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LE CONSEGUENZE POLITICHE DEL CONFLITTO RUSSO UCRAINO: IL TRAMONTO DI YALTA. Di Giuliano Mignini

Il recente conflitto tra la Confederazione russa e l’Ucraina, esploso, dopo un lungo periodo di incubazione lo scorso 24 febbraio, ha prodotto effetti enormi sotto tanti profili, effetti di cui ancora non si conosce la portata e che hanno probabilmente aperto una nuova era nei rapporti tra le grandi potenze.

Non sono pacifista, ma stavolta sono contro questa guerra che è iniziata nel 2014, con l’interferenza USA nella politica ucraina e con le stragi della minoranza russofona, specie di quella che fu compiuta il 2 maggio 2014 tra fazioni di militanti filorussi e di sostenitori del nuovo corso determinatosi in Ucraina dopo le proteste di Euromaidan, nella Casa dei Sindacati di Odessa, con oltre 42 morti, in maggioranza filorussi. Nelle violenze si distinse il movimento “banderista” ucraino Pravyj Sektor.

La guerra ha prodotto, specie in Italia, una profonda divisione all’interno dei gruppi di estrema destra, mentre la destra parlamentare e il PD hanno accentuato la loro collocazione “atlantica” e antirussa.

Schematizzando il panorama delle aree di articolazione, anche conflittuale, delle opzioni esistenti in tal senso, almeno in Italia, si possono individuare, procedendo in senso orario, partendo dalla destra per giungere, attraverso una composita area di centro, alla sinistra, le seguenti aree:

c’è un’area di estrema destra, minoritaria ma estremamente composita. Comprende al suo interno una componente “antiglobalista”, di tipo “laicista”, più o meno razzista, ovvero di tipo religioso e allora è “filoislamica” o “cattolico tradizionalista”. Sono residuate anche componenti di tipo “neopagano”, evoliano e guenoniano. Non ha rappresentanza parlamentare.

Vi è, poi, un’area di “destra”, parlamentare, riconducibile alla Lega, di tipo paraautonomistico o a Fratelli d’Italia, e allora si rifà al tradizionale patrimonio “missino”, sensibile ai valori dello Stato ed entro certi limiti, della legalità ma con una accentuazione “atlantista”, estranea al vecchio MSI.

Il centro è, anch’esso, variegato e comprende tutte le sfumature del liberalismo e dell’atlantismo. Manca la componente cattolica, non più presente se non a livello individuale. C’è invece un’area assimilabile a quella dei neocon, diffusa un po’ dappertutto, specie attorno al giornale “Il Foglio” e che si riconosce in un’espressione caratteristica, comune anche alla Lega, una sorta di firma di appartenenza, cioè a quella che fa rifermento all’Occidente, come all’espressione della civiltà “giudaico – cristiana”, locuzione assolutamente impropria perché richiama i “giudaizzanti” ebioniti, le cui posizioni furono condannate nel primo Concilio ecumenico, quello di Gerusalemme, del 49 d.C., descritto negli Atti degli Apostoli e a cui parteciparono gli apostoli Pietro, che lo presiedeva e Paolo. Quel concilio ruppe definitivamente i rapporti tra ebraismo e cristianesimo, sancendo la non necessità della circoncisione per entrare a far parte della Chiesa. Oltre a ciò, le responsabilità del Sinedrio di Gerusalemme nella condanna di Gesù, avrebbero dovuto rendere improponibile una simile espressione che circola invece, come se niente fosse, nei discorsi di Matteo Salvini e di altri esponenti, specie della Lega, ma anche di “pensatori” come Marcello Pera.

La sinistra è anch’essa fortemente ancorata al liberalismo e all’atlantismo, con un’accentuazione, più o meno marcata, per le esigenze della legalità, molto meno forti, però, che nel passato.

Vi è, poi, l’estrema sinistra, anch’essa variegata, che comprende un’area “alternativa”, frange di tipo trotskista e ambientalista e, soprattutto, un mondo “nostalgico” dell’ex impero sovietico.

La destra estrema è, generalmente, antiamericana.

