Breve riflessione di un cattolico dedicata a certi cattolici neocons che in queste ore perpetuano strenuamente il loro sostegno a stelle (di David) e strisce.
Una Repubblica non diviene naturalmente nemica in quanto Islamica. Sarebbe ora di finirla con questa retorica fallaciana che dura da troppi anni e che tende irrimediabilmente a trasfigurare il mondo islamico nell’antico nemico materiale e spirituale, un pregiudizio nel quale molti cattolici tradizionali, in comprensibile reazione tridentina a secoli di modernismo ed eresie protestanti, si sono chiusi con paura e fossilizzazione. Ma la paura di cadere in errori dottrinali e sincretistici, a volte si rivela più pericolosa dell’errore stesso. Giudichiamo soltanto in funzione di quello che le nostre dottrine ci dicono dell’altro, sempre secondo le nostre fonti, ma quasi mai osandone una conoscenza diretta, del suo punto di vista e della sua umanità, prima ancora che della sua religione. “Noi siamo la civiltà e gli altri il nulla periferico più barbaro e desolante”: antico e perenne vizio occidentale di credersi l’ombelico del mondo. Il rischio dell’arroccamento ideologico (e religioso) è poi quello ancora più letale di sostituirci presuntuosamente al giudizio di Dio, l’Unico che conosce e scruta i cuori degli uomini, a prescindere dalle religioni di appartenenza. Ma forse la salvezza, e perdonate non intendo dire eresia, non si trova esclusivamente nel nostro orticello. Nostro compito è testimoniare la fede in Cristo risorto, salvezza per tutti gli uomini che Lo riconoscono, e certo lungi dalle assurde mescolanze religiose di tendenza, ma l’altezza della missione non può non rammentarci che l’umiltà e la carità costituiscono il fondamento della santità, come insegnava Madre Speranza di Gesù. Non potremmo definirci cristiani se non cercassimo di pregare egualmente per le anime di tutti coloro che sono vittime delle atrocità in Palestina, musulmani e cristiani. Lo preciso perché recentemente mi sono trovato a discutere con alcuni ambienti cattolici in sconfortante disaccordo sulla questione. A quanto pare si perpetua l’avvilente ritornello delle vittime di serie A e quelle di serie B. Per conto mio, prego tutte le anime degli innocenti massacrati dal genocida Sion di intercedere per noi dal Regno dei Cieli, e forse certi sedicenti cattolici dovrebbero sperare che Iddio, in caso di ammissione alla Gioia Eterna, prepari per loro un piccolo privè, non si sa mai che si ritrovino un buon numero di musulmani in Paradiso. Per quanto riguarda l’Islam, credo che ne occorra una conoscenza ben più profonda di quella che abbiamo attualmente per dare un giudizio equilibrato e soprattutto consapevole di quanto vasto ed eterogeneo sia il mondo musulmano. Da parte sua, l’Iran sciita, proprio perché sciita, non ha mai costituito una minaccia di natura militare, civile o religiosa. Qui nessuno intende esaltare o idealizzare nessun altro, ma prima di giudicare il cosiddetto “regime” degli Ayatollah, tentiamo di conoscerne un pochettino di più la storia, il pensiero, i precedenti e le condizioni attuali, prima di tacciarlo di essere una feroce tirannia islamista che impicca dissidenti a piacimento. Certo richiede uno sforzo, essere un po’ meno rigidi e abbandonare preconcetti radicati, ma a parer mio è un’operazione per noi moralmente doverosa oggi come oggi. Da parte mia, pur non essendo mai stato in Iran, e aggiungo purtroppo, conosco persone e amici che viaggiandoci di recente hanno avuto una sensazione di sicurezza ben maggiore che trovandosi a Milano. E per giunta sono tornati tutti vivi, con buona pace del futuro rabbino Pillon, al quale mi sentirei di consigliare caldamente un giretto in quella “feroce” Repubblica Islamica nella quale risiede pacificamente una delle più numerose e consolidate comunità ebraiche del Medio Oriente. Per contro, non posso affermare di aver percepito il medesimo senso di sicurezza nella “grande democrazia” di Israele, laddove ritrovarsi puntato sul muso un mitra da una giovane ventenne in uniforme verde oliva può raggiungere frequenze non sempre rassicuranti. Ho avuto di recente l’immenso onore di partecipare all’incontro con una delegazione iraniana in Italia, membri della quale erano tra gli altri due autorevoli imam sciiti. Un incontro sulla figura dell’Imam Khomeini da cui sono scaturite riflessioni di considerevole profondità, e dal quale so di per certo che la fede di molti cattolici presenti, me compreso, è uscita rafforzata e non certamente più confusa. Se solo ci sforzassimo a conoscerlo un po’ di più, troveremmo nell’“altro” molti punti in comune che in futuro potrebbero costituire solide alleanze nella resistenza al pensiero unico dominante. E tutto ciò si può realizzare senza abiurare meccanicamente la propria fede e la propria identità, anzi, testimoniandole con ancora più vigore. Non esiste un modello sociale a senso unico. Noi avevamo un tempo quello cattolico romano, con la sua preziosa dottrina sociale, ed è quello che le future generazioni europee avranno il dovere di riscoprire. Ma laddove il Cattolicesimo non c’è mai stato, è nostro dovere sostenere quei modelli che promuovono la dignità della persona umana contro ogni abiezione del modernismo, consapevoli che la società perfetta non ha dimora in terra. Ecco perché oggi supporto la Repubblica Islamica dell’Iran nella lotta contro il nemico sionista. È l’eterna battaglia dei popoli oppressi contro ogni imperialismo che intende schiacciarli. Battaglia già vinta sappiamo da Chi, ma che vale la pena continuare a combattere anche quaggiù!Pietro Puliti



























































































































































































































































































































2 thoughts on “ALDILÀ DI OGNI IPOCRISIA NEOCONS. Di Pietro Puliti”
non fa una grinza!
Ottimo!