nel sito ci conferma che l’Autore “Ha fatto l’Aliyah in Israele nel 1991 e ha prestato servizio come medico da combattimento nelle IDF. Berkowitz ha studiato legge ebraica e ha ricevuto l’ordinazione rabbinica in Israele, e vive sulle alture del Golan”, territori al confine con la Siria occupati militarmente da Israele contro la legge internazionale e le pronunce dell’ONU.
Non ne pubblichiamo la traduzione integrale italiana perché essa aggiunga alcunché a quanto denunciato autorevolmente dalle Chiese cristiane di Terrasanta, ma in quanto rende perfettamente l’idea dei risultati del dilagante clima di “mobilitazione ideologica totale”, in grado di negare anche la più evidente realtà egemone all’interno di buona parte del mondo politico israeliano, attualmente al potere.
Il movimento dei coloni è oggi uno dei maggiori problemi interni di Israele, e costituisce probabilmente la maggiore sfida ad ogni tentativo di riportare l’azione governativa di quel paese entro i confini del rispetto del Diritto internazionale e dei diritti umani. È anche il maggior responsabile delle sempre più frequenti aggressioni ai Cristiani ancora ivi residenti, aggressioni che da anni continuano imperterrite nella più completa indifferenza da parte dei governi occidentali, e particolarmente di quelli che sbandierano la propria immarcescibile fedeltà ai “valori giudaico-cristiani”.
Come sostiene suo malgrado l’Autore, “quando intere comunità vengono falsamente diffamate sulla base di una disinformazione coordinata”, come accade alla comunità cristiana di Taybeh proprio nell’articolo da lui firmato, rompere il silenzio dei vili è l’atto più onorevole e rivoluzionario.
I leader della Chiesa incolpano Israele per gli attacchi di Taybeh, ma le prove dicono il contrario.
In una regione in cui le narrazioni spesso contano più dei fatti, la storia di Taybeh ci ricorda che la verità deve rimanere il fondamento della giustizia, soprattutto quando intere comunità vengono falsamente diffamate sulla base di una disinformazione coordinata.
Alti ecclesiastici cristiani, tra cui il Patriarca greco-ortodosso Teofilo III e il Patriarca latino Pierbattista Pizzaballa, hanno visitato lunedì la città cristiana di Taybeh per esprimere solidarietà dopo quella che hanno descritto come una serie di attacchi da parte di “coloni radicali” contro residenti cristiani e siti di interesse storico. La visita ha incluso una cerimonia di preghiera e una conferenza stampa nei pressi del luogo di un recente incendio, che, a loro dire, è stato appiccato deliberatamente dagli ebrei. Tuttavia, numerosi testimoni oculari e prove video contraddicono fortemente questa narrazione.
Nella loro dichiarazione ufficiale, i leader della chiesa hanno accusato le autorità israeliane di aver permesso la violenza da parte dei residenti [I coloni in realtà sono occupanti abusivi di proprietà altrui, NdR] ebrei. Hanno chiesto un’indagine “immediata e trasparente” sui motivi per cui la polizia israeliana non ha risposto alle chiamate di emergenza.
“Queste azioni rappresentano una minaccia diretta e intenzionale innanzitutto per la nostra comunità locale, ma anche per il patrimonio storico e religioso dei nostri antenati e dei luoghi sacri”, si legge nella dichiarazione. “Anche in tempo di guerra, i luoghi sacri devono essere protetti”.
“Gli attacchi dei coloni contro la nostra comunità, che vive in pace, devono cessare, sia qui a Taybeh che altrove in Cisgiordania. Questo fa chiaramente parte degli attacchi sistematici contro i cristiani che vediamo diffondersi in tutta la regione”.
Anche Re Abdullah II di Giordania ha condannato il presunto incendio doloso nella città, definendolo “una palese violazione della sacralità dei defunti, dei luoghi santi cristiani e della presenza cristiana in Terra Santa”.
Tuttavia, nuove prove rivelano che l’incendio doloso in questione è stato appiccato deliberatamente da arabi, non da ebrei. Secondo fonti di Israel365 News, [Ecco la prima parte delle presunte “prove”: sé stessi, NdR] l’incendio è stato appiccato deliberatamente da arabi nel tentativo di danneggiare i pascoli di una vicina fattoria ebraica [La quale sorge su terreni occupati illegalmente dai coloni con la forza, e in realtà di proprietà della comunità cristiana di Taybeh, talché si estende fino ai confini del cimitero cristiano della cittadina e dell’antica Chiesa cristiana di San Giorgio, anch’essa aggredita dalle fiamme NdR]. Lungi dall’essere i responsabili, il proprietario dell’azienda agricola e la sua squadra hanno lavorato per spegnere l’incendio e hanno sporto tre denunce alla polizia per l’incendio doloso. Tragicamente, l’incendio si è propagato involontariamente e ha raggiunto un cimitero cristiano, un evento sfruttato da attivisti e alcuni religiosi per incolpare i residenti ebrei dei danni.

Questa falsa rappresentazione non è un caso isolato. Pochi giorni prima, fonti israeliane avevano scoperto che quello che era stato segnalato come un violento scontro tra residenti ebrei e palestinesi nella regione di Binyamin era, in realtà, un’imboscata terroristica araba accuratamente pianificata. Arabi armati di pietre, fionde e bombe incendiarie avevano inscenato uno scontro mirato a provocare l’autodifesa ebraica, che è stato poi falsamente presentato dai media internazionali come “violenza dei coloni”. Un adolescente ebreo era rimasto gravemente ferito e un pastore ebreo era stato assassinato nella stessa zona giorni prima. Un alto funzionario della sicurezza ha confermato che l’evento era “un attacco premeditato e organizzato con il chiaro obiettivo di coinvolgere le forze di sicurezza israeliane e provocare un conflitto più ampio”.
