CHARLES MAURRAS, ELON MUSK E YORAM HAZONY
Alle radici ateo-devote del transumanismo nazional-conservatore
Cosa mai potrà legare il fondatore dell’Action Française Charles Maurras, il miliardario transumanista conservatore Elon Musk e il filosofo americano del nazional-conservatorismo Yoram Hazony? Seguiteci e lo capirete.
Il padre controrivoluzionario dell’ateismo devoto

È notizia recente che la tomba di Charles Maurras (1868-1952) è stata danneggiata e oltraggiata (1). La notizia naturalmente non è trapelata nei nostri tg i quali non avrebbero mancato di fare un gran baccano se ad essere oltraggiata fosse stata la tomba di Gramsci o di Voltaire. O, peggio, quelle di qualche cimitero ebraico, come pure è accaduto.
Ogni qual volta si colpiscono monumenti si colpisce una parte della nostra eredità storica che va accettata in toto, nelle sue luci e nelle sue ombre. Elaborare una critica del passato – a parte il rischio, sotto il profilo storico, dell’anacronismo – non equivale né a rinnegarlo né a distruggerne la memoria, qualunque essa sia.
Charles Maurras è stato il principale teorico del pensiero controrivoluzionario allorché ormai l’eredità culturale e politica della rivoluzione del 1789 era in fase di consolidamento in Francia e in tutt’Europa. La parabola intellettuale di Maurras si situa tra la fine del XIX e la prima parte del XX secolo ed è per questo che, nonostante la sua fosse una rielaborazione in chiave moderna del pensiero di Joseph De Maistre, Louis De Bonald, Juan Donoso Cortes, è possibile collocarlo – sebbene con caratteri prevalentemente conservatori e quasi del tutto alieni da aspetti “socialisti” – nell’ambito della Rivoluzione Conservatrice. Quest’ultima è stata un raffinato movimento culturale, con ampie ricadute politiche di massa, fermentato nell’ultima parte del XIX secolo e poi affermatosi nella prima parte del secolo scorso.
Charles Maurras è stato il patrocinatore di una forma moderna di monarchia con un impianto nazional-conservatore e su base puramente sociologica. L’“Inchiesta sulla monarchia”, testo da lui pubblicato nel 1900, è tuttora considerato un classico della filosofia politica contemporanea. Il movimento che fondò e ispirò, l’Action Française, non fu però un movimento fascista. Lo si potrebbe forse considerare un “fascismo di destra” ma a condizione di tener ben fermo che il vero fascismo è quello di sinistra, ossia il socialismo nazionale. A causa del fatto che le concrete realizzazioni storiche del fascismo sono state, nei diversi contesti nazionali, il frutto di un compromesso tattico, e sempre precario, tra fascisti rivoluzionari e conservatori nazionalisti, ha fatto collocare nella mentalità comune il fascismo a destra. Ma il fascismo nasce e muore a sinistra.
Checché ne pensasse Ernst Nolte, che in questo sbagliava (2), il nazionalismo conservatore di Maurras non fu, quindi, nel senso sopra accennato, un fascismo – piuttosto lo si potrebbe definire un tradizionalismo innervato di moderni elementi naturalistici – benché alla “tentazione fascista” soggiacquero molti suoi aderenti. Non a caso quelli appartenenti all’ala di sinistra del monarchismo maurrassiano. Questa componente di sinistra del maurrassismo si fece portatrice di una ideologia “monarchico-socialista” su basi nazional-sindacaliste. Tra i maurrassiani tentati dal fascismo ricordiamo Robert Brasillach, con la sua poetica del “fascismo immenso e rosso”, e George Valois, fondatore del Faisceau che fu il primo movimento francese effettivamente fascista. Il socialismo di questi maurrassiani era in effetti soprattutto un comunitarismo che interpretava il moderno sindacalismo come una riproposizione aggiornata all’età industriale dell’organicismo tradizionale. Non mancò infatti di incontrarsi in Francia, come in Italia, con il sindacalismo rivoluzionario. In tale quadro i maurrassiani di sinistra si appropriarono del socialismo di Proudhon perché esso valorizzava la piccola proprietà, in particolare quella rurale, contro i grandi trust del capitalismo finanziario. Proudhon era una costante presenza nella rubrica “nostri maestri” dell’“Action Française”, l’omonima rivista del movimento (3). D’altro canto l’idea di una monarchia sociale, che nei maurrassiani di sinistra, come visto, diventava monarchia socialista e sindacalista, era già stata prefigurata nel programma politico di Enrico V, conte di Chambord, pretendente al trono dei Borbone di Francia.
