Condividi:

Esplora:

Quanti pregiudizi contro le crociate. di F. Cardini (tratto da "Panorama", 16 Aprile 2014)


La condanna di Papa Francesco delle guerre di religione è un monito morale, non un giudizio storico. Ma sul Medioevo circolano ancora troppe falsità.

Secondo una recente notizia, Papa France­sco, parlando ad alcuni gruppi di giovani, avrebbe « condannato le crociate », per le quali già Giovanni Paolo II aveva addirittura « chiesto scusa ». In realtà, il Santo Padre è tornato semplicemente a insistere sul suo tema prediletto: la testimonianza nell’umiltà e nella comprensione, l’inopportunità di affermazioni trionfalistiche della fede a loro volta, in ultima ana­lisi, atto di violenza simile a quello di chi avrebbe in passato voluto imporla con la forza.

Ma ciò equivale a una sconfessione, se non a una condanna, delle crociate storiche? Il Pontefice parla da padre, da pastore, non da professore: non fa lezioni di storia. Quel che gli interessa è la sua « rivoluzione cattolica », l’affermazione del bisogno di una testimonianza cristiana umile e mite nel mondo d’oggi. Egli pensa al presente: e in funzione di esso invoca lo spirito di mitezza e di amicizia che spinse già Francesco d ‘Assisi nel 1219-20, appunto durante una crociata, a incontrarsi con il sultano d’Egitto per mostrargli, al di là dello scontro armato, quale po­tesse essere l’autentico volto pacifico del Cristianesimo.

Tutto ciò non comporta un giudizio di condanna delle crociate « storiche »: le quali furono comunque obiettiva­mente molto diverse da come oggi vengono presentate nel diffuso giudizio comune e in una certa pubblicistica divulgativa.

Dopo il VII secolo, cristiani e musulmani si erano in effetti spesso scontrati nel Mediterraneo; ma verso l’XI secolo l’espansione islamica si era andata esau­rendo mentre, viceversa, l’Europa era entrata in una nuova fase d’incremento demografico, di rigoglioso sviluppo economico e commerciale, di espansione militare verso la Sicilia, la Spagna, l’Africa settentrio­nale musulmane.

Nel 1095, durante un concilio a Clermont, in Alvernia, Papa Urbano II invitò gli esponenti del turbolento ceto feudocavalleresco, che tormentavano l’Europa con le loro guerre private e con le loro raz­zie, a lasciare il continente per recarsi semmai come mercenari nell’impero bizantino (che era intento a respingere l’invasione dei turchi provenienti dall’Asia centrale e islamizzati di fresco). Quei nobili signori sapevano fare solo la guerra: andassero a farla altro­ve. L’Europa occidentale aveva infatti bisogno di pace interna per svilupparsi. Il movimento che ne scaturì, chiamato appunto più tardi « crociata », si affermò tra XI e XIII secolo attraverso spedizioni armate per la conquista, il mantenimento e poi (dopo una serie di sconfitte, dalla fine del XII secolo in poi) la riconqui­sta della Terrasanta. L’autorità pontificia assunse gradualmente la guida del movimento utilizzandolo anche per altri scopi: la cacciata dei « mori » dalla pe­nisola iberica, l’affermazione della fede cristiana fra le popolazioni slave e baltiche, infine la lotta interna ai suoi nemici religiosi (gli eretici) e anche politici. Si affermarono così una legislazione, un’ammini­strazione finanziaria, una pratica propagandistica, addirittura una letteratura crociate. A partire poi dal Trecento, non si trattò più di riconquistare la Terrasanta bensì di contenere il pericolo di nuovi invasori turchi, gli Ottomani. Il movimento crociato si rinnovò e si protrasse fino al secolo XVIII, allorché l’impero ottomano cessò di essere un pericolo per l’Europa. Le crociate si esaurirono gradualmente, dopo aver più volte mutato volto, con l’affermarsi della modernità.

Le crociate non erano mai state comunque guerre con­dotte nel nome del fanatismo religioso. Né possono essere oggetto di condanna « storica », poiché compito della storia non è né il giudicare, né il con­