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RIFORMA COSTITUZIONALE: POLITICA E DIRITTO AL SERVIZIO DELL' ECONOMIA. Di Claudio Giovannico

Uno degli argomenti a favore della riforma costituzionale maggiormente ricorrenti nei discorsi dei promotori del “Sì”, investe la questione della “modernità” e dell’ “efficacia” dell’ordinamento giuridico italiano. Questi due termini  ripetuti in maniera quasi ossessiva, al fine di connotare positivamente la riforma, rispondono ad una precisa concezione del diritto e della politica, ridotti a meri strumenti di interessi economici. Nella convinzione, errata, per cui la funzionalità del sistema e la bontà delle leggi possano dipendere dalla velocità con cui si andrebbe a legiferare. Questa idea è dovuta all’approssimativo giudizio secondo cui il bicameralismo perfetto sarebbe la causa delle inefficienze del sistema nazionale. Ad onor del vero, tale presupposto non risulta essere del tutto infondato, tuttavia nella propaganda di governo assume caratteri demagogici, che sviluppano la questione in unico senso, tutto teso a motivare la riforma presentata.

Nello specifico, non è affatto vero quanto afferma il Governo quando rimprovera al parlamentarismo e al sistema bicamerale la responsabilità nelle difficoltà a legiferare. Difatti non tiene, volutamente, conto del fatto che ad oggi l’ordinamento giuridico italiano presenta al su interno un numero di leggi eccessivo, al punto da essere affetto da quella disfunzione che in ambito giuridico viene definita “ipertrofia legislativa”.

Da decenni ormai in Italia, nonostante il bicameralismo paritario, i vari Governi adottano di continuo atti normativi, in una corsa compulsiva alla legiferazione, in ossequio al dogma della “riforma”, senza tuttavia interrogarsi sulla necessità o meno di un tale intervento.

C’è chi a questo punto eccepirebbe che è colpa del bicameralismo perfetto se in Italia sono stati partoriti mostri legislativi, figli del compromesso e di un procedimento lento e macchinoso. Tuttavia, non è difficile comprendere che, in realtà, questi problemi andrebbero rintracciati non in questo o in quel meccanismo procedurale, bensì nell’agire politico e nella qualità dello stesso, ad oggi dimostratasi essere drammaticamente scarsa. Senza considerare il fatto che il Parlamento, quando ha voluto (o ha dovuto), ha trovato agilmente una certa omogeneità: basti pensare alla recente modifica dell’articolo 81 della Costituzione, con l’inserimento nella carta fondamentale del principio del pareggio di bilancio.

Pertanto, se dovessimo indicare un problema che affligge il nostro ordinamento sarebbe la scarsa attenzione alla qualità della normazione, che, a causa di un abuso della normazione primaria, ha condotto ad un quadro legislativo farraginoso e ad una cronica ipertrofia della trama normativa. La prassi di un’estensione del ricorso alla decretazione di urgenza ha ampliato tale scadimento della legislazione italiana, provocando una pluralità caotica della produzione legislativa a cui si va ad aggiungere il crescente impatto della normativa europea.

Questa riforma costituzionale pertanto, altro non fa che confermare un pericoloso andazzo della politica in ambito legislativo laddove privilegia un contingentamento dei tempi parlamentari di discussione delle proposte rispetto alla ponderazione e al dibattito sul contenuto degli atti normativi. Il legislativo così si confonde sempre più con l’esecutivo, poiché la decretazione di urgenza con la riforma verrebbe “costituzionalizzata” e resa procedimento ordinario, riducendo in tal modo il diritto a mera e fredda tecnica normativa, strumento adattissimo ai rapporti economici, abbandonando in tal modo ogni legame con l’etica e la giustizia. Allo stesso modo la politica perde ogni carattere etico e si riduce a statistica.

In conclusione del ragionamento di cui sopra, si nota perfettamente come i problemi di sistema di un Paese non si possano risolvere certo per mezzo di una modifica dei meccanismi costituzionali. Non può certo negarsi che il parlamentarismo e il bicameralismo perfetto abbiano negli anni condotto a difficoltà nel governo del Paese. I consessi deliberativi molto ampi dovuti al coinvolgimento paritario delle due camere, politicamente disomogenee e tuttavia titolari di identiche attribuzioni ha portato ad un’incontrollata dilatazione dei tempi di approvazione delle leggi, con grave danno per l’efficienza complessiva del sistema. Ma sappiamo anche quanto il problema di questo Paese non riguardi questa o quella forma di governo e i relativi meccanismi di ingegneria costituzionale. Il problema vero investe la questione, meno tangibile, ma per questo non meno importante, dell’agire politico. Se una riforma risulta necessaria, questa riguarda la politica, intesa nel senso più classico e filosofico del termine. Poiché, una politica che antepone l’interesse di chi detiene il potere a quello della comunità, perde il contatto con la realtà, diventa irragionevole e degenera nel potere e nella sua gestione o meglio nella sua conservazione.

Claudio Giovannico

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