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LE RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA NEL DIBATTITO CONTEMPORANEO. Di Adolfo Morganti*.

Magnifico Rettore, Esimi Colleghi, Eccellenze, Signori e Signore,

è un grande onore per un cittadino della più piccola ed antica Repubblica d’Europa essere qui, oggi, ospite di una grande Istituzione accademica di un grande paese come le Spagne, in un evento che commemora la perenne attualità di uno dei giganti del Pensiero cattolico europeo, Tommaso d’Aquino.

In modo particolare in quanto, come forse saprete, San Marino è uno Stato fondato da un Santo più di 1700 anni fa, ed ancor oggi retto dal diritto comune e da antichi Statuti che ancor oggi intestano ogni documento ufficiale “Nel Nome di Dio, Amen”. Uno Stato che, pur vivendo tutte le contraddizioni del XXI secolo, conserva ancora una solida concezione della sacralità della vita, e di conseguenza ritiene l’aborto un delitto contro la persona e come tale, nel rispetto della civiltà umana, lo proibisce. Un piccolo Stato che non possiede né esercito né materie prime, ed ha come unico patrimonio la propria identità storica, istituzionale, culturale, spirituale: ne comprende quindi il sommo valore e vuole tutelarla soprattutto nel proprio cammino verso una piena integrazione nell’Unione Europea.

Ecco perché per noi il tema delle “radici cristiane dell’Europa” è così attuale ed importante: ma spero di aver modo di notare assieme a Voi come oggi lo sia sempre più per tutti gli europei, e non solo.

Nel 2002, grazie all’intelligenza filosofico-politica dell’allora Ministro per gli Affari Comunitari della Repubblica Italiana, il prof. Rocco Buttiglione, ebbi l’onore di esser nominato Segretario della Commissione Giuridico-Culturale che il Ministero italiano riunì per stendere le proprie proposte in vista della Convenzione Europea che avrebbe dovuto stilare il testo di una “Costituzione” dell’Europa Unita: per due anni, fino all’ingloriosa fine di questo tentativo costituzionale, ebbi quindi modo di entrare nel cuore del dibattito continentale, nel quale non l’adesione, ma la semplice citazione dell’esistenza di radici cristiane dell’Europa contemporanea scatenò un asperrimo dibattito, poi rimosso fino ad oggi, anche se solo in apparenza.

Il governo italiano, non da solo, allora lavorò duramente per stilare una proposta di Preambolo del testo costituzionale che mettesse in equilibrio storicamente le radici culturali e spirituali dell’Europa, senza nulla censurare od omettere: ed era ovvio, ed anche oggi rimane ovvio, che non si può comprendere nulla della storia e dell’antropologia europea degli ultimi tre millenni senza prendere seriamente in considerazione i duemila anni di cultura ed esperienza religiosa cristiana. Questo testo non venne nemmeno discusso alla Convenzione europea, malgrado i tentativi del Rappresentante Italiano della medesima, al tempo l’on. Gianfranco Fini.

Perché? In tutta semplicità, la verità fu che il Presidente della Convenzione Europea, Valery Giscard d’Estaing, impedì con successo ogni discussione pubblica su questo testo che ho avuto modo di salvare dall’oblio, ovviamente andando ben al di là del proprio ruolo di garante dei Lavori della Convenzione, ma venendo per questo degnamente celebrato dal Grande Oriente di Francia.

Eppure, nella primavera del 2002 il medesimo Giscard D’Estaing all’Hofburg di Vienna, al culmine delle Celebrazioni per il 90° Genetliaco di SAIR l’Arciduca Otto von Habsburg, al tempo Decano del Parlamento europeo, l’ultimo esponente della generazione dei Padri Costituenti dell’Europa unita, Presidente dell’Unione Paneuropea e degno figlio di Suo Padre, il Beato Carlo I d’Austria, di fronte ad una vasta platea arricchita da Presidenti e Regnanti di una decina di Stati europei, si propose come Presidente della Convenzione Europea proprio in quanto… fervente sostenitore delle radici cristiane dell’Europa, e quindi impegnandosi pubblicamente, se eletto a tale Alto ruolo, a salvaguardarle in ogni modo.

