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MODESTE CONSIDERAZIONI DI UN ELETTORE DEL NO. Di Francesco Mario Agnoli

Avendo utilizzato i pochi spazi a mia disposizione per esporre quelle che ritenevo le ragioni fondamentali per pronunciarsi contro la riforma, penso di potermi  collocare della parte uscita vincitrice dal referendum. Certamente i compagni di strada non erano i più desiderabili, ma d’altra parte, dal momento che il referendum  – come inevitabile – è stato totalmente  politicizzato, indispensabili per portare alle urne la massa degli elettori.

Indispensabili, ma non sufficienti se la vittoria è stata dovuta, come dicono gli esperti di flussi elettorali, all’inattesa partecipazione di quella parte, soprattutto – pare – giovanile, di elettorato che di solito non partecipa alle  competizioni elettorali.  Se le cose stanno così significa che questi elettori hanno capito  quale era la vera posta in gioco e ne consegue il merito di chi si è adoperato per fare comprendere che l’attacco era allo Stato di diritto, attraverso un ampliamento dei poteri dell’Esecutivo nei rapporti con il Giudiziario. Nonostante che questo non fosse scritto in nessun articolo della legge di riforma, come si ostinavano e ancora si ostinano  a ripetere i sostenitori del Sì. Anche a referendum concluso e  risultato acquisito non tutti hanno  capito che è stato appunto la consapevolezza del vero intento del legislatore a smuovere elettori solitamente indifferenti. La sussistenza dello Stato di diritto, già messa a rischio dall’acquisizione in via di fatto da parte dell’Esecutivo di molte delle competenze del Legislativo (basti pensare al diluvio di decreti-legge), è molto più importante  delle pur necessarie (alla democrazia) competizioni elettorali fra partiti.

E’ un aspetto che, abbastanza singolarmente, sembra continuare a sfuggire a quei sostenitori del Sì che anche dopo la decisione negativa del popolo sovrano  rimpiangono come un’occasione perduta la mancata conferma della legge di Riforma. Con po’ di buona volontà si possono comprendere le lamentazioni sul “governo delle toghe”, che in realtà non c’è mai stato e non verrà introdotto dal risultato referendario, che  lascia immutata la situazione, inclusi – purtroppo – gli inconvenienti e i difetti da tempo esistenti e denunciati, ma trascurati anche dalla riforma. Più singolare che da parte di alcuni si sostenga che gli elettori del No si sono lasciati influenzare dalla pervasiva narrazione dei poteri forti. Davvero singolare dal momento che in questa occasione non solo il governo e i suoi ministri, che pure per le funzioni ricoperte sarebbero stati tenuti ad un maggiore riserbo, ma tutta la stampa (i cosiddetti “giornaloni” dei vari complottismi) e gli altri mezzi di comunicazione sociale con qualche connotazione pubblica o parapubblica erano compattamente schierati sul fronte opposto.

Quanto alla separazione delle carriere, al di là di ogni problema di merito, si tratta di una questione assolutamente residuale e minimale dal momento che dopo gli ostacoli posti dalla legge Cartabia i passaggi dall’una all’altra funzione si sono ridotti a pochissimi casi annuali. Tutto sommato un falso problema, utilizzato dal governo e dai sostenitori della riforma per renderla più accettabile  agli occhi di una pubblica opinione che si poteva supporre sensibile alla necessità di adeguare la situazione italiana a quella già esistente nella massima parte dei paesi europei. Non per caso finché il dibattito è rimasto così circoscritto tutti i sondaggi davano il Sì vincente con largo margine.

Concludiamo con una prospettiva sul prossimo futuro, caratterizzato dalla pretesa dei partiti di sinistra di una prelazione, a  favore del loro campo largo, sul voto della componente del corpo elettorale che, a dispetto delle  precedenti scelte astensionistiche, ha partecipato alla votazione. Indubbiamente questi partiti qualche merito l’hanno guadagnato, il che rende difficile fare previsioni. Tuttavia è verosimile che, eliminato l’incombente pericolo di un forse a lungo irrimediabile mutamento della forma dello Stato, tornino a prevalere le ragioni che hanno indotto queste fasce di elettori all’astensionismo. In ogni caso si avrà presto una risposta certa, perché è quasi alle porte una consultazione politica che tendenzialmente coinvolge l’intero elettorato

Francesco Mario Agnoli

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