A questo atteggiamento può affiancarsi un generico orientamento filo russo, ma l’innegabile presenza, da sempre, nel tessuto sociale ucraino, di elementi di tipo “nazistoide”, dai tempi di Stepan Bandera, delle accoglienze entusiastiche, nei villaggi ucraini, delle truppe di invasione germaniche, fino ad arrivare a movimenti come il “Pravy Sector” (Settore Destro) o il Reggimento Azof, largamente permeati di influenze di tipo nazistoide, questa presenza ha spinto molti di questi gruppi della destra estrema, come ad esempio, Casa Pound, a sostenere gli ucraini e la NATO e, con minore trasporto, gli Stati Uniti e ad avversare la Russia, negandone l’evidente distacco dal comunismo, anche nella bandiera nazionale.

Se questo è lo schema dei gruppi politici esistenti, è necessario ora una breve disamina delle due realtà in confitto, tre, aggiungendo l’Ucraina, per coglierne le caratteristiche.

 

STATI UNITI

Gli Stati Uniti sono, nella loro autopercezione, l’unica potenza globale, legittimata in questo, per loro, dalla “democrazia”, assunta in maniera del tutto astratta e senza tener conto di quel limite culturale, tipico degli Stati Uniti, che è costituito dal razzismo. Questi rappresentano anche l’ideologia dell’”americanismo”, cioè la forma storica concreta che ha assunto la modernità, in tutte le sue manifestazioni, tutte incentrate su una visione immanente della società.

Non che manchino riferimenti religiosi tutt’altro, ma questi sono visti in chiave neoprotestante, come conferma e supporto dell’autoreferenzialità americana.

Schematizzando le tappe di formazione degli USA, vi è la genesi, costituita dall’approdo dei Padri Pellegrini, originatisi da una costola estremista del Calvinismo inglese, i Puritani, a Cape Cod il 21 novembre 1620.

Costoro si portarono dietro, al diapason,  tutte le caratteristiche di questa corrente della Riforma, una cupa predestinazione che non si rapportava alla libertà dell’uomo, visto come un essere irrimediabilmente corrotto, l’idea che la ricchezza e il successo fossero segno dei favori divini, una ferrea ostilità a qualunque forma di tradizione, retaggio del Medio Evo che loro non conoscevano e che aborrivano, unitamente alla coerente tendenza repubblicana, una mentalità fortemente pragmatista, il retaggio veterotestamentario dell’Esodo, della Terra Promessa e del Popolo eletto, di cui si sentivano l’espressione in ambito anglosassone e, infine, una caratteristica, inemendabile, tetragona incapacità di rapportarsi con il mondo esterno e, per loro, con i nativi americani, che erano, ai loro occhi, i nuovi cananei, ma, successivamente, con tutto il mondo, visto come espressione di corruzione di contro alla purezza degli eletti puritani e, quindi, un’assoluta autoreferenzialità del popolo statunitense, che, in pratica, avrebbe guardato solo a se stesso senza la benché minima attenzione ai popoli esterni a questa Terra, per loro, benedetta.

Basta guardare alle caratteristiche della politica estera americana, specie nella componente più autentica, come quella “democratica”, per rendersi conto che questi sono i tratti distintivi del carattere americano.

A questo gruppo originario si sarebbero aggiunti altri apporti, come irlandesi, scozzesi, tedeschi, olandesi, ma sono i Padri Pellegrini che danno vita al profilo genetico degli USA.

Ad essi seguono i Padri Fondatori, cioè i 55 delegati che parteciparono alla Convenzione e firmarono la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, nel luglio 1776. Svolgevano prevalentemente attività commerciali, erano, dal punto di vista religioso, in maggioranza, calvinisti, come i Padri Pellerini e molti di loro erano massoni. Tra essi figura il primo Presidente degli Stati Uniti, eletto il 30 aprile 1789, George Washington, iniziato il 4 novembre 1752 nella Fredericksburg Lodge (4) dell’omonima città della Virginia (vds. “Presidenti massoni alla Casa Bianca”, 9 novembre 2016, in “Che cos’è la massoneria ?, in “grandeoriente.it”). A questo avrebbe fatto seguito una nutrita schiera di “fratelli” Presidenti USA.