I rapporti di Maurras con il Cattolicesimo furono complessi e burrascosi. Egli deve essere considerato l’antesignano degli “atei devoti” odierni. Infatti il pensatore francese assumeva il Cattolicesimo, con tutta la liturgia iconica dell’eroina nazionale san Jeanne d’Arc, soltanto quale elemento storico dell’identità nazionale, ossia quale religione dei francesi. Un approccio, dunque, esclusivamente sociologico. Maurras, infatti, era ateo e ha impostato la sua idea di monarchia nazionale sulla base del positivismo di Comte e Saint-Simon, i fondatori della moderna sociologia come scienza ad impianto organicista ma naturalista ovvero senza implicazioni spirituali e metafisiche. Anzi, in Maurras non mancarono venature darwiniste e razziste, inevitabili quando si prende a riferimento, per l’impalcatura filosofica delle proprie idee politiche, il positivismo. Positivista era, ad esempio, un Lombroso che classificava le tipologie umane, onde individuare quelle con predisposizioni criminali e quindi socialmente pericolose, mediante la misurazione della circonferenza cranica dei malcapitati. Positivista era Houston Stewart Chamberlain, il teorico del razzismo al capezzale del quale Hitler si recò per rendergli omaggio. Maurras, utilizzando i cliché mutuati dai positivisti Ernest Renan e Hippolyte Taine, distingueva tra il Cattolicesimo inteso quale romanizzazione del Cristianesimo, che in quanto tale, ossia come elemento conservatore e d’ordine, riteneva accettabile, e il Cristianesimo considerato, invece, quale elemento ebraico, in sé dissolutore e inaccettabile. Una assoluta manipolazione della storia ma anche e soprattutto della spiritualità cristiana apostolica. Chi conosce un po’ di storia e di teologia si rende conto perfettamente che quelle di Maurras, ma non solo sue, sul Cristianesimo cattolico sono corbellerie sesquipedali.
La condanna che Pio XI, negli anni trenta, promulgò contro i libri di Maurras e la rivista del movimento – una condanna già pronta sotto il pontificato di Pio X ma non promulgata per motivi politici – sta tutta nell’ateismo dell’autore e non, come sostengono i maurrassiani, negli intrighi presso la curia vaticana dei democristiani del Sillon (4). Naturalmente non tutti gli aderenti all’Action Française erano atei nonostante la loro devozione politica per Maurras. Non lo erano, ad esempio, il già citato Robert Brasillach, George Bernanos e Jacques Maritain. Quest’ultimo accelerò la sua transizione spirituale, filosofica e politica dal nazionalismo conservatore verso il personalismo – con esiti non sempre equilibrati e pertanto discutibili nel loro cedimento al liberalismo – proprio in conseguenza della condanna pontificia dell’“ateismo cattolico” di Maurras. Bernanos invece rimase un cattolico comunitarista di destra che, tuttavia, in sintonia con il monarchismo sindacalista propugnato dalla sinistra dell’Action Française, non disdegnava essere in corrispondenza con la scrittrice anarco-sindacalista Simone Weil. Bernanos non fu mai un democratico cristiano come taluni hanno cercato di far credere. Ebbe persino un figlio caduto nella Falange joseantoniana durante la guerra civile spagnola. Se nella sua opera “I grandi cimiteri sotto la luna” egli prese posizione contro le sommarie esecuzioni dei prigionieri politici e, più in generale, contro gli abusi di guerra perpetrati dai nazionalisti, e in particolare quelli del conte Arconovaldo Bonaccorsi, un borioso e gratuitamente violento fascista italiano – già inviso a Mussolini e allontanato dal Pnf ma poi riammesso a condizione di stare disciplinatamente nei ranghi – di stanza nell’isola di Maiorca nell’arcipelago delle Baleari, dove si trovava anche lo scrittore francese ospite del capo della locale Falange (disgustato anche lui da Bonaccorsi), non lo fece perché antifascista o di sentimenti liberali ma proprio in nome di quei valori umani di patria e comunità che egli aveva fatto politicamente suoi nelle fila del movimento maurrassiano e che vedeva oltraggiati dalla sua stessa parte politica.
