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CANCEL CULTURE O “KILL EUROPEAN ART”? Di Chris Herdel

L’ARTE EUROPEA DELL’OTTOCENTO: UN’ARTE “SOCIALE”. ED OGGI?

Fra centinaia di artisti figurativi dell’Europa dell’ 800, alcuni esempi di  lotta per ottenere più giustizia sociale, possiamo facilmente trovarla. Alcuni esempi: in Russia Ilya Repin (ergo le assurde forme di ingiustizia dello zarismo); in Francia Courbet, padre del “realismo”, e Daumier artista più militante nella denuncia della sperequazione sociale; in Italia l’ipocrisia della borghesia raffigurata dal Postiglione (“il diavolo e l’acqua santa”);

in Germania Leibl, e Truebner; in Ungheria Munkascy; in Austria Feindl con le sua descrizione degli effetti devastanti, sempre irragionevoli della guerra; il grande Goya con le sue opere contro la guerra e l’invasione francese napoleonica della Spagna. Un poco meno spettacolare o pungente Mariano Fortuny, che dipinse le battaglie del colonialismo spagnolo.

L’ osservazione critica dei fatti sociali da parte di questi artisti veniva in essere attraverso la rappresentazione figurativa e “realista” degli attori: ricchi, poveri , stato , chiesa, descrivendo  la loro situazione , durissima per i poveri e di abbondanza per i ricchi del regime liberale dell’800. Si producevano immagini del godimento raffinato della nuova classe di borghesi opulenti.

Molti degli artisti, come Munkacsy, vivevano in una situazione economica vantaggiosa. Tuttavia non mancavano opere di empatia con le vittime del regime.

Perché questo interesse per soggetti della vita dei poveri?

L’800 europeo è caratterizzato dalla lotta fra i resti dello stato feudale contro le classi dei capitalisti, la nuova borghesia alla ricerca di mercati “liberi”, di sovraconsumo relativo.

Per produrre l’abbondanza materiale per una popolazione in costante incremento era necessario creare delle colonie per estrarne le materie prime necessarie alla produzione di massa.  Per esempio si otteneva  il caoutchouc del Congo sfruttando la mano d’opera di schiavi negri. Quando questi non fornivano le quote richieste il Re del Belgio Leopoldo applicava trucide sanzioni, come l’amputazione degli arti.

Ne risultarono guerre coloniali fra colonizzatori e poteri regionali, ma anche guerre di egemonia fra stati europei come l’invasione della Spagna da parte della Francia napoleonica nel primo Ottocento, o la guerra della Prussia contro l’Austria nel 1866 e  più tardi contro la Francia nel 1870.

Guerra sempre significa morte e miseria per la popolazione e ricchezza per una piccola classe di imprenditori, tema d interesse per molti artisti dell’epoca.

Inoltre come complemento delle guerre c’era una creazione monetaria fittizia e relativo indebitamento, con conseguenze inflazionarie fuori controllo.

Analogia con oggi? Emerge prepotentemente la questione perché attualmente non abbiamo un movimento di artisti intellettualmente attivo in opposizione al regime progressista neoliberale, emerge il burattino pseudo artista al quale, nel migliore dei casi, viene richiesto un semplice scialbo intrattenimento dopolavoristico. La situazione in effetti è per molti aspetti paragonabile con quelle del passato: guerre costose, costruite con alibi indecenti che nascondono sempre interessi economici e redistribuzione di risorse in favore dei ceti più abbienti, l’incremento quindi del debito per paesi più o meno direttamente coinvolti, l’inflazione fuori controllo, la burocrazia statale parassitaria che vuole apparire sempre più indispensabile, la miseria sociale di tanti Europei che vivono con meno di 1000 euro al mese , ecc.

Una risposta: la cancel culture

La Cancel Culture è il tentativo di silenziare ogni libertà critica,    perseguendo gli interessi del regime clepto-liberale o neoliberale ormai globalizzato. Non solo in campo politico ma in tutte le questioni perfino del quotidiano, del lifestyle, nel modo di mangiare, di scegliere i prodotti più “compatibili” con le ossessioni eco friendly che man mano si presentano e si complicano. In altri termini è il tentativo grossolano del regime di imporre nuovi paradigmi, determinando una nuova percezione della realtà. Una nuova percezione della realtà a cui non sono estranee istituzioni come gli EUNICS, università, musei ed ovviamente fondazioni private senza scopo di lucro ( il lucro in effetti è già avvenuto).

Nella UE di oggi solo i “grandi nomi” sponsorizzati dal regime omologante hanno diritto di accesso al pubblico. Per cui l’offerta sia estetica, sia di contenuto, si riduce ogni giorno, fino ad arrivare ad una sorta di stolidita’ collettiva.

Da Cancel Culture a Kill Culture

La Cancel Culture non è altro che una censura perfezionata dalla tecnologia, e dalle reti politiche clepto-liberali globalizzate (anzitutto: globalizzanti nei valori, nella reductio ad absurdum di tali valori). Nella storia le idee politiche antiregime venivano sempre combattute tentando di silenziarle, perfino con la violenza, ed ovviamente con una propaganda pervicace. Oggi invece, attraverso la censura e il monologo ideologico, ci vediamo confrontati con fenomeni molto più profondi, forse paragonabili con la rivoluzione sociale del 500: vediamo una distruzione di facoltà del pensiero critico e di competenza.

Non è più possibile discutere questioni di cultura ed arte europea con i dirigenti politici della UE vista la loro mancanza di educazione. La cultura complessa europea si oppone al loro progetto globalista, che implicitamente consegna la tradizione artistica al museo, togliendo forza vitale, forza persuasiva,  consegnando la contemporaneità al capriccio ed alla insignificanza.

Non a caso la Commissione Europea (di Ursula von der Leyen) si rifiutò di nominare un commissario  alla cultura. La cultura, con la sua tradizione secolare, lasciata al libero arbitrio del mercato apolide.

Un altro aspetto è la bruttezza generalizzata: questa bruttezza va dai giocattoli dei bimbi fino alla “cuteness” delle figure create per adulti. Invece la bellezza, il pulchrum, è cancellato. Un politico formato nell’ambito della bruttezza e del monologo ideologico  non e’ più capace di vedere l’ importanza della questione culturale. Un giovane artista contemporaneo non ha più la forza mentale, né spesso la possibilità di sostegno materiale, per combattere questa mostruosità.

La cultura è come un muscolo, senza esercizio si atrofizza e poi muore. La cultura, la tradizione dell’arte Europea, sta passo dopo passo morendo.

Chris Herdel

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