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LA FAGLIA TRANSATLANTICA. Di Davide Fini

Interessi Nato a confronto fra narrazione e realtà.

Ad un mese dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la narrazione occidentale dipinge la Nato come più unita che mai nel perseguire i propri interessi comuni, determinata a contrastare l’avanzata russa ed a salvare la penisola europea dalla guerra. Ma è davvero così?
Proviamo ad analizzare i vantaggi strategici dei due “soci” di maggioranza della Nato, gli USA e l’Europa in base al piano d’azione proposto il 24 Marzo del 2022 a Bruxelles dai vertici della Nato. Alla conferenza stampa di conclusione di questo incontro, il Presidente Biden ha ribadito come Putin sia: “ un criminale di guerra e che deve essere abbattuto o sostituito” sottolineando così l’abbandono della soluzione diplomatica per una risoluzione immediata del conflitto.
La strategia americana infatti è quella di inasprire il conflitto attraverso un maggiore apporto di armi in Ucraina ed attraverso l’incremento delle sanzioni contro la Russia, confermando la volontà di alimentare la guerra per i prossimi mesi ed addirittura anni a venire. L’obbiettivo dichiarato è quello di impantanare i russi in un nuovo “Afghanistan”, fomentando dall’esterno il martirio del popolo ucraino al fine di forzare un regime change in Russia e la conseguente destituzione del “tiranno” Putin.

Nella visione degli Stati Uniti vi è una forte retorica della lotta fra democrazia e dittatura, ma sotto questo sostrato ideologico ed a tratti demagogo ci sono interessi strategici ed economici fondamentali. Il primo obbiettivo è la definitiva separazione dell’Unione Europea dalla Russia, che rappresenta un obbiettivo secolare della strategia geopolitica americana, manifestatosi con la rottura dell’interdipendenza economica fra i due colossi del continente euro-asiatico; si nota infatti il raffreddamento dell’interscambio energetico derivato dall’interruzione del gasdotto Nord Stream 2 fra Russia e Germania e soprattutto l’utilizzo delle sanzioni che impediscono l’interazione fra i mercati europei e quelli russi.

Altro gradissimo vantaggio per gli Stati Uniti è il riarmo della Germania, futura terza potenza militare al mondo, che insieme al riarmo della maggior parte dei paesi membri aumentano il coinvolgimento attivo degli Europei nella guerra contro la terza superpotenza globale, la Russia, lasciando così la possibilità agli americani di concentrarsi sul principale nemico geopolitico, la Cina. L’ultimo grande vantaggio degli Stati Uniti che emerge dal prolungamento della Guerra si verifica nella sfera prettamente economica e si basa sull’aumento dell’esportazione di armi Made in USA e sulla vendita di risorse energetiche verso il mercato europeo, volto a rinvigorire l’export americano.

Ora invece proviamo ad analizzare cosa comporterà il perseguire di questa strategia americana quindi del proseguimento del conflitto per gli interessi strategici europei.
Prima dell’invasione dell’Ucraina, l’Europa era il mercato del gas più grande al mondo e l’Euro si candidava ad essere la moneta di riferimento di questo mercato, mentre ora si discute sul sacrificare completamente l’approvvigionamento energetico dalla Russia ed il conseguente razionamento delle scorte energetiche. All’interno del perimetro dei Paesi protagonisti della guerra passa infatti il 40% circa del fabbisogno energetico dell’Unione Europea che si trova alla base della crescita del tessuto economico stesso dei paesi membri.

L’aumento dei prezzi delle risorse energetiche ha creato un sensibile aumento dei costi di produzione per le imprese e nel malaugurato caso di una futura interruzione, questo porterà ad un crollo immediato della produzione industriale europea; saranno centinaia di migliaia le aziende che falliranno a causa della scarsità delle risorse energetiche, per non calcolare anche il danno alle famiglie europee che avranno difficoltà a riscaldare le proprie case. Il perdurare di questa Guerra causerà l’aumento del prezzo delle risorse energetiche o addirittura la carenza di quest’ultime generando a livello macroscopico una spaventosa recessione economica. È irrealistico pensare di sostituire in breve tempo le forniture russe attraverso una diversificazione dell’approvvigionamento, l’export statunitense del gas naturale liquido (LNG) non è in grado di soddisfare la fame energivora europea e soprattutto alcuni paesi sono completamente sprovvisti di infrastrutture e rigassificatori in grado di processare tale risorsa.

Altro tema principale riguarda la carestia, ricordiamo infatti che nel binomio russoucraino vengono prodotti circa 102 miliardi di tonnellate di grano all’anno che equivalgono ad un terzo della produzione mondiale. La distruzione di questa zona di produzione metterà in crisi non solo l’Europa, ma il mondo intero, causando un aumento considerevole del costo del grano e di altre risorse alimentari, mentre per i paesi poco sviluppati o in via di sviluppo ci saranno delle vere e proprie carestie.

Rimane dunque vuota la lista dei “benefici” per l’Europa, che al contrario ha tutto da perdere grazie alla decisione della Nato di far perdurare il conflitto in Ucraina. L’unica strategia in grado di tutelare gli interessi europei era quella di un’azione diplomatica rapida e collettiva, che però non è stata presa minimamente in considerazione da parte degli “Alleati” della Nato. La Nato invece ha utilizzato la narrazione occidentale per distorcere la realtà e per trasformare la volontà statunitensi in una volontà
comune; questo stratagemma si riscontra nei rapporti di servitù, dove il padrone cerca di imporre i propri bisogni al servo trasformandoli in bisogni condivisi. Il conflitto ucraino ha quindi delineato sempre di più una faglia all’interno dell’Alleanza Transatlantica che impedisce all’Europa di far valere i propri interessi, condannandola ad un ruolo sempre più servile nei confronti degli Stati Uniti. Questo tipo di atteggiamento sarà decisivo in futuro, perché potrà condurre l’Europa in due sole direzioni, o verso la rottura con Nato o verso l’implosione dell’Europa stessa.

Davide Fini

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