La via destra al transumanismo
Se il miliardario Bill Gates è, con Soros, l’alfiere progressista delle distopie postmoderne, un altro miliardario, il sudafricano naturalizzato statunitense Elon Musk, si è affermato quale esponente dello schieramento sovranista conservatore. Amico ed estimatore della nostra Giorgia Meloni, Elon Musk è stato chiamato dal neoeletto Donald

Trump a un ruolo cruciale nella compagine della sua prossima amministrazione. Laddove Bill Gates rappresenta la via di sinistra al transumanismo mondialista, Musk ne rappresenta la via di destra. Le distopie, infatti, non sono solo di sinistra come troppi credono. Difensore, da conservatore, della famiglia eterosessuale, Elon Musk si è arricchito attraverso una grande capacità di investimento finanziario nella tecnologia virtuale. Fino a perorare la fusione sempre più stretta tra uomo e macchina. Il progetto Neuralink, che consiste nella introduzione nel cervello umano di microchip a scopo terapeutico, è suo. Sebbene quella terapeutica sia la motivazione ufficiale, l’obiettivo finale è tuttavia un altro. Come egli stesso ha spiegato: «Il chip Neuralink è pensato per aiutare le persone con disabilità ma l’obiettivo a lungo termine è sviluppare un dispositivo capace di “sbloccare il potenziale umano”, migliorando le capacità fisiche e mentali fino a raggiungere la simbiosi con l’intelligenza artificiale» (5).
L’idea di forgiare con la cibernetica una “unica coscienza mondiale”, unificazione tecno-finanziaria dell’umanità e insieme parodia rovesciata dell’Universalità trascendente delle religioni tradizionali, è l’ultima aggiornata versione del sogno luciferico che tenta l’uomo da sempre (6). In certi ambienti già si teorizza l’“immortalità cibernetica” che consiste nel trasferimento, al momento della morte fisiologica, dei dati neuro-chimici del cervello – credendo illusoriamente di impadronirsi in tal modo della coscienza personale – in un file memorizzato nella rete digitale dove saranno conservati nei secoli dei secoli. Alcuni puntano ad anticipare la digitalizzazione della coscienza prima della morte del corpo auspicando l’interconnessione mente-computer per, come dice Elon Musk, “sbloccare il potenziale umano”.
Questa volontà di “sbloccamento” mostra la retro convinzione che l’uomo, nelle sue potenzialità, sarebbe troppo limitato dalla corporeità fisica. Torna qui, per chi ha orecchie per ascoltare, l’antico odio gnostico verso il corpo, declinazione dell’odio verso la materia e la creazione, con l’impulso, che fu ad esempio cataro, a de-corporeizzare l’uomo, a liberare lo spirito dalla materia nella quale sarebbe caduto ab origine e che sarebbe per esso una prigione o una punizione. «Per gli gnostici il corpo è una prigione dalla quale gli spiriti superiori, definiti “pneumatici”, dovranno evadere per disincarnarsi mentre gli esseri inferiori sono solo animali dalle sembianze umane. Ecco allora che il transumanesimo appare pienamente come una realizzazione contemporanea e tecnologica dell’antico Gnosticismo: la coscienza umana sarà infine separata dal corpo e trasferita su un supporto informatico esterno divenendo di fatto immortale; l’umanità con il suo corpo difettoso dovrà estinguersi e lasciare libera l’anima di riunirsi ad una versione contemporanea e “transumana” del Pleroma, il principio divino secondo gli gnostici» (7).
Le distorsioni ebraiche del nazional-conservatorismo statunitense
Elon Musk fa parte degli ambienti americani NatCon, ossia nazional-conservatori, il cui maître à penser è Yoram Hazony, un filosofo della politica ebreo-americano il pensiero del quale è oggi un riferimento, forse il principale, di Fratelli d’Italia che in tal modo ha riempito il vuoto dello sradicamento ideologico postfascista con questi apporti della destra americana.

Può sembrare una contraddizione la vicinanza di Elon Musk, con la sua prospettiva tecno-mondialista, agli ambienti del nazional-conservatorismo statunitense dato che la posizione filosofica di Hazony è di assoluta critica al cosmopolitismo. Un concetto nel quale Hazony racchiude, con un salto pindarico antistorico e antifilosofico, tanto gli antichi imperi sacrali quanto le odierne organizzazioni sovranazionali mondialiste. Al cosmopolitismo Hazony oppone il modello del regno biblico di Israele considerato quale eterna rivendicazione del particolarismo sovranista contro la pretesa universalista (8).