Ma queste sono le usuali miserie umane della politica che ognuno di noi, credo, ben conosca, e di cui con la maturità s’impara a sorridere, anche se amaramente.

Il progetto costituzionale europeo franò nel nulla, proprio in quanto privo d’ogni spessore fondante, abbattuto da due Referendum nazionali e venendo sostituito da un semplice “Trattato”, quello di Lisbona del 17 dicembre 2007, che ha configurato il fragile funzionamento dell’Unione Europea fino ad oggi.

Alcuni tentativi immediatamente successivi di riportare la discussione pubblica sul tema delle radici cristiane dell’Europa furono immediatamente sopite a colpi di maggioranza. Occorre rimarcare come l’ultimo Ordine del Giorno su questo tema che giunse a discussione nel Parlamento Europeo, proposto dall’On. Mario Mauro ed altri, venne silurato dal voto contrario di una consistente pattuglia di parlamentari del PPE, con la singolare motivazione che si sarebbe trattato di una “battaglia papista”.

Dal 2009 nelle grandi e belle aule di Bruxelles su questo tema tutto nella sostanza tace. Una interpellanza simile del 2012 non ha nemmeno avuto una risposta.

Ma perché quindi ho intitolato questo intervento “le Radici cristiane dell’Europa nel dibattito contemporaneo”? Perché, e lo affermo da europeista convinto, la crisi attuale dell’Europa Unita, oramai per tutti evidente, è provocata dalle medesime fragilità fondamentali che hanno causato il fallimento della Convenzione Europea: e tutte le difficoltà della burocrazia comunitaria nell’affrontare i problemi dell’ora presente sono causati da questo “grande vuoto”, sono il sintomo di una grande “carenza di senso” storico e spirituale delle Istituzioni Europee che non si colma con il Panoptikon** della superproduzione normativa, che al contrario continua ad approfondire il solco fra l’Europa dei Popoli e l’Europa dei Burocrati.

Pensate ad una bella macchina dotata di tutti i conforts, pulita e col serbatoio pieno, con tutti i permessi a posto ma senza il motore d’accensione. Manca esattamente quella parte della macchina che consente il funzionamento della macchina, che rimane bella ma inutile. L’Unione Europea è una bella e grande macchina, che oggi appare sempre più in difficoltà ad affrontare ognuna delle grandi sfide che ci stanno di fronte oramai da molti anni, e questa difficoltà è dovuta ad un profondo deficit di coesione culturale e spirituale interno dell’Unione.

L’Europa Unita è un Mercato Unico, non è una Patria Europea.

Uno dei migliori Giuristi italiani, Marcello Fracanzani, in un recentissimo saggio ha dimostrato come da anni oramai la giurisprudenza dell’Unione Europea e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si basi costantemente su due principi del tutto extra-giuridici, quindi ideologici: la presunzione dell’assenza di ogni verità oggettiva e la piena disponibilità del singolo di “fare mercato” di tutti i diritti, del «disporre su tutto»1. Una Hýbris non solo anticristiana, ma tanto astratta quanto pericolosa.

E nel tempo in cui ritorna la necessità della Politica, nel tempo in cui crolla l’illusione di gestire il progresso su un piano meramente amministrativo, l’assenza di valori profondi e condivisi ha dimostrato di minare alla radice la credibilità dell’Europa Unita. Motivo per cui gli Europeisti sono oggi i primi a chiedere una profonda e radicale riforma dell’Unione Europea, che ritorni alle radici cristiane proprie dei Padri Fondatori Adenauer, De Gasperi e Schuman, per non vederla morire.

Non basta protestare contro i “populismi”, occorre riconoscere gli errori fatti, e porvi rimedio.