Una fondamentale ondata migratoria, che avrebbe raggiunto posizioni considerevoli in tutti i settori della vita statunitense, sarebbe stata, poi, quella ebraico askenazita, proveniente per lo più dalla Russia zarista o, comunque, dai paesi dell’ex impero zarista, che si sarebbe portata dietro un odio implacabile verso la Russia imperiale e poi quella post sovietica, ma non verso l’Unione Sovietica, almeno quella dei primi anni della rivoluzione, stante la notoria, altissima presenza ebraica tra i menscevichi e i bolscevichi.

Caratteristica è, però, negli Stati Uniti, la divaricazione, sempre più profonda, tra quello che si chiama il Deep State, cioè il complesso degli organismi, legali o meno, che, grazie ai loro poteri, sono in grado di condizionare in profondità e in modo più o meno segreto, l’agenda dei poteri pubblici, al di là delle istituzioni democratiche, in senso solo formale e queste ultime e la cittadinanza.

Gli Stati Uniti vivono in questa continua discrasia, con periodici conflitti tra i due livelli di potere, che oggi hanno raggiunto il diapason con la presidenza Biden.

Gli Stati Uniti rappresentano la quintessenza della “modernità”, cioè dell’”immanenza” e della “orizzontalità” della società, fondata sulla ricchezza e sul successo, che costituiscono, secondo il modello calvinista, la prova della benevolenza divina e l’individuo ha il diritto di perseguire e realizzare ogni sua aspirazione. L’altra base del modello “americano” è il mito democratico, da imporre a tutto il resto del mondo. Democrazia come “sistema”, “mezzo” di governo. Ma il fine qual è o dovrebbe essere ? Non altro che il “buon governo”, il “bene comune”, che, nel mondo, in senso lato, “occidentale”, si ritiene di perseguire più efficacemente attraverso il sistema democratico. Ma agli americani interessa sempre e soltanto il “mezzo”, mai il fine, come ai “garantisti” interessano le “garanzie”, non la giustizia. Questa sovraestimazione dei mezzi rispetto al fine è, purtroppo, una caratteristica del “liberalismo” o, meglio, del “neoliberalismo”.

Quanto, poi, vi sia di sostanziale e non solo di meramente formale in questo mito e quanto le scelte degli elettori siano realmente libere e al riparo dai processi di condizionamento che promanano dalle centrali finanziarie e dai gruppi di potere, è tutt’altro discorso.

 

CONFEDERAZIONE RUSSA

Qui ci troviamo, invece, di fronte ad un paese antico, illustre, erede della civiltà di Bisanzio, che ha un Santo fondatore, San Vladimiro di Kiev, venerato sia dalla Chiesa cattolica che da quella Ortodossa. Era un principe di stirpe variaga, cioè norrena, cioè, più in generale, germanico settentrionale che governò la Rus’ di Kiev dal 980 al 1015. Nel 988 si convertì al cristianesimo e, con la sua famiglia, si convertì l’intera popolazione della Rus’ che appare oggi qualcosa di straordinario perché si trattava di un organismo statuale che comprendeva Ucraina, Russia occidentale, Bielorussia, Polonia, Lituania e Lettonia. Oggi la prima, come vedremo, ha in pratica ripudiato la sua storia che ha in comune con la Russia, e le ultime tre sono nemiche acerrime della stessa Russia di cui è alleata la Bielorussia. La storia, a saperla guardare in profondità, insegna spesso, con l’irrisione verso le “convinzioni” e le mode del presente.

La Russia nasce da questo crogiolo di variaghi, norreni, popoli germanici nordici ed elemento slavo, preesistente ed è da sempre caratterizzata da una continua tensione verso l’ovest e verso est, come evidenzia l’aquila bicipite che simboleggia l’unione di oriente ed occidente. Altra beffa della storia…

In sintesi, la Russia ha conosciuto l’impero, che, per volontà di Pietro il Grande, governò il paese dal 1721 fino alla forzata abdicazione di Nicola II, della casa Romanov, nel 1917.

