In questi giorni a leggere i giornali, scorrere i post sui social e a compulsare sui vari siti di informazione occidentale pare che recentemente l’Europa e gli europei si siano trovati di fronte a un’apparizione: a Monaco per la stampa liberal-progressista si è trattato, con assoluta e dotta certezza, di un fantasma, un’ombra a stelle e strisce capace di solcare l’oceano, uno spirito grigio ma dagli evidenti tratti neri e quindi autoritari, reazionari e dispotici che con la prosopopea tipica dello yankee (quello che non ci piace) ha osato esporre le imbarazzanti contraddizioni che sussistono tra le derive securitarie-nichiliste dell’Europa e l’autoproclamato spazio di pace perpetua in cui le burocrazie dell’Unione Europea sono convinte di vivere.
Invece di blaterare dei contrasti che imperversano nel cuore del Vecchio Continente, a dire della stampa in progress, quello spettro dovrebbe badare ai problemi del suo paese invece di ficcare il naso da questa parte del mondo dove tutto va a gonfie vele. Non si capisce come quest’ombra non si renda conto di poter avere la fortuna di proferire queste parole nel cuore del “giardino” dell’occidente, citando Josep Borrell, un alto papavero della benedetta tecnocrazia UE. Lui che viene da fuori, dove tutto è giungla, è palese non abbia le capacità per comprendere i pregi dell’oasi maastrichtiana, per il cui splendore è assolutamente necessario che la tecno-democrazia bruxellese ridefinisca il canone elettorale quando questo porta in dote risultati “non conformi” perché l’erba cattiva va estirpata immediatamente ed è altrettanto consequenziale che si imponga uno stretto controllo su cosa si possa dire o scrivere anche tramite post sui social – autentico luogo per stanare complottismi plebei – per le cui parole virtualmente vergate, come in Germania e nel Regno Unito, si può arrivare fino all’arresto, mentre in Francia le manifestazioni si sedano con la giusta dose di violenza: smisurata. Ah, la fraternité senza liberté! Che vuoi che ne sappia il fantasma dello scrittore dell’elegia deplorable, da vero buzzurro qual è non ci si stupisce se abbia vilipeso Greta Thunberg, inviolata santa laica del vivaio gaio e placido sotto le dodici stelle. Incredibile poi che quello spettro poi non colga gli impagabili prodigi di un’immigrazione che, attraverso l’abbassamento dei salari, è stata capace di generare prosperità delle grandi concentrazioni finanziarie: violenze, stupri, degrado e declassamento socioeconomico sono il prezzo da pagare per la felicità del grande capitale. Lui per primo dovrebbe saperlo, visto che viene da una terra di migranti. Ma forse si è trattato di un’allucinazione e la prova starebbe proprio nel fatto che l’entità sembra abbia parlato di aborto e addirittura di preghiere, chiudendo il bieco intervento con un imbarazzante “God bless you”. Le preghiere sembra siano reperti di cui non si conosce appieno il significato e che, con tutta probabilità, proverrebbero da un mondo lontano e per fortuna dimenticato, obliterato: secondo i più dotti pregare sarebbe servito per aprirsi a dimensioni ultraterrene, qualcuno le ha definite “sacre”, chiedendo la forza per affrontare quanto nella materialità, ossia nell’unica dimensione concepibile, possa capitare. Praticamente l’unica opzione che avrebbe Vladimir Putin di fronte alle armate arcobaleno europee, dato che Trump sembra voglia addirittura trattare con l’Hilter russo. Pare infatti che la stessa Unione Europea non sia stata invitata al tavolo delle trattative tra Russia e… USA. Ma si tratta di una fake news dei complottisti e in caso contrario l’Europa si farà sentire perché “se i fatti non concordano con la teoria… tanto peggio per i fatti!”