Questa diffamazione è stata documentata in un nuovo e completo rapporto del Movimento Regavim [Ecco la terza fonte di prova dell’Autore. Fondato dal citato ministro Smotrich ed altri estremisti nel 2006, Regavim (in ebraico: רגבים) è una ONG israeliana pro-coloni che monitora e persegue azioni legali nel sistema giudiziario israeliano contro le case “prive di permessi israeliani” di palestinesi o beduini in Cisgiordania, al fine di distruggerle e scacciarne gli abitanti; quindi ancora i coloni che incredibilmente continuano a dare ragione ai coloni, NdR], intitolato “False Flags and Real Agendas”, che indaga la narrativa ampiamente diffusa sulla “violenza dei coloni” in Giudea e Samaria. Il rapporto evidenzia come questo concetto sia spesso basato su dati gonfiati o distorti, provenienti principalmente da testimonianze palestinesi e dal database OCHA delle Nazioni Unite, con verifiche indipendenti [sic! NdR] minime. Oltre il 98% degli incidenti segnalati deriva da scontri che coinvolgono le IDF o da legittime operazioni di sicurezza, piuttosto che da aggressioni civili ebraiche [Ricordiamo che i coloni armati da alcuni anni sono considerati dal governo israeliano parte della cd. “guardia nazionale” israeliana, e pertanto le loro aggressioni vengono definite “legittime operazioni di sicurezza”, NdR]. Dopo aver escluso eventi non violenti, come incidenti stradali, visite archeologiche, lavori per infrastrutture legali o azioni di autodifesa, il numero di casi credibili di violenza dei coloni si riduce a poche centinaia nell’arco di diversi anni [sic! NdR], ben al di sotto della portata dichiarata. Il rapporto afferma che la narrazione della “violenza dei coloni” funziona come un’arma politica e una moderna calunnia del sangue, progettata non solo per diffamare i coloni israeliani, ma anche per minare la legittimità dello Stato di Israele e del suo esercito. Sottolinea il coordinamento tra ONG di sinistra, organismi internazionali e persino autorità palestinesi, tutti volti a distorcere gli incidenti per fini politici, tra cui garantire pressione globale, sanzioni e delegittimazione di Israele. Il rapporto chiede dati trasparenti e accurati e una campagna proattiva di diplomazia pubblica per combattere queste false narrazioni. In conclusione, il concetto di una diffusa “violenza dei coloni” è in larga parte una menzogna inventata, riconfezionata come strumento di propaganda nella più ampia lotta contro Israele.
Nonostante questo contesto, il Patriarca Pizzaballa e Teofilo hanno ripetuto accuse infondate di violenza sistematica da parte degli ebrei a Taybeh. Hanno lamentato l’emigrazione dei cristiani dalla regione, attribuendola alla paura e alle molestie. Pizzaballa ha dichiarato ai giornalisti di dubitare che le forze dell’ordine israeliane avrebbero risposto in modo significativo alle loro preoccupazioni. La dichiarazione dei patriarchi si è spinta fino ad affermare che la presenza cristiana in Samaria sta subendo “attacchi sistematici” e ha invitato le comunità cristiane internazionali a intervenire.
Alla luce della schiacciante documentazione [che se è quella sopra indicata non convincerebbe nemmeno Trump, NdR] che indica la responsabilità araba nell’incendio di Taybeh e un più ampio schema di provocazioni inscenate, i critici [Ovvero i coloni stessi NdR] sostengono che le accuse mosse dai leader della Chiesa rischiano di alimentare una narrazione già distorta sui residenti ebrei di Samaria [Nome che i fondamentalismi israeliani danno alla Cisgiordania, NdR.] La tendenza ad attribuire automaticamente la colpa ai “coloni” – spesso senza prove – viene sempre più smascherata come una campagna politicamente motivata per delegittimare la presenza di Israele nel suo cuore ancestrale.
Come ha osservato una fonte vicina ai coloni: “Non si tratta di scontri spontanei o di violenza da parte di vigilanti. Si tratta di terrore premeditato e propaganda progettata per scatenare l’indignazione globale, e troppi ci cascano”.
In una regione dove le narrazioni spesso contano più dei fatti, la storia di Taybeh ci ricorda che la verità deve rimanere il fondamento della giustizia, soprattutto quando intere comunità vengono falsamente diffamate sulla base di una disinformazione coordinata.
Adam Eliyahu Berkowitz
(Da Israel365news, 15 luglio 2025)*
In conclusione, questo articolo è interessante in quanto si presenta veramente come un perfetto esempio di “disinformazione” al fine di “diffamare un’intera comunità”, ma quella Cristiana in Cisgiordania ed in Terrasanta. E intanto le aggressioni dei coloni (“poche centinaia” persino secondo l’Autore) possono tranquillamente continuare nella silente complicità dell’occidente servo.
Su cui non vale più nemmeno la pena di spendere valutazioni morali.
Giovanni Vinciguerra
*Traduzione redazionale. Articolo originale in lingua inglese disponibile all’indirizzo https://israel365news.com/


























































































































































































































































































