In Hazony si ripropone la convergenza antiromana, quindi anticattolica, tra giudaismo postbiblico e protestantesimo che è il cuore dello spirito americano nelle sue radici puritane. Forte è, infatti, la critica di Hazony alla Chiesa cattolica che ha assunto il modello universalista romano, tradendo, a suo dire, l’ebraismo. Ma per fortuna, sostiene Hazony, è poi intervenuta la Riforma che, creando chiese nazionali, ha riportato il Cristianesimo alla radice ebraica fondata sul principio della libertà e sovranità dei popoli.
Tuttavia, il suo “nazionalismo” modellato sull’esempio biblico del regno davidico – che nella esegesi cristiana è invece prefigurazione della Chiesa universale nella quale sarebbero entrati anche i gentili – è soltanto la versione appunto nazionalista del giudaismo postbiblico laddove, del tutto complementare con essa, sussiste anche una versione universalista della concezione giudaica del Regno messianico. Sono due facce della stessa medaglia e sono inseparabili perché, nel messianismo giudaico postbiblico, il “popolo messia” diventa anche il portatore della luce sulla terra per edificare l’unità delle nazioni, nella pace universale, ma sotto la guida – in talune versioni solo spirituale, in altre anche politica – di Israele. I cristiano-sionisti protestanti americani sposano questa escatologia giudaica e per questo sono fanatici sostenitori dello Stato di Israele. La profezia di Isaia per la quale nell’era messianica i popoli trasformeranno le loro spade in vomeri – profezia la cui lettera è incisa in una delle sale principali della sede newyorkese dell’Onu – interpretata secondo questa prospettiva diventa, al modo dell’esegesi giudaica, la realizzazione in terra del Regno di Dio. Si tratta di un chiaro approccio millenarista che poi spiega molte cose anche riguardo la politica sionista attuale.
È evidente – c’è stato un tempo nel quale Papi, teologi, mistici e esegeti cattolici ne avevano piena avvertenza, oggi piuttosto scemata – che questa prospettiva giudaica è del tutto a-cristica come anche la lettura della Scrittura che ne è alla base e che supporta il nazional-conservatorismo di Yoram Hazony. Non è in Gesù Cristo che si realizza il Regno di Dio attraverso la metanoia dei cuori – e, alla fine della storia, nella trasformazione trans-storica del mondo che verrà assunto dall’Altissimo, nel passaggio dalla temporalità all’eternità, incontrando la Gerusalemme celeste, che scende dall’alto, sicché ci saranno “un nuovo cielo e una nuova terra” (Ap. 21,1) – ma il Regno sarà realizzato in terra e nella storia nella forma di una organizzazione politica globale sotto la guida, ad un tempo spirituale e politica, di Israele e ora, con le possibilità offerte dalla cibernetica sviluppate da finanzieri miliardari come Elon Musk (emulo conservatore del progressista Bill Gates), attraverso l’unificazione mondiale delle coscienze in una unica coscienza globale.
In conclusione
Laddove Maurras vedeva nella romanizzazione della fede cristiana, storicamente espressasi nella Chiesa cattolica, l’unica forma accettabile del Cristianesimo, che invece nella sua radice ebraica sarebbe un veleno dissolutore se non fosse stato reso innocuo dalla romanità che lo ha de-ebraicizzato, Hazony, al contrario, vede nella romanizzazione, quindi nel Cattolicesimo, un tradimento della matrice ebraica del Cristianesimo. Due posizioni, nel loro strabismo, complementari, che quasi si reggono reciprocamente, costituendo in fondo, se si osserva attentamente, una medesima distorsione spirituale e storica anticristiana.
Da un lato in Maurras ricompare il marcionismo con la sua avversione verso l’Antico Testamento, dall’altro lato in Hazony ritorna il mai sopitosi antagonismo giudaico verso la “Roma onde Cristo è romano” (Dante, Divina Comedia, Canto XXXII, Purgatorio, v. 102).
Ecco, quindi, che il cerchio si chiude ed è dunque chiaro cosa lega, tra essi, Charles Maurras, Elon Musk e Yoram Hazony.