Diamo invece un’occhiata a quell’emisfero giornalistico-mediatico, da intendersi nel senso più ampio, che potremmo definire – non a caso – conservatore, da queste parti non

c’è proprio alcun dubbio: ci si è trovati al cospetto di un’apparizione. Si fatica a farsi largo tra l’entusiasmo che questa visione sta ancora suscitando a distanza di qualche giorno: in base ai resoconti più contenuti si è trattato di un corpo celeste – occhi inclusi – il cui approdo originario sulle rive del Vecchio Continente avvenne proprio alla stregua dell’inaugurazione del glorioso Occidente americanocentrico: lo sbarco in Normandia. Ebbene sì, a distanza di quasi ottantun anni è ancora D-Day, o meglio V-Day, dall’iniziale del nome che alcuni – i più lucidi – sono stati capaci di cogliere dal corpo celeste: Vance, vicepresidente: “il mio vicepresidente!” che ha ricordato dei valori comuni (?) che legano il suo paese e il Vecchio Continente e che ha assestato colpi a un’Europa che può esistere solo come espressione geografica perché non c’è strada più appetibile che disarticolare da dentro il Vecchio Continente, riportando indietro le lancette del tempo a quando le vacanze erano più lunghe e ci si poteva comprare anche la seconda casa e restando, al contempo, i prediletti degli interessi a stelle e strisce a cui una guida turistica, una pizza e un inchino non faremo mai mancare. L’orizzonte palesato dall’apparizione è sempre quello della libertà, chiave per (ri)aprire la porta di quella felicità che, dall’altra parte dell’oceano, hanno addirittura posto in Costituzione. Poco o nulla contano le declinazioni di libertà made in USA, che tanto sanno invece di quella freedom che germoglia solo tra i prati che la liberaldemocrazia a stelle e strisce può innaffiare per far crescere la pianta della felicità i cui frutti nascono dagli imprescindibili precetti di mercatismo, individualismo e politicamente corretto.
Al cospetto di questi due fronti monolitici contrapposti, si evince immediatamente la funzione – la cui volontarietà passa in secondo piano – ultima di questa dialettica: mantenere lo status quo. Una conservazione che rispecchia palesemente il decadimento definitivo di un’élite europea la quale, in procinto della sua sostituzione, frigna battendo i piedi e perdendo indecorosamente la residuale lucidità: come ha sostenuto qualcuno recentemente, è innegabile che la cappa in cui il Vecchio Continente ha affondato la testa non permetta più, nemmeno ai vertici di pensiero intellettuale e politico, di toccare, sondare e pensare alternative di destino alte e altre rispetto alle attuali in cui, dal dopoguerra, ci si è incistati ed è tristemente evidente che questi adulti credano ancora alle favole (sbagliate), quelle che narravano della fine della storia, storia che invece è tornata con tutta la sua brutale forza a stringere la tenaglia sul Vecchio Continente.
Sarebbe sufficiente sollevare il capo, guardarsi intorno, per realizzare che da quel giardino abbiamo tratto solo i frutti psicodelici dalla cui assuefazione è imprescindibile affrancarsi e le parole dello spettro d’oltreoceano sono un segnale da cogliere in questo senso.
È difficile dire se i bagliori che emergono all’orizzonte siano il preludio dell’alba o il fulgore che scuote ancora di più in una notte mai così buia in cui è altrettanto complesso – e fuorviante – continuare a domandarsi se rivolgere lo sguardo a occidente o a oriente.

Ascoltando con attenzione le parole di Vance si dovrebbero cogliere alcuni fondamentali aspetti e inquietanti sollecitudini: l’Impero americano, in evidente fase di declino, reagisce con il colpo di coda di un’entità statale che, a prescindere dalla crisi di identità, non vuole abdicare al suo ruolo. Prova ne è l’aver (ri)portato alla guida della nazione un nocchiere che riposizioni la galea-America in salvo da due tempeste: quella interna, fiaccata dalla deindustrializzazione a cui hanno contribuito la massiccia immigrazione e la forsennata globalizzazione neoliberista, dall’internazionalismo dei diritti umani, intristita dall’incalzante inflazione di generi primari e mortali overdosi da fentanyl, depotenziata dalla deriva woke che ha esaurito la sua utilita postsessantottina creando troppe falle in uno scafo senza più rematori ma anche cannonieri. La tempesta esterna impazza a causa di una sovraestensione imperiale ormai ingestibile ma anche per l’emersione di nuovi e ambiziosi contendenti.
È giunta l’ora di batter cassa, la storia accelera prepotentemente.
Un’altra comparizione ha fatto capolino in Europa in questi caotici giorni: quella di Pete Hegseth. Il nuovo ministro della difesa americano è intervenuto al quartier generale della Nato a Bruxelles e le sue parole, passate in sordina, sono un corollario al contributo di Vance.
