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DALL'OSTELLO DI GORINO ALLE SECONDE CASE? Di Francesco Mario Agnoli*

E’ sempre difficile per un cristiano, per quanto “cattivo cristiano” sia, scrivere di argomenti che coinvolgono un’umanità dolente. Impossibile dimenticare quanto ha detto Cristo a proposito del Giudizio: “avevo fame e non mi avete dato da mangiare, avevo sete e non mi avete dato da bere”. Per questo, pur convinto che la ragione “laica” stesse tutta dalla loro parte, ho represso l’impulso ad esprimere solidarietà ai miei corregionali di Gorino, che la sera del 24 ottobre hanno bloccato le strade di accesso per impedire la sistemazione di una ventina di migranti (12  donne e 8 bambini) nel locale ostello-bar requisito dal prefetto di Ferrara, incurante che fosse l’unica, modestissima struttura ricettiva del minuscolo paese.

La tentazione di scrivere contro simili abusi di potere si è ripresentata con le successive requisizioni più o meno in zona: l’hotel Lory di Ficarolo (il proprietario nel tentativo di opporsi è finito al Pronto Soccorso per malore) e il “Cristallo” a Castel d’Azzano, nel veronese (i gestori hanno invano fatto presente che era il momento di maggiore afflusso di clienti per la presenza a Verona dalla “Fiera Cavalli”).

Tutti provvedimenti di dubbia legittimità. L’art. 835 del codice civile consente sì la requisizione “quando ricorrono gravi e urgenti necessità pubbliche, militari e civili”, ma dispone anche che “le norme relative alle requisizioni sono determinate da leggi speciali”. Non basta quindi l’art. 835, che fissa la possibilità, occorre una legge speciale. Non trovandola (le leggi recenti riguardano fenomeni naturali come i terremoti), i prefetti sono andati a cercarla nell’art. 7 di una legge regia vecchia di  centocinquant’anni, la 2248 allegato E del 20 marzo 1865.

A farmi superare gli scrupoli la notizia che il premier Renzi e il ministro degli interni Alfano,  aspetterebbero la conclusione della campagna referendaria per varare una legge che autorizzi la requisizione non solo delle strutture ad uso ricettivo, ma anche delle seconde case. Il ministro dell’interno avrebbe addirittura in progetto sanzioni penali per chi, come a Gorino, si oppone. Una legge – si dice –  indispensabile per il funzionamento del Sistema Protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) fortemente voluto dall’Anci, ma afflitto dalla scarsa collaborazione della maggioranza delle amministrazioni comunali.

Inevitabile per il “cattivo cristiano” la riflessione che il Giudizio  finale  sarà  individuale, ma che il “buon governo” è un dovere non solo laico, ma anche (soprattutto) cristiano, perché il cristianesimo è, al contempo, religione sociale.

Naturalmente la prima questione è  se la notizia  sia vera o se si tratti di una bufala. In “Rete”, che, a patto di saper distinguere, ha sostituito la stampa e la TV come luogo dove cercare le informazioni, i siti che la riportano l’attribuiscono a L’Opinione, che gode di buona fama, ma che sembra nutrire  qualche perplessità e dichiara di recepirla dal “Giornale”, cioè  da un quotidiano antigovernativo e impegnato nella campagna referendaria. Tuttavia, anche se si trattasse di anticipazioni di progetti  non ancora varati, una scelta in questa direzione, almeno per le strutture ricettive (che la stanno già sperimentando), appare, se non si inverte rotta, più che probabile, inevitabile.

Da un lato, il progetto è perfettamente conforme ad un’attività di governo che ha rinunciato a qualunque regolamentazione del fenomeno immigratorio per limitarsi alla (mala)gestione degli immigrati che arrivano liberamente in Italia. Dall’altro, ci si accapiglia per decidere se  gli arrivi del 2016 superino quelli del 2015 e degli anni precedenti, ma si finge di non sapere che, pochissimi essendo rimpatri e redistribuzioni, gli arrivi di un anno si sommano a quelli di un  altro sicché i numeri (crescenti per addizione) rendono il fenomeno ingestibile con gli attuali strumenti del finanziamento  a cooperative più o meno trasparenti  e  dello Sprar in forme volontarie.

Del resto, se a fine ottobre per Gorino il ministro Alfano parlò di “episodio che non fa onore al nostro paese, ma quello che è accaduto non è lo specchio dell’Italia” e  Matteo Renzi aggiunse che  nell’Italia conosciuta da lui “quando ci sono 11 donne e otto bambini ci si fa in quattro per risolvere il problema”, gli eventi successivi hanno dimostrato che invece non basta (o latita) il buon cuore degli italiani brava gente. Allora, dato che non si vogliono stabilire controlli prima dello sbarco, non si ha la fantasia sufficiente per escogitare altri strumenti di contenimento del fenomeno e l’Europa matrigna fa orecchie da mercante, non resta che il ricorso alle requisizioni, da legittimare però, come si fa con i terremoti e come previsto dall’art. 835, con apposita legge, che non può essere individuata senza incorrere nel ridicolo in una  normativa decrepita, riguardante  situazioni del tutto diverse (il Regno d’Italia era nato da appena quattro anni e non si era  ancora compiuto il processo unitario). Per di più, giurisprudenza e dottrina giuridica concordano nel ritenere che il potere prefettizio di requisizione abbia natura eccezionale e vada giustificato da ragioni di urgenza, in presenza di situazioni inaspettate, improvvise ed imprevedibili. Nel fenomeno migratorio non vi è più nulla di imprevedibile e inatteso. Il governo e il legislatore hanno già avuto  tutto il tempo per provvedere, hanno il dovere di farlo e non possono ulteriormente sottrarsi. Il che ovviamente non significa che debbano farlo con le requisizioni, ma è difficile  aspettarsi da questa gente qualcosa di meglio e di più.

Francesco Mario Agnoli

*FRANCESCO MARIO AGNOLI è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 1986 al 1990 e Presidente della II sezione della Corte d’Appello di Bologna.

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