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Sulla difesa della famiglia tradizionale. di F.M. Agnoli

 L’agenzia di stampa  Zenit il 7 luglio ha dato notizia che il 25 giugno il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, riunito a Ginevra, ha colto l’occasione della ricorrenza del XX anniversario dell’Anno internazionale della famiglia per approvare una risoluzione nella quale si afferma che questa in quanto “unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei bambini, deve ricevere la protezione e l’assistenza di cui ha bisogno per poter assumere in pieno il suo ruolo nella comunità”.

   Il documento è stato approvato a maggioranza (26 sì, 14 no, 6 astensioni) in particolare per l’opposizione del cosiddetto Occidente (in prima linea l’Ue e l’Italia del cattolico Renzi). Anche il cammino per arrivare alla formulazione del testo e alla votazione è stato reso lungo e travagliato  dai ripetuti tentativi degli “occidentali”, con il supporto di qualche gregario asiatico o sud-americano (come l’Uruguay, da sempre a fortissima influenza massonica), di apportarvi modifiche ed inserimenti per includervi modelli “familiari” diversi da quello naturale, fondato sul matrimonio fra un uomo e una donna. Bocciati questi tentativi, a favore della risoluzione  si sono pronunciati:  Sud Africa, Algeria, Arabia Saudita, Benin, Botswana, Burkina Faso, Cina, Congo, Costa d’Avorio, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Federazione russa, Gabon, India, Indonesia, Kazakistan, Kenia, Kuwait, Maldive, Marocco, Libia, Pakistan, Filippine, Sierra Leone, Venezuela e Vietnam. Contro: Germania, Austria, Cile, Estonia, Stati Uniti, Francia, Irlanda, Italia, Giappone, Montenegro, Repubblica di Corea, Repubblica ceca, Romania, Gran Bretagna. Astenuti: Argentina, Brasile, Costa Rica,  Macedonia, Messico, Perù.

  Schieramenti che si prestano a considerazioni e valutazioni diverse, non tutte confortanti in particolare per i cristiani, dal momento che i paesi di tradizioni e cultura cristiane si ritrovano pressoché compatti fra i contrari e gli astenuti (uniche eccezioni la Russia, le Filippine, il Venezuela e, in parte, l’Etiopia). Lo schieramento favorevole, dove, a parte il blocco dei paesi musulmani, spiccano, anche per la loro eccezionale importanza, demografica oltre che politica, la Cina, l’India e la Russia, è troppo culturalmente composito per tentare in questa sede deduzioni che richiederebbero un approccio da condurre con strumenti ben più raffinati di quelli in mio possesso. Una conclusione tuttavia si impone già a prima vista: siamo al “conflitto di civiltà” anche se, per fortuna, non sul piano dello scontro armato, col rifiuto da parte dei due terzi (o forse dei quattro quinti) del genere umano dei postulati e degli esiti, considerati quanto meno bizzarri, della civiltà occidentale.

    In realtà (lo accenno appena, anche perché non lo credo) si potrebbe pensare a una lettura totalmente politica del voto, supponendo che i paesi che hanno votato a favore si siano espressi non tanto per la famiglia, quanto contro le pretese egemoniche (anche culturali) dell’Occidente.

    Comunque, anche tralasciando questa ipotesi, pur se mi rallegrano il forte riconoscimento in esclusiva della famiglia naturale e l’impegno di organizzare nella prossima sessione una tavola rotonda sulla protezione della famiglia e dei suoi membri, da cattolico trovo assai poche ragioni di compiacimento  negli schieramenti di voto.

Francesco Mario Agnoli

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