Luigi Copertino
NOTE
- Qui nel link il comunicato dell’Action Française (o di ciò che ne rimane oggi) https://www.actionfrancaise.net/2024/11/10/communique-daction-francaise-le-tombeau-de-charles-maurras-degrade/?fbclid=PAY2xjawGd5VhleHRuA2FlbQIxMQABpiHr8YDhPeCMWv-GMSCVxdxTiyPnnbAUIiYOvpvaaYmXUFXpQHkIIBvfaw_aem_pRG84OX9-Xt_78372cJodQ.
- E. Nolte “I tre volti del fascismo”, Mondadori, 1971.
- Su tutta questa vicenda si veda il bel libro di Zeev Sternhell “Né destra né sinistra – la nascita dell’ideologia fascista”, Akropolis, Napoli, 1984.
- Che pressioni dei cattolici favorevoli alla democrazia moderna su Roma, per una condanna di Maurras, ci fossero è vero ma per valutarne l’effettiva forza, nel contesto della messa all’indice dei libri del pensatore francese, va tenuto conto che sia Pio X, sia Pio XI, sia Pio XII non erano affatto “democristiani” e guardavano piuttosto ai movimenti conservatori come ad alleati politici per la Chiesa alle prese con liberalismo e comunismo, i suoi due nemici storici nella modernità. Quindi la condanna delle idee di Maurras era legata effettivamente al suo ateismo mascherato, per motivi ideologici, con paludamenti esteriori cattolici. Un “ateismo devoto”, per l’appunto. Ecco perché non è storicamente accreditabile l’affermazione del grande filosofo cattolico tomista Marcel De Corte per la quale «Maurras non è stato … colpito [dalla Chiesa] in quanto agnostico ma in quanto antidemocratico e in quanto strenuo oppositore alla funesta riconciliazione di una Chiesa che egli venerava … con un regime politico utopistico fondato sulla negazione dei valori autentici della società» (Cfr. Marcel De Corte “La cecità di Roma – la Chiesa e Maurras”, Edizioni Thule, Palermo, 1979). Da un giudizio come questo trapela una eccessiva preoccupazione politica che trascura le effettive ragioni teologiche e spirituali della condanna ecclesiale. Si tratta del limite di ogni approccio di “destra” alla fede che viene colta, anche quando vi è, come nel caso di De Corte, una sincera adesione del cuore, troppo come elemento di conservazione della struttura organica e comunitaria della nazione – il che è certo importante, necessario e non negabile ed infatti è parte della Dottrina Sociale Cattolica – piuttosto che come Rivelazione spirituale per il ritorno salvifico dell’uomo, con tutta la sua identità personale ed eredità culturale, all’unione mistica con Dio. Va comunque aggiunto che Charles Maurras, nella parte finale della sua vita, dopo il processo subito alla fine della guerra, giunse ad una sincera conversione cui non fu estranea la preoccupazione pastorale di Pio XII che incaricò un noto direttore spirituale di assistere il vecchio leader della destra francese. La conversione favorì tra l’altro, insieme al clima della guerra fredda nel dopoguerra che spingeva a non disunire il fronte anticomunista, la remissione della condanna.
- https://tg24.sky.it/mondo/2024/08/06/neuralink-chip-elon-musk .
- https://www.lastampa.it/tuttoscienze/2023/03/15/news/nella_mente_di_elon_musk_il_dio_laico_con_il_sogno_di_trasformare_lumanita_in_ununica_intelligenza_collettiva-12694190/.
- Gianluca Marletta “Transumanesimo – Maschera e volto della post-umanità”, Cinabro edizioni, 2024, pp. 20-21.
- Y. Hazony “Le virtù del nazionalismo”, Guerrini e Associati, 2019.


























































































































































































































































































































