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2026. IL NUOVO ORDINE ABITABILE. Di Gianluca Kamal

E’ passato poco più di un mese dal voto con il quale, in Commissione Finanze alla Camera, venne approvata la trasformazione del catasto italiano da reddituale in patrimoniale e la conseguente predisposizione di un aumento incontrollato della tassazione sugli immobili. Lo scarto di un solo voto, rende l’idea di una battaglia consumatasi “al calor bianco” tra un’opposizione parlamentare evidentemente ancora esistente, almeno su temi per mezzo dei quali le èlite globali hanno deciso di giocarsi una larga fetta dei loro propositi di reset del mondo delle persone e delle cose, e un governo deciso più che mai a non indietreggiare di un millimetro rispetto ad un provvedimento avvertito nei fatti come dirimente dentro un’agenda politico-economica i cui contorni vessatori e rispondenti a logiche “altre” paiono ormai incontrovertibili ai più. Proprio quest’insistenza, inusitata nelle forme quanto arcigna nella sostanza, mostrata in questa fase dai “migliori” nella difesa di questo testo ha confermato, persino agli occhi di chi ancora si ostina in una romantica idea di buona fede, il genuino intento di questa revisione del catasto, messo nero su bianco nella relazione che accompagna il disegno di legge: predisporre, appunto, un aumento dell’imposizione immobiliare, come richiesto dalla Commissione europea. Con buona pace di coloro che, sapendo in fondo di errare, ancora propagandano la storiella della innocente “mappatura” o del semplice “aggiornamento statistico”. Nemmeno il compromesso proposto dall’opposizione di mantenere intatto il comma 1 dell’articolo 6, quello che prevede proprio la “mappatura degli immobili”, ma individuando allo stesso tempo quelli non censiti e a regolarizzare quelli abusivi, ha ricevuto una qualche considerazione da parte del governo che lo ha cassato senza pietà.

L’intera vicenda assume poi tinte ancor più fosche se si considera la disgustosa strumentalizzazione della guerra in corso operata da diversi esponenti politici e alcuni osservatori. Personaggi (al limite del macchiettistico, bisogna dirlo) che avrebbero voluto impedire financo la discussione di una norma tanto importante con la scusa del momento “drammatico” vissuto dal pianeta. Allora come si spiega la nemmeno troppo velata minaccia di crisi politica agitata dal governo in caso di mancata approvazione della revisione catastale? Un ribaltamento del ribaltamento della realtà che porta proprio a pensare come nemmeno lo stesso conflitto russo-ucraino, le bollette triplicate e l’inflazione galoppante possano essere più importanti di una riforma così a lungo inseguita e a spade sguainate difesa. La sensazione di trovarsi nel bel mezzo di una fiction, dove non contano gli attori, figurarsi le comparse come noi, pare talvolta troppo reale per essere creduta.

Unire i puntini di un disegno più ampio di ciò che è sotto i nostri occhi ogni giorno di più, dovrebbe essere elevato a dovere morale e intellettuale di ogni cittadino che non abbia nel caos imperante smarrito il senno. C’è, come scritto, la prevista impennata della tassazione sulla casa (oggi pesa per 22 miliardi l’anno) mascherata da mappatura e aggiornamento statistico che dal 2026 comincerà ad allungare i suoi tentacoli sulle proprietà di milioni di italiani. C’è, come annunciato, la stretta dell’UE sugli edifici ad alto consumo rientranti nella categoria energetica G (16 milioni soltanto in Italia) i quali, dal 2027, non potranno più far parte del mercato immobiliare se non adeguati alle nuove normative stabilite dal Green deal europeo. C’è la tentazione, ovunque ravvisabile, dei governi, in primis quello italiano, di innestare forme più o meno indirette di patrimoniale, che poi non sono altro che i continui e deliberati attacchi ai guadagni da reddito da lavoro (perchè esiste ancor oggi quell’antico viziaccio di portarsi a casa la pagnotta attraverso un onesto impiego che non sia l’influencer o lo youtuber). Potremmo altresì aggiungere, a questo proposito, come l’attacco ai guadagni lavorativi altro non sia che un’offensiva contro il lavoro in sè, il cui diritto è subordinato al possesso di una certificazione attestante l’avvenuto assolvimento di un trattamento sanitario obbligato.

Proprio unendo i puntini comprendiamo i bersagli grossi contro i quali è rivolto l’assalto coordinato delle èlite di potere: la casa e il risparmio privato. Curiosamente gli italiani, popolo sì di santi, poeti e navigatori, ma soprattutto di proprietari immobiliari. Stranamente in Italia, laddove sopravvive imperterrita e un pò temeraria idea del risparmio, non soltanto, per dirla con Flaubert, “una bell’insegna di bottega ispirante fiducia”, ma un meccanismo di difesa più utile che mai nel famelico para-mondo del futuro Metaverso. Non avrai nulla e sarai felice, cantano dalle parti di Davos.

Gianluca Kamal

 

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