Lotta alla crisi economica, alla povertà, agli “eccessi della globalizzazione”, come tutti i Papi da San Giovanni Paolo II ad oggi hanno ripetuto instancabili; migliore gestione dei flussi migratori e dei confini europei; lotta alla denatalità e tutela delle famiglie; rilancio dell’autentica partecipazione popolare alle decisioni pubbliche; realizzazione di quel principio di Sussidiarietà che è la grande architrave tradita del processo di costruzione dell’UE; coraggiosa disciplina del mercato della vita umana, dall’aborto all’eutanasia, alla riduzione degli uteri delle donne più povere ad oggetti di “libero mercato”; rapporti dell’Europa con gli altri contesti storico-religiosi, iniziando certamente dall’Islam, ma senza dimenticare la Cina, le piaghe del continente africano, e quella Cristianità orientale che oggi torna potente a farsi sentire anche politicamente; infine, la sfida dei fondamentalismi, d’Oriente e d’Occidente.

Nessuno di questi problemi epocali potrà trovare, prima che una soluzione, un inquadramento corretto ed organico, se l’Europa non ritroverà la capacità di uscire dalla banalità del quotidiano e di riscoprire sé stessa, le proprie radici e la propria identità, che è greco-romana e cristiana, di quella Roma, come già scrisse Dante Alighieri, «onde Cristo è Romano» (Purgatorio, XXXII, v. 102).

A riprova di ciò, e concludendo, vorrei citare dapprima le parole di un Docente universitario tunisino e musulmano, un caro amico recentemente scomparso, Khaled Fouad Allam, che ci ricorda come l’assenza dell’Europa di sempre faccia male non solo agli europei: «L’incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici. Pensare alle radici d’Europa significa pensare ai possibili, a volte inediti, prolungamenti del continente. Oggi l’America, la Cina, l’Africa ci interrogano, ognuna con le proprie radici fatte di dolore e di speranza, mentre in terra d’Europa l’inquietudine ha già preso forma e si sta diffondendo. L’Europa, faccia a faccia con se stessa, è ricca di saperi ma restìa ad accettarsi. Ma per me essa rappresenta l’albero d’ulivo che nel Corano, al versetto 35 della “Sura della Luce”, è «Né d’oriente né d’occidente». Né d’oriente, né d’occidente.

E poi l’epigrafe di speranza del massimo poeta di lingua inglese del ‘900, lo statunitense Ezra Pound: «Credo quia absurdum. Credo nell’Europa e nella sua rinascita».

Noi siamo veramente nani sulle spalle di giganti. Vi ringrazio per l’attenzione.

*Console Onorario di Romania presso la Repubblica di San Marino, Vice-Presidente della Fondazione Paneuropea Sammarinese aderente all’Unione Paneuropea Internazionale, 3° Presidente dell’Associazione Identità Europea, Coordinatore del Master in “Dialogo Interreligioso e Relazioni Internazionali” promosso dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Romagna in collaborazione con l’Università di Stato della Repubblica di San Marino.

L’Associazione Identità Europea (www.identitaeuropea.it), fondata da Franco Cardini nel 1996, è un Progetto concepito e portato avanti da uomini liberi di tutt’Europa che intendono lavorare affinché la Civiltà cristiana – radice profonda ed autentica di quell’“arcipelago di diversità” che è l’Europa – torni ad essere riconosciuta come la fondamentale e più autentica base della civiltà e della vita associata del nostro continente: base solida, radice profonda senza la quale quelle stesse diversità che compongono e qualificano la “sinfonia” dell’identità del nostro continente perderebbero ogni possibile armonia, non avrebbero senso né qualità. Presieduta prima dal medievista illustre Franco Cardini, poi dal Magistrato membro del CSM Francesco Mario Agnoli, attualmente anima progetti in 5 Paesi europei.

Coorganizza, assieme alla Fondazione Paneuropea Sammarinese, l’Università d’Estate della Repubblica di San Marino, giunta nel 2017 al 22° Corso annuale.

Edita il periodico on-line DOMUS EUROPA (www.domus-europa.eu ).

** J. Bentham, 1791.

Nota

  1. M. Fracanzani, L’identità. Diritti fondamentali fra Corti europee e Pubblica amministrazione, Il Mulino, Bologna 2017, pag. 82.

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