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SOROS MOBILITA GLI AMERICANI ALL'ESTERO….E OBAMA VUOL FARE VOTARE I CLANDESTINI. Di Maurizio Blondet*

George Soros (86 anni)

Disperato, Georges Soros ha investito un altro buon numero di milioni di dollari per la “October Surprise” finale: convincere gli 8 milioni di americani all’estero a votare (quasi mai lo fanno) e a votare contro  Trump.  Ha dato l’incarico (e il relativo finanziamento alla Aavaz), una charity, ossia una pretesa  organizzazione di beneficenza (ma già nota per aver fatto petizione per la “No fly zone” in Libia, come voluto da Hillary per distruggere Gheddafi, e  per il Remain del Regno Unito).L’organizzazione, che ha l’arcobaleno nel  logo,  ha cominciato ad organizzare manifestazioni a Londra: autobus a due piani piene di festanti giovani con bandierine Usa,   la canzone di Springsteen “Born in USA” a tutto volume, e la scritta: “Non votate Trump”,  si sono visti presso le università e la City  dove operano parecchi americani residenti all’estero. Il piano per raggiungere tutti gli otto milioni richiede ben altro, ed ovviamente top secret.  La Aavaz, essendo registrata come “charity”  in America, avrebbe il divieto di partecipare a campagne elettorali.  Ma al fondatore, l’attivista canadese indiano Ricken Patel, è bastato dichiarare che “Non è coordinato con la Clinton”, ma che l’organizzazione esprime spontaneamente “la sua idea”: Trump è pericoloso, ma esiste uno “swing state segreto”, gli otto milioni di americani all’estero, che se votano possono fermarlo. Ricken Patel ha lavorato, direttamente o come consulente, per la Rockefeller Foundation e Gates Foundation. La sua Aavaz è collegata con MoveOn Org, un gruppo che nelle elezioni del 2004 ha ricevuto da Soros 1,4 milioni. Adesso Soros di milioni ne ha destinati 25 (almeno) per Hillary.

Il presidente Obama e il partito democratico stanno cercando altri elettori  pro-Clinton: magari immigrati clandestini, pagati per presentarsi ai seggi?  Per quanto sembri incredibile, in alcuni Stati americani l’elettore non h bisogno di esibire un documento di identità per entrare al seggio se sono dotati dalla scheda federale di voto.  Adesso è successo che, con una sentenza giudiziaria, in tre stati – Alabama, Kansas e Georgia – le autorità debbano richiedere agli elettori il  documento d’identità che dimostri, almeno, che sono cittadini americani. Fatto istruttivo, ad opporsi disperatamente a questa sentenza è stata  – con fior di avvocati – l’Amministrazione Obama con un codazzo di associazioni del partito democratico; sostenendo che l’obbligo di mostrare il documento è “razzista”, e mette in forse il diritto di negri e latinos di votare.

Non occorre essere particolarmente sospettosi per intuire che Obama e i democratici contavano di inviare frotte di clandestini e irregolari senza identità, comprabili al prezzo di pochi dollari ciascuno. La  miseria infatti ha reso disponibile “forza lavoro” per ogni genere di operazione. Come  gli scontri di “negri” contro  la polizia a Charlotte, dove il capo della polizia ha denunciato: “Il 70% dei manifestanti che abbiamo arrestato perché più violenti non è della città, sono venuti da fuori su pulmann”. Certamente pagati da qualcuno.   Anche loro probabilmente sono parte di una   October Surprise d’altro genere: forse  l’aggravarsi di disordini o l’omicidio di Trump (o Hillary, a questo punto più utile), che consenta a  Obama di governare con lo stato di emergenza?

Il futuro lo dirà. Intanto ci basti  la nota del Saker: “La Casa Bianca è così ossessionata alla prospettiva di una vittoria di Trump che ha perso il controllo della sua politica estera in generale, e specialmente in Siria”, diventano “non-atta a stringere negoziati”.  Questi possono davvero scatenare la terza guerra mondiale, per furia e puerilità.

Maurizio Blondet

*da www.maurizioblondet.it

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