Due sono i concetti da tenere presente: spetta agli alleati europei della Nato il compito di difendere l’Europa ed è finito il tempo in cui ci si poteva approfittare della protezione d’oltreoceano, ragion per cui, a quelli che Trump ha spesso definito “delinquent states”, ora viene chiesto un impegno pari al 5% del pil da versare all’alleanza atlantica, il cui vertice, ossia gli USA, sono troppo occupati su altri fronti per continuare a far sì che il Vecchio Continente si crogioli nella sua imbelle post-storicità: “Non commettete errori, il presidente Trump non permetterà a nessuno di trasformare lo zio Sam in zio babbeo.”
Per chi suona la campana? Anche per i sordi. A quanto pare.
Vi è poi un altro aspetto che chi, come gli europei, da ottant’anni uscendo dalla storia non possono più cogliere che è quello della violenza: la violenza non da intendersi come fine a se stessa, ma come incarnazione sia di quel vir insito principalmente nel maschio disposto a combattere per difendere i propri confini, da intendersi come quelli che partono dalla propria, intima, essenza ed esistenza costituite prima di tutto da identità ma anche dall’utilizzo volontario di quella forza che non rinuncia a perseguire il proprio destino.
Che la violenza sia una tendenza, anche politica, è tanto innegabile quanto già alquanto discusso e approfondito ma è altrettanto certo che questa debba essere sottomessa alla fermezza non solo di chi ha un obiettivo ma di chi ne custodisce le virtù. Al contempo di quanto detto e a prescindere dalle utopie assuefacenti, ogni impero detiene, custodisce ed alleva un certo grado di violenza da impiegare poi quando necessario, il caso americano è autoevidente in questo senso ed è proprio nell’eccesso dell’impatto woke, cristallizzato dai pietosi risultati sull’arruolamento provenienti dall’esercito americano ma anche dallo smarrimento delle sue più alte élite, che va ritrovato questo repentino cambio di marcia da cui anche i più accondiscendenti clientes non possono esimersi.
Sia da Vance che da Hegseth si evince chiaramente come anche una società in declino, ma ancora detentrice della sua autentica volontà, possa generare una qualità di uomini palesemente superiori, a prescindere dal portato valoriale, rispetto a cui la figura degli spettri risulta piuttosto essere riflessa negli occhi di chi, osservando, non si rende conto di essere già spirato.
A Bruxelles Hegseth ha esordito affermando che è intenzione di questa amministrazione ravvivare the warrior ethos, l’ethos guerriero e si badi bene che non siamo al cospetto di una trovata spacconesca: un nuovo ordine trincerocratico sta già sorgendo dalle ceneri della guerra in Ucraina. Sono infatti sempliciste e fuorvianti quelle analisi che tendono a derubricare queste dichiarazioni nell’alveo della “solita America”: sia Vance che Hegseth rappresentano quel cordone ombelicale che, a prescindere dallo spirito antieuropeo su cui si ergono gli Stati Uniti, riconduce all’indoeuropeo männerbund a cui i deutschamerikaner o scotch-irish americans ancora custodiscono il lontano e atavico retaggio incanalabile entro i binari degli interessi d’oltreoceano.
L’oltreoceano è la compiutezza dell’illimitato a cui ontologicamente non si può non rispondere, pena l’implosione dell’impero.
È consequenziale che il destino manifesto imponga di spostare sempre più in là la frontiera e questo tracotante spostamento si costruisce sognando (American dream), recuperando l’identità (America first) e conquistando (Make America Great Again).
In tutto questo, il Vecchio Continente disquisisce sulla florilegia dei generi sessuali.
Ma il nemico non è alle porte ma dentro di noi.
Valerio Savioli


























































































































































































































































































