Vi è stata, poi, l’Unione Sovietica, che è succeduta al primo, sulla base della struttura marxista leninista, manifestatasi dagli esordi del colpo di stato bolscevico dell’ottobre (novembre) 1917, nella sua forma più assoluta, cioè trotskista e, viceversa, nella sua evoluzione nazional bolscevica, promossa dal georgiano Stalin che ha cercato, pur in un contesto di massacri e di crimini, di raccordare l’agitazione rivoluzionaria con un maggiore realismo e con l’esigenza di venire a patti con la natura umana e con le sue naturali articolazioni.

Mentre Trotsky, per semplificare la posizione estrema allo stalinismo, propugnava la rivoluzione permanente, Stalin, più concreto, si limitava alla rivoluzione in un solo paese.

La nuova Russia, sorta dall’implosione dell’Unione Sovietica, ha recuperato, invece, in pieno l’aspirazione imperiale tradizionale e lo stesso vessillo della Russia Zarista.

Ma in ogni manifestazione pubblica russa vi è, sempre, una compresenza di riferimenti e di motivi appartenenti a mondi che, altrove, sarebbero visti come incompatibili e nemici l’uno verso l’altro.

Se si assiste alla ripresa della parata della vittoria, nella Piazza Rossa, che si chiama così senza alcun riferimento al comunismo, si noterà una variegata serie di simboli e di suggestioni, la maggior parte dei quali richiamano il passato zarista, ma altri l’”opposto” mondo sovietico. C’è il Ministro della Difesa che, entrando nella Piazza, si fa il segno di croce ortodosso, cosa inimmaginabile negli Stati Uniti che preferiscono il segno massonico della mano destra al petto o anche nel resto dell’Occidente che spesso tende a seguire, purtroppo, questa moda anglosassone. C’è la bandiera russa, ma, nello stesso caro armato o altro mezzo, c’è anche la bandiera rossa con la falce e martello, la bandiera di guerra dell’Armata russa.

E’ un mondo che si oppose al Terzo Reich nella “Grande Guerra patriottica”, costata alla Russia, tra civili e militari, l’inimmaginabile cifra di 25 milioni di morti.

E’ un tributo di sangue ineguagliabile, tra i vincitori della II Guerra Mondiale, un tributo, forse, determinante. Eppure chi ha tratto i maggiori benefici dalla II Guerra Mondiale sono stati gli USA, nonostante un numero di caduti enormemente più basso, attorno ai 400.000 uomini. L’altra potenza vincitrice, il Regno Unito, ha perso tutto il suo impero ma ha tratto beneficio dal far parte dell’anglosfera, l’area del dominio anglosassone.

Pur nell’attuale comunanza di finalità di tipo geopolitico, il Regno Unito, l’erede dell’Impero britannico e gli Stati Uniti sono profondamente diversi tra loro. Basti dire che il primo è una monarchia, che il territorio del primo fu solcato dalle legioni romane che impressero un’impronta inconfondibile a quel mondo, che i paesi britannici e l’Inghilterra in particolare nacquero cattolici e avrebbero fornito alla Chiesa innumerevoli Santi, spesso addirittura Re, che conobbero il Medio Evo e poi che l’Impero britannico fu un bastione di tradizione e di stabilità nel mondo e, in un certo senso, se ne sente la mancanza e, infine, che tra i due mondi vi fu una sanguinosa guerra civile vinta dagli americani, non solo grazie all’appoggio francese, ma anche, come vedremo, a causa del tradimento di molti ufficiali inglesi che, in obbedienza al giuramento massonico, appoggiarono gli insorti invece della Corona a cui dovevano ubbidienza. Questo va detto, in omaggio alla verità.

