Condividi:

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on email

Esplora:

"Mafia capitale" e strage di migranti. di F.M. Agnoli

Erano in molti a chiedersi le ragioni  di una politica del nostro paese di fatto incentivante l’immigrazione via mare, specialmente dalle zone più disperate dell’Africa e del Medio Oriente, nonostante una crisi economica che nega alla quasi totalità dei nuovi arrivati  la speranza di un sia pur modestissimo inserimento. Adesso è tutto chiaro. L’operazione “Mafia capitale” ha confermato quello che i più attenti (pochi) già sospettavano: quello degli immigrati è un grande bussiness. Come ha detto uno che se n’intende, perché direttamente coinvolto nell’impresa criminosa: “Si guadagna più con loro che con la droga”. Un bussiness tanto grande da fare sospettare che la congrega criminale scoperta a Roma rappresenti solo la punta di un iceberg, perché, per quanto male si pensi del milieu politico-affaristico della nostra capitale, è difficile illudersi che lì e solo lì si siano concentrati  tutti gli sfruttatori della miseria  e dei bisogni di quanti  sono costretti (o indotti) a lasciare il proprio paese. Non per nulla fra gli arrestati vi è Luca Odevaine, titolare  dell’incarico (lautamente retribuito)di esperto non solo del Consorzio di gestione del CARA (Centro Accoglienza  richiedenti asilo) di Mineo (il più grande d’Europa), ma anche del Tavolo di coordinamento nazionale dell’immigrazione (si sottolinea il “nazionale”), l’ente di valutazione degli appalti per l’affidamento della gestione  dei Centri.

     Con tutto questo non vi è motivo di credere che  il governo  nel varare “Mare nostrum”  fosse spinto da ragioni diverse dalla volontà di evitare il ripetersi di quegli annegamenti di massa che allineano sulle nostre spiagge file e file di corpi senza vita di povera gente, in prevalenza giovani, a volte bambini. Tuttavia dopo quanto si è scoperto, sia pure senza fare di ogni erba un fascio e lasciando un doveroso margine per la pietà umana e il disinteresse, è inevitabile interrogarsi sulla  buona fede di chi, avendo le mani in pasta, ha fatto del suo meglio per il mantenimento e la prosecuzione di una politica delle porte aperte più volte indicata, anche da altri paesi europei, come pericolosa per la vita dei  migranti.

    Può darsi che le motivazioni degli altri paesi non fossero le più nobili e  l’intento fosse di lasciare  il fenomeno migratorio sulle spalle dell’Italia, evitando di assumersene in parte il carico. Un carico sempre più pesante, perché nel 2014 il numero dei migranti via mare è salito a 207.000 e più (in questo campo tutte le cifre sono approssimative), oltre il triplo rispetto ai circa 70.000 del 2011, il precedente anno record (un aumento che il governo britannico e altri hanno attribuito proprio all’incentivazione, di Mare nostrum). L’aumento dei  migranti ha comportato  il raddoppio  dei morti in Mediterraneo: da  gennaio a novembre 2014, secondo i dati forniti dall’UNHCR (l’agenzia Onu per i rifugiati), almeno 3.419  rispetto al precedente picco (circa 1.500) del 2011. Di fronte a queste cifre qualcuno potrebbe essere tentato di consolarsi col sistema, molto utilizzato in politica, delle percentuali: se il numero dei migranti è triplicato, quello dei morti  è “soltanto” raddoppiato.

   In realtà, una volta partita l’operazione Mare nostrum, l’intervento della marina italiana ha evitato che il numero delle vittime aumentasse ancora, triplicandosi e forse quadruplicandosi. Se davvero Mare nostrum ha incentivato, come molti credono, i viaggi della disperazione, si è sbagliato, ma almeno si è riusciti a limitare i danni. E’ però consolazione da poco. In realtà anche i 1.500 morti del 2011 rappresentano un saldo assolutamente negativo e inaccettabile. Quando si tratta di vite umane valgono le cifre assolute, non le percentuali. Così, come nei bilanci economici e nelle casse delle cooperative e degli altri soggetti protagonisti di “Mafia capitale” contavano i maggiori introiti assicurati dalle diverse migliaia in più di immigrati cui fornire a spese dello Stato  una sistemazione (quasi sempre indecente) e una “pelosa” assistenza, nel bilancio umanitario dell’operazione accoglienza pesano, semplicemente perché tali, senza rapporto con altri dati, i 1.919 morti in più del 2014.

Ogni morto pesa e quanto, anche se statisticamente insignificante. Sulle politiche sbagliate e (almeno dovrebbe) sulle coscienze.

 Francesco Mario Agnoli

Condividi:

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on email

Dai blog