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RIGUARDO L'IMPORTANZA DELL'INSEGNAMENTO DELLA STORIA LOCALE: UNA RIFLESSIONE SUL CASO VENETO. Di Riccardo Pasqualin.

Perché si deve insegnare la «Storia Locale» a scuola? Chiariamo sin da subito che con questo scritto non vogliamo imporre alcuna risposta semplicistica a tale domanda, bensì esprimere una libera opinione.

Da diversi anni, le proposte avanzate riguardo l’introduzione e il rafforzamento dello studio della Storia Locale nelle scuole venete non hanno mancato di suscitare accesi dibattiti. Tralasciando le faziose dispute di partito (tipiche dell’Italia contemporanea), in alcuni si può percepire il timore che ciò che si pone chiaramente come un approfondimento e un arricchimento nello studio di una disciplina finisca per impoverire l’offerta didattica.

Come cercheremo di illustrare brevemente, nella Storia Locale è insito un valore inclusivo e di comprensione delle diversità, ma oggigiorno, nel linguaggio di alcuni individui, le parole «particolarismi locali», «identità» e «tradizione» sono divenuti pressapoco delle parolacce.

Vi è anche un’altra questione, nel Veneto c’è chi, non sempre a torto, ha parlato del rischio di una “venezianizzazione” della Storia Locale. La maggioranza dei veneti non sembrerebbe condividere il timore di una simile deriva, ma di queste osservazioni critiche – non prive di fondamento – si deve tener conto e ribadire con forza le specificità della Storia Locale nei singoli comuni.

Se ci è concessa un’osservazione preliminare, nelle scuole d’oggi il rischio non è che a essere trascurato sia lo studio della sola Repubblica di Venezia o la Storia delle province che compongono l’attuale superficie della Regione Veneto, ma piuttosto la Storia in generale e tutte le altre materie, a fronte di una preoccupante vulgata secondo cui l’insegnante «moderno e aggiornato» dovrebbe «intrattenere» anziché istruire i suoi studenti, seguendo il supposto dogma dell’abbassamento della soglia di attenzione. Altrettanto triste è costatare, poi, come la figura dell’educatore abbia perso finanche di rispetto agli occhi dei genitori degli alunni.

Troppo spesso altresì, la Storia Locale è ridotta, nella considerazione popolare, a «passatempo dell’erudito», con il relativo svilimento di quest’ultimo vocabolo, risemantizzato dispregiativamente. Questo termine, un tempo sinonimo di dotto, oggi è divenuto, per alcuni, equivalente di «studioso improvvisato» o dilettante inaffidabile e ingenuo, anzi, privo persino della “patente” di studioso.

La Storia cosiddetta locale dovrebbe invece essere valorizzata nei programmi scolastici e interagire con la Storia della civiltà per stabilire, nello sviluppo delle conoscenze e della prospettiva storica dell’alunno, una percezione corretta e articolata del rapporto tra la dimensione circoscritta e quelle più ampie, fino a giungere (ovviamente) a quella globale.

Quanti elaborati di maturità si potrebbero scrivere con piccole ricerche negli archivi cittadini? Sul “terreno locale” gli studenti possono facilmente acquisire utili esperienze dirette, non limitanti, poiché nessuno «spazio locale» in Italia ci risulta essere isolato e privo di contatti con le realtà vicine. La comprensione del rapporto tra Storia cittadina, provinciale, nazionale, continentale e mondiale può portare alla coscienza delle differenze e delle similitudini nei percorsi storici. L’approfondimento della Storia Locale, può aiutare l’alunno a formulare delle letture su più ampia scala e stimolare un confronto con i processi storici di altre realtà.

Restando nel Veneto, ad esempio, l’Altopiano dei Sette Comuni è portatore di particolarità importanti che hanno caratterizzato il percorso storico delle sue genti e questo patrimonio va consegnato ai giovani di quella zona con un programma di studio coerente e ragionato. L’analisi di uno spazio geografico ridotto non preclude un’apertura in chiave storica verso un più vasto respiro. Il caso della città di Asiago, come di altri luoghi che furono teatro della Grande Guerra, è esemplare riguardo il rapporto tra lo studio della Storia Locale e quella mondiale che, inevitabilmente, s’intersecano.

Oggi, quanti studenti conoscono le vicende risorgimentali che hanno riguardato la loro città nello specifico? Cioè, ad esempio, gli eventi del 1848 o le situazioni dei governi preunitari.

Aggiungiamo che da molti anni si è capito che si deve tendere all’interdisciplinarità, si potrebbe quindi estendere il discorso anche alla Letteratura, alle Arti Figurative e alla Musica. Gli studenti padovani delle scuole superiori sanno chi è Ippolito Nievo e ne hanno letto i testi in classe durante le lezioni? Gli adolescenti vicentini hanno ricordo di qualche verso delle poesie patriottiche del Fusinato, anch’egli combattente del Risorgimento?

Molti adulti non conoscono più la rilevanza di alcuni luoghi storici della città in cui vivono, sicché possono quasi dirsi propriamente “dimoranti” più che cittadini del posto in cui risiedono.

Lo studio della Storia Locale può concorrere alla formazione di un senso civico nello studente e di rispetto per i luoghi in cui vive. A voler essere ottimisti lo studio della Storia Locale a scuola – e, sottolineiamo, lo studio coerente, corretto ed equilibrato –, potrebbe prospettarci un futuro di partecipazione maggiormente consapevole alla vita della comunità, improntato sul rispetto del proprio paese, e si potrebbe persino sperare di non assistere più all’imbrattamento di edifici e monumenti di interesse artistico. In sintesi si ridesterebbe il buon vecchio “patriottismo municipale” e paesano, vale a dire la convinzione che il luogo in cui materialmente si vive è la propria prima piccola Patria, con la creazione quindi – e ce lo auguriamo vivamente – di un clima culturale più vivace anche nelle cosiddette «zone depresse». Quale miglior cura per il vetero-nazionalismo? In quest’ottica, tenere una simile posizione nella formulazione dei programmi di studio non sarebbe solo una legittima risposta alle richieste di chi popola un dato territorio, ma un atteggiamento utile e necessario. Avere un’idea imparziale, serena e disincantata dei trascorsi storici del proprio comune può anche avere come conseguenza il sorgere di un senso di appartenenza positivo che arresti l’abbandono dei piccoli centri da parte dei giovani italiani, quotidianamente tartassati dalle nenie esterofile di chi vorrebbe spingerli a disprezzare la contrada in cui sono nati per cercare fantomatici paesi della cuccagna più o meno distanti. Approfondire la Storia Locale significa anche riflettere sullo spazio in cui si vive, ricercare uno stile di vita proprio e originale: formare un’etica della responsabilità collettiva, sociale, morale e politica. Lo studio della Storia Locale a scuola può andare di pari passo con l’educazione civica, perché significa sostenere il decoro della provincia senza l’insensata paura che essa possa nuocere all’intero Stato, poiché anche la conservazione delle particolarità rafforza il senso di appartenenza dei singoli al tutto, perché questa dovrebbe essere la sfida che dovremmo accettare nell’epoca in cui siamo.

Riccardo Pasqualin

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