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DICHIARAZIONE FORMALE. Di Franco Cardini

La cosiddetta politicizzazione della fede di Bergoglio è in realtà la più ANTIMODERNA fra le denunzie dei guasti della globalizzazione e quindi della Modernità che mi sia capitato di leggere dopo il Sillabo. E, se si aggiunge a ciò la rilettura della “Laudata si'” CON LE NOTE, è anche la più documentata. E non manca di un tenore profetico-apocalittico del quale bisogna tener conto: che può anche preoccupare, ma non deve né meravigliare né indignare né provocare reazioni che sulla via rischiosa dell’irrispettosità e  dell’indisciplina – e la disciplina è parte della professione di fede  nella Chiesa cattolica apostolica romana  – sono suscettibili di sfociare (quelle sì, e davvero) nell’eresia. O si capisce questo e se ne prende atto senza lasciarsi invischiare dalle vecchie storie di destra e di sinistra, o si è fuori dal cattolicesimo: che prima della Modernità, vale a dire prima della sequenza dinamica di eventi e di mutamenti socioistituzionali e socioculturali del XVI-XVIII seolo  poteva muoversi in molte direzioni sociopolitiche, ma oggi è costretto a  questa sola se non vuol diventare complice della crisocrazia (non la chiamo plutocrazia altrimenti dicono che uso le parole del Duce; e non parlo semplicemente di lobbies e di “finanza internazionale” per non restringere e appiattire il problema) del profitto, dell’ingiustizia e della distruzione del pianeta. Il resto sono balle: a cominciare dall’amore di patria (quale, poi, quella italiana? di ora?). Io ho dei doveri verso l’Italia in quanto repubblica italiana nata nel 1946  perchè le ho giurato fedeltà  come ufficiale di aeronautica prima e come pubblico funzionario poi, e le parole d’onore non sono acqua:  ma non è la mia patria. E ad amarla non ci penso nemmeno. La mia Heimat è il quartiere di San Frediano a Firenze: il mio Vaterland è la Toscana, stato legittimo e internazionalemnte riconosciuto, retto da un granduca ch’era anche principe dell’impero d’Austria, invaso e usurpato nel 1859-60; il mio Grossvaterland è l’Europa. Lo “stato nazionale” l’ho subìto ma, dal momento che ho avuto l’ignoranza,  la debolezza o la leggerezza di aver giurato fedeltà al suo presidente e alla sua (mediocre) costituzione, né posso tradire purtroppo  il mio irreversibile giuramento, mi limiterò a far di tutto con mezzi politici e culturali, per quanto è in me, affinché sia legittimamente superato e messo da canto (gli stati nazionali sono il passato dell’Europa, le comunità etnostorico-regionali confederazionalmente inquadrate ne sono il futuro: altrimenti c’è solo la perpetuazione della UE). E’ ovvio che mi rendo conto che si tratta di un’impresa praticamente impossibile: ma i doveri morali non si assumono nella misura nella quale si ritengono favoriti da un potenziale successo.

Questo è il mio impegno: l’impegno di chi ormai da molti anni – l’ho detto millanta volte: me ne vanto e lo ripeto – si sente cattolico, europeista e socialista  senza nulla rinnegare delle sue radici tradizionaliste (sulla linea Donoso Cortés – Attilio Mordini) e del suo fermo attuale sentire antimoderno. Lo dichiaro qui in modo formale, altrettanto formalmente chiedendo ai destinatari che questo mio appunto venga diffuso e sia conosciuto da quanti vi sono interessati perché sia chiaro una volta per tutte. VI prego sinceramente di aiutarmi  a non perdere più le mie giornate a rispondere ai blog che mi chiedono se sono cattolico o musulmano, se sono fascista o comunista, se voglio o non voglio l’Europa unita, se ritengo o no che l’Europa s’identifichi con l’Occidente ch’è ormai realtà endiadica con la Modernità  (e fermanente avverso entrambi). Siccome in questo momento di superlavoro sono stato costretto a sospendere il mio blog settimanale Minima Cardiniana, che era il mio unico scudo artigianale, mi vedo isolato e attaccato da tutte le parti senza poter adeguatamente replicare. La cosa non mi preoccupa in sé: ma vorrei che si dicesse sul mio conto e che si  facesse sapere quello che penso io, non quello che altri in buona o (più spesso) in cattiva fede mi viene da altri – spesso dichiarati avversari, spesso melliflui interlocutori, spessissimo purtroppo “amici” –  attribuito.  Per questo domando l’aiuto degli amici: accettino o meno, in tutto o in parte, il mio punto di vista.
Viva Cristo Re, viva l’Europa socialista.
Franco Cardini

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