Quanto alla Russia di Stalin, essa aveva intessuto un’alleanza col Terzo Reich, quel famoso Patto Ribbentrop Molotov che è, in fondo, all’origine della seconda conflagrazione mondiale. E pochi sanno che, subito dopo il Gran Consiglio del Fascismo del luglio 1943, Mussolini e il Reichsmarshall Hermann Göring, insieme al Giappone e a settori delle Forze Armate del Terzo Reich, avrebbero annunciato la “pace separata” con l’URSS, proprio a Roma, dove era previsto l’arrivo di Göring e avrebbero annunciato di continuare la guerra contro le sole potenze occidentali. Ma il Re e Badoglio corsero ai “ripari” e impedirono la realizzazione del piano con il colpo di stato della Corona, dopo l’occasione, loro offerta, dai sostenitori dell’”ordine del giorno Grandi”, che erano, pressoché tutti, massoni e filooccidentali.

Anche von Stauffenberg, il colonnello della Wehrmacht, che attuò il fallito attentato contro Hitler, aveva rapporti con il Comitato Freies Deutschland, che aveva reclutato i prigionieri di guerra tedeschi di Stalingrado ed era legato a Mosca verso cui si era avvicinato.

E così, la Russia, dopo la parentesi sovietica, ha ripreso la sua tradizionale visione imperiale, sempre di contrasto all’imperialismo americano e del suo “alleato” britannico che, come s’è detto, permise ai coloni statunitensi di vincere una guerra d’indipendenza che avrebbero sicuramente perso, grazie, però, al tradimento di molti suoi ufficiali massoni che erano in combutta coi loro “fratelli” delle colonie. Famoso, tra tutti, fu il generale massone britannico William Howe, che, nelle battaglie di Long Island, di Harlem Heights, a Fort Lee e nella decisiva battaglia di Germantown, si macchiò di incredibili atti di sabotaggio e di alto tradimento in favore dei suoi “confratelli” statunitensi (si veda “Deep State”, di Marco Pizzuti, ed. Il punto d’incontro, pp. 46 e 47).

Oggi la Russia si sta ponendo alla testa, insieme alla Cina, della gran parte dei paesi del mondo, ormai apertamente insofferenti verso l’arroganza e la prepotenza degli Stati Uniti. Se questi, nella loro proverbiale miopia, avessero cercato di avere un buon rapporto con la Russia, anch’essa di civiltà “occidentale”, cioè “romano germanica”, sarebbe la Cina a rimanere isolata ma, a causa della folle politica di Biden, ad essere isolata è ora l’America. Ed è significativo che la nipote del vecchio accusatore di Stalin, Kruschëv, residente negli States, sia stata intervistata ed abbia attaccato Putin. Stalin, come espressione, non più del bolscevismo alla Trotsky, ma del “nazional bolscevismo”, fu, soprattutto, in prossimità della sua morte, con tutti i suoi innegabili difetti e crimini, una sorta di freno contro l’espansione dell’anglosfera.

 

UCRAINA

E, oltre a questa, possiamo aggiungere la Polonia, i paesi baltici,

Mentre l’America esprime la “modernità”, la Russia esprime, invece, la resistenza a questo mondo, pur con tutti i suoi limiti e con la sua caratteristica incomprensione dell’Occidente, visto come monolitico mentre monolitico non lo è affatto.

C’è un momento, nella storia europea, in cui l’”Occidente” si è diviso ed è emerso l’”Occidente” modello anglosassone che domina oggi con l’erede coloniale e calvinista dell’impero britannico, gli Stati Uniti.

Quel momento fu la sconfitta dell’Invencible Armada” di Filippo II nelle acque della Manica, nel 1588, dopo lo “scisma matrimoniale” di Enrico VIII.

Se avesse vinto la Spagna, il destino del mondo sarebbe stato completamente diverso. In Inghilterra sarebbe stato restaurato il cattolicesimo e non sarebbe stata possibile la nascita degli States.

L’odierna Russia, un po’ come ha tentato di essere la Spagna, è una sorta di katechon, un ostacolo alla deriva anglosassone che trascina con sé la vecchia Europa.

L’Ucraina è all’origine della stessa Russia, ma ora si è “innamorata” delle sirene d’oltre Atlantico e ambisce di far parte del mondo “atlantico”, in barba alla storia e alla geografia, anche se questo idillio, almeno da parte statunitense, sembra abbia subito un evidente logoramento.

