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SANTO SEPOLCRO, ISRAELE ANNUNCIA LA SOSPENSIONE DELLE TASSE CONTESTATE. Di Giorgio Bernardelli*

Su intervento del governo la municipalità di Gerusalemme congela l’iniziativa che ha suscitato la clamorosa serrata delle Chiese giunta al terzo giorno. Un comitato misto incaricato di trovare una soluzione

Le porte chiuse del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Al terzo giorno della serrata al Santo Sepolcro il governo di Israele interviene per trovare una via d’uscita nel clamoroso braccio di ferro con le Chiese. Con un comunicato ufficiale diffuso questo pomeriggio l’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu ha annunciato che la municipalità di Gerusalemme ha accettato di sospendere le misure adottate per applicare alle comunità cristiane la contestata tassa al centro della protesta. E ha confermato che – come annunciato già domenica – resta sospeso anche l’altro provvedimento indicato dalle Chiese a motivo della chiusura ad oltranza della Basilica più cara ai cristiani della Terra Santa: la discussione del progetto di legge presentato alla Knesset dalla parlamentare Rachel Azaria (già vicesindaco di Gerusalemme) che prevederebbe l’esproprio di alcuni immobili venduti dalle Chiese.

«Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat – si legge nella nota ufficiale del governo israeliano – si sono accordati per istituire una commissione di esperti guidata dal ministro Tzachi Hanegbi, con la partecipazione di tutte le parti interessate, per formulare una soluzione per la questione delle tasse municipali sulle proprietà delle Chiese che non sono luoghi di preghiera. La commissione tratterà con i rappresentanti delle Chiese per risolvere la questione». 

Nel frattempo la municipalità sospenderà «le azioni prese in queste settimane» (erano stati bloccati alcuni conti correnti delle comunità cristiane come misura coercitiva per ottenere il pagamento delle somme che ammontano a diversi milioni di euro). Nella nota il governo Netanyahu rivendica per Israele il fatto di essere «l’unico paese del Medio Oriente dove i cristiani e i credenti di ogni fede hanno piena libertà religiosa e di preghiera», nonché «la casa di una fiorente comunità cristiana».

Per ora non vi sono state reazioni ufficiali da parte delle Chiese: l’annuncio è giunto quando a Gerusalemme era già tardo pomeriggio e le porte del Santo Sepolcro sono rimaste dunque ancora chiuse. È molto probabile che la decisione se riaprire la Basilica oppure no arrivi domattina.

È significativo il fatto che la guida della commissione sia stata affidata a Tzachi Hanegbi, che nel governo Netanyahu, oltre che ministro della Cooperazione regionale, è il politico che sovrintende ai rapporti con le Chiese cristiane. Da anni, per esempio, guida la delegazione israeliana nei negoziati bilaterali con la Santa Sede per l’attuazione dell’Accordo Fondamentale del 1993 che istituì le relazioni diplomatiche, ma resta ancora da tradurre in norme e garanzie reciproche concrete. L’accordo in discussione affronta anche le questioni economiche, finanziarie e fiscali e più volte è stato indicato nei comunicati ufficiali come prossimo alla definizione.

Il governo Netanyahu sembra quindi ora cercare di ricondurre la discussione nel suo alveo naturale – che è quello dei rapporti bilaterali con le Chiese – che l’iniziativa del sindaco Barkat aveva scavalcato, di fatto sorvolando sul ruolo sociale svolto dalle istituzioni cristiane nel contesto della Città Santa. Nella nota, il governo precisa che Hanegbi si occuperà anche del disegno di legge sulle proprietà, da mesi contestato dalle Chiese perché se approvato lederebbe in maniera grave i diritti sulle compravendite immobiliari.

Giorgio Bernardelli

*Tratto dal sito: http://www.lastampa.it

 

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