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LA LEZIONE DI SPARTA. Di Fabrizio Fratus

L’eroismo particolare e personale dei soldati e delle donne spartane
è allo stesso tempo leggenda e verità.” – H.D.F. Kitto
Licurgo

La citazione è importante perché fa comprendere un fatto inequivocabile: perché mai un uomo si dovrebbe donare per il suo popolo? Lo farebbe solo se si ritenesse integrato ed organico nella comunità in cui vive. Questo era la base della cittadinanza spartana dove, in assoluto, non esisteva individualismo. La città di Sparta doveva essere necessariamente guerriera per difendersi da rivali e nemici, ma gli usi e costumi giunti sino a noi dimostrano con certezza come i cittadini fossero dediti alla comunità di appartenenza e non ricercassero un ritorno personale. Se nei poemi omerici il guerriero ricercava l’onore personale, nelle gesta del popolo di Sparta era importante la comunità e il senso di appartenenza. Lo Stato Spartano seguiva le leggi di Licurgo per giungere ad una vera e propria comunità militare. A sette anni il fanciullo veniva preso dallo Stato e sino ai venti riceveva un’educazione collettiva improntata tanto sull’addestramento militare quanto sul rafforzamento della forza spirituale e ideale. Dopo i vent’anni, pur continuando l’addestramento e la vita militare, che non sarebbe terminata prima di aver compiuto sessant’anni, ci si poteva sposare unendo ai doveri bellici anche quelli del cittadino. La vita comunitaria dei soldati creava un senso di appartenenza e di fedeltà per cui il combattimento individuale veniva sostituito con la tattica collettiva. Il combattimento non era più considerato per la gloria del più forte, come nella concezione omerica, ma per il bene collettivo in quel legame per cui, fianco a fianco, ci si offriva reciprocamente la propria forza, per la vita della comunità. In questo spirito venne abbattuta ogni logica individuale per affermare l’aristocrazia di popolo in nome della più grande libertà dello stesso. E’, ovviamente, comprensibile che la durezza della vita dei cittadini di Sparta vada inquadrata nel contesto dell’epoca, ma non possiamo non notare le differenze con la società moderna in cui la libertà individuale viene invece considerata come il vero bene supremo da tutelare. Pochissimi oggi avrebbero motivo di dedicare la loro esistenza alla collettività e non sarebbe, quindi, pensabile ricostruire “una società guerriera” sullo stile spartano, ma, dall’altra parte, non possiamo non mettere in discussione quei paradigmi moderni legati alla mera soddisfazione individuale, vista la crisi, umana prima che economica, che ormai, da qualche anno, imperversa nella nostra società. Un popolo può considerarsi migliore solo se possiede un senso comune in cui rispecchiarsi e di cui sentirsi responsabile, ed è questa la realtà civile a cui dovremmo veramente puntare.

un vecchio si aggirava nello stadio dei giuochi olimpici alla ricerca di un posto a sedere ed era schernito dalla folla. Ma allorchè giunse in quel settore dello stadio dov’erano seduti gli Spartani, tutti i giovani ed anche qualcuno degli anziani si alzarono per offrirgli il posto a sedere. La folla applaudì gli spartani, mentre il vecchio commentava con un sospiro: tutti i greci sanno ciò che si deve fare: ma solo gli Spartani lo fanno” – Plutarco
Fabrizio Fratus

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