Piango certo le morti, le sofferenze e le distruzioni che questo popolo indomito sta subendo, ma confesso che provo un senso di ridicolo in questo curioso “innamoramento”, apparentemente reciproco, tra il mondo euroamericano ed atlantico e l’Ucraina.

Ancora più feroci sono la Polonia e i paesi baltici, divenuti furiosamente antirussi come reazione all’occupazione sovietica dalla fine della guerra in poi. Eppure i fucilieri “lettoni” erano una delle truppe d’assalto dei bolscevichi. Storie d’altri tempi.

Noi, invece, conosciamo gli States che avranno portato, certo, la “democrazia”, non so quanto sostanziale, il Piano Marshall, ma anche basi nucleari americane, come quelle di Aviano e Ghedi e di Sigonella, centro nevralgico delle azioni militari statunitensi nel Mediterraneo e, purtroppo, Cosa Nostra, Gladio e la “strategia della tensione”.

Noi europei, della “prima ora”, almeno in una percentuale non indifferente, non siamo affatto innamorati, anzi siamo piuttosto contrariati e delusi dalla presenza statunitense.

L’Ucraina e, ancor più, la Polonia ed i paesi baltici, sono ancora nella fase dell’innamoramento, disposti a tutto pur di legarsi all’”anglosfera”e di osteggiare la Russia a cui sono legati per origine.

E il loro leader Zelenskij si esibisce come una star nei consessi internazionali, chiedendo sempre più armi, nonostante i ben scarsi risultati che queste forniture producono e dimostra un’ impressionante mancanza di realismo, secondo solo a Biden e a Johnson, quando parla di “sconfitta” certa del più grande paese del mondo, come condizione per sedersi al tavolo delle trattative, di fronte ad una Russia umiliata e ormai in balia di ogni sopruso, un po’ come fecero i vincitori della Prima guerra mondiale con la Germania, con il trattato di Versailles, coi risultati che si sono visti. Ben diverso è il comportamento di tutti gli altri popoli, “invasi”, che combattono per quello che possono ma i cui capi dimostrano una sobrietà e un silenzio ben diversi dall’attuale presidente ucraino.

E poi, la vergognosa russofobia, di marca soprattutto anglosassone. E’ un ben triste spettacolo questa russofobia che guarda con occhio strabico, a dire il meno, ai continui, pretesi malanni di Putin che invece si muove e agisce come un uomo, più o meno, in salute, almeno all’apparenza, mentre il suo omologo statunitense si è reso protagonista di scene imbarazzanti che evidenziano gravi problemi di salute, come lo stringere le mano a personaggi immaginari, alla fine di un discorso pubblico, o l’abbandonarsi ad un linguaggio volgare ed arrogante o il non riuscire a frenare “intemperanze” di altro genere nel luogo meno adatto per farlo, cioè nell’ambiente della Casa reale britannica. E’ un personaggio patetico dal quale si fa dipendere il destino dell’umanità.

Un ultimo, vergognoso esempio di russofobia si è avuto nel commento del giornalista Sallusti, che, durante una intervista di Massimo Giletti da Mosca, ha qualificato il Cremlino come un “palazzo di merda”, alludendo al comunismo e dimenticando o ignorando che esso risale all’Alto Medio Evo e che, al suo interno, vi sono delle meraviglie artistiche, come, prima tra tutte, la “Cattedrale della Dormizione”, in onore della Vergine Maria, costruita tra il 1475 e il 1479, dall’architetto italiano Aristotele Fioravanti. Mi sarei aspettato una reazione, ma chi si è reso conto del colossale infortunio è stato, a quanto mi risulta, solo il prof. Cacciari.

D’altra parte, la rabbia che cova in Russia verso questa sfrenata russofobia “atlantica” degenera in episodi inqualificabili come le parole gravissime ed altrettanto irresponsabili pronunciate dal leader russo Medvediev nei confronti dell’intero Occidente, espressioni che denotano, oltretutto, una sconcertante ignoranza. La Russia stessa fa parte dell’Europa, almeno nella sua parte europea e dell’Occidente, come erede della Fede cattolica e di Roma, nella quale la Chiesa si stabilì per sempre dopo aver abbandonato “Gerusalemme”.

 

Che dire, al termine di questo excursus ?

Gli effetti dirompenti sul mondo politico, specie italiano, si sono illustrati. Non c’è più il mondo di Yalta, in cui i “Mostri” erano la Germania nazionalsocialista, l’Italia fascista e il Giappone imperiale. E gli altri stavano tutti all’altra parte. Ora il “Mostro” è la Russia, lo “stato canaglia”, come lo chiamano gli Stati Uniti, segue la Cina comunista, la Corea del Nord e il mondo islamico sciita. Il “Bene” starebbe tutto negli USA che trascinano con sé una riluttante e divisa Europa, uscita esausta dal conflitto mondiale che si è combattuto in Europa, appunto, per scongiurare il pericolo che questa si volga verso est e, quindi, il fantasma dell’”Eurasia”.

L’errore che si commette nel considerare questo conflitto è quello settoriale e parcellizzato: guardare soltanto ad un momento della vicenda, nella fattispecie, quello terminale e cioè l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe.

E invece, come in tutte le vicende umane, vanno esaminate nella loro interezza. Vi è un personaggio importantissimo ma rimasto curiosamente nell’ombra, Vittoria J. Nuland.

È una diplomatica statunitense di carriera, ma soprattutto coinvolta in rapporti con i principali produttori di armi del suo paese, tra cui General DynamicsNorthrop Grumman e altre società, i cui profitti crescono in proporzione al bellicismo della politica estera degli Stati Uniti e che in parte ritornano ai loro mentori nei corridoi di Washington, tra cui proprio la Nuland, sposata con Robert Kagan, uno dei neocon più duri e guerrafondai che si trovino negli States.

Entrambi hanno una parte significativa di responsabilità perché sono tra coloro che hanno progettato i tremendi fallimenti militari in Afghanistan, Iraq e Siria, tra le altre avventure di guerra.

Tra il 2003 e il 2005, la Nuland è stata una dei principali consiglieri del vice–presidente Dick Cheney e una fervida promotrice dell’invasione e dell’occupazione dell’Iraq, una politica che negli anni ha provocato, come minimo, mezzo milione di morti.

Nel suo secondo mandato, il presidente George W. Bush l’ha premiata per la sua belligeranza e l’ha nominata ambasciatrice alla NATO tra il 2005 e il 2008, durante il quale è stata coinvolta nell’organizzazione del sostegno internazionale all’occupazione statunitense dell’Afghanistan, si è visto con quali brillanti risultati.

Quello che più conta, però, è che nel 2013, Barack Obama l’ha nominata Assistente Segretario di Stato per gli Affari Europei ed Eurasiatici, posizione che le è servita per promuovere attivamente le proteste dei gruppi nazionalisti e neonazisti contro il governo di Viktor Janukovych, allora presidente dell’Ucraina e rappresentante del Partito delle Regioni, contrario all’assimilazione dell’Ucraina da parte dell’Unione Europea e della NATO.

E’ qui e proprio dalla Nuland che comincia l’ingerenza esplicita degli Stati Uniti sull’Ucraina.

La Nuland non solo ha appoggiato il “golpe morbido” ma ha partecipato personalmente alle manifestazioni inscenate dall’estrema “destra” in piazza Maidan a Kiev alla fine di dicembre 2013 (vds. Victoria Nuland, “Un personaggio losco nella crisi ucraina”, di Atilio Borón, in @Contropiano, Giornale comunista on line, Febbraio 2022).

In Ucraina, allora, vi era il legittimo Governo di Viktor Janukovych, già Primo ministro, che, nel 2010, aveva vinto le elezioni presidenziali contro la sfidante Julia Tymoscenko. Il primo aveva il padre di origine bielorussa e la madre era una bambinaia russa.

Nel novembre 2013, iniziarono proteste contro Janukovich, sfociate nella occupazione della piazza Indipendenza, già teatro della “Rivoluzione arancione nel 2004, in seguito al rifiuto del Presidente di firmare un accordo di associazione dell’Ucraina all’Unione Europea. Il presidente aveva, però, accettato un prestito russo per circa 15 miliardi di dollari, concesso da Putin.

Janukovich sarebbe stato cacciato dall’Ucraina e condannato per “alto tradimento”. Era evidente che l’Ucraina fosse divenuta terreno di scontro tra l’Unione Europea, la NATO e gli Stati Uniti, da una parte e la Russia dall’altra e ciò fin dalla Rivoluzione arancione del 2004.

Con la destituzione parlamentare del governo Janukovych il 22 febbraio 2014, il palese intervento degli Stati Uniti negli affari interni dell’Ucraina è diventato ancora più visibile.

Nonostante le assicurazioni di Washington che i problemi del paese europeo avrebbero dovuto essere risolti dagli ucraini, Nuland e Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore americano in Ucraina, si sono presi il compito di selezionare chi, tra i leader dell’opposizione, avrebbe dovuto prendere le redini del governo. Se non è interferenza, questa….

La scelta americana è caduta su Arseniy Petrovich Yatsenyuk, avvocato e politico con stretti legami con le banche, nominato primo ministro dell’Ucraina il 27 febbraio 2014. La cosa scandalosa e che non ha avuto conseguenze, è che in una conversazione telefonica tra l’ambasciatore USA Pyatt e Nuland, il primo ha suggerito che prima di fare la proposta a favore di Yatseniuk (che ha snobbato altri leader dell’opposizione) sarebbe stato opportuno consultare l’Unione Europea.

La Nuland è inciampata, è il caso di dirlo, su una intercettazione e, con lei, l’ambasciatore USA a Kiev.

La risposta di Nuland è stata categorica, ed è stata infatti registrata e trasmessa in tutto il mondo: “Fuck the EU!”, che significa, per chi non conosca l’inglese “Fanculo l’Unione Europea !”

L’Unione Europea ha “reagito” timidamente, a dire il meno, a questa sfacciata interferenza e all’altrettanto sfacciato insulto verso la stessa Unione da parte di una diplomatica USA, coinvolta nei disordini di piazza e dell’ambasciatore USA a Kiev, che pretendevano di scegliere loro il Primo Ministro di un paese sovrano come l’Ucraina.

Questo dimostra il pesante coinvolgimento degli Stati Uniti nelle vicende interne di un paese libero e sovrano, come l’Ucraina e, a questo va aggiunto, il crescente accerchiamento della Russia, esercitato dalla NATO, ad onta degli impegni presi dagli States all’indomani del crollo del regime sovietico. Al tempo della crisi di Cuba, l’impianto di missili nell’isola caraibica, venne giustamente visto dal Presidente USA Kennedy come una minaccia insopportabile per gli Stati Uniti che non avrebbero avuto il tempo di reagire al lancio di missili con testata atomica da Cuba sul territorio degli Stati Uniti e Kennedy reagì nel modo più energico.

Non esiste e non può esistere una doppia morale. Ora la parte dell’URSS del leader sovietico di allora, che era ucraino, la sta facendo Biden e la NATO.

Continuando questa politica folle, per andare dietro alle nevrosi degli Stati Uniti o, per meglio dire, agli isterismi della lobby neocon, ci inimicheremo non solo la Russia che è parte dell’Europa e dell’Occidente, ma anche la Cina, l’Iran, l’India, il Brasile e quella immensa serie di popoli che non sono succubi del “modello” atlantico, quindi, la maggior parte dei popoli del mondo.

Ci conviene ? La civiltà occidentale, sia nella sua componente preindoeiropea, sia in quella indoeuropea, che ci ha dato le lingue parlate in Occidente, ivi compreso l’inglese, proviene dall’Anatolia, non ancora espressione del popolo “mongolico” dei Turchi, la prima e dalle steppe euroasiatiche, la seconda. Cosa c’era, allora, all’Ovest oltre l’Atlantico ?

Perugia, 14 giugno 2022

Giuliano Mignini

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