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GLI AMICI DI TARTOUS. Di Michele Antonelli

 
Ricordate le nostre conversazioni “ideologiche”
negli uffici del comune?
E il nostro mate e il nostro tè,
sempre in allegria?
E la Pasqua a Sauda, fuori dalla chiesa,
in alto i Santi Simboli, intorno
zingari con flauti, tamburi,
danze di ragazzi con i fucili da caccia
e danze di uomini con le spade, belli,
tutti insieme, con vecchi, bambini, donne,
uniti nella festa.
E il pranzo vicino al lago,
le danze di voi giovani,
che meraviglia stare insieme.
Che bella amicizia la nostra:
nessuno chiese mai niente;
voi, ostinatamente ospitali
con lo straniero venuto da lontano
benché presumibilmente agiato;
io, che per dormire la notte
nuotavo o camminavo
a lungo, ogni giorno,
a grandi passi per il lungomare,
ma consigliavo alle ragazze
una giovinezza casta
per una maturità felice,
affinché non credessero
a sogni traditori.
Ci amammo senza peccato.
Dio che ricordi ogni cosa,
per quella nostra onestà,
per quel modesto tributo
alla pace e alla vita
che ti pagammo insieme,
salva la nostra Siria,
salvala dalle belve
versatrici del sangue,
campioni della morte.
Salvala, per noi che ci amiamo,
che vogliamo tornare insieme,
amici, fedeli, uniti
nei tuoi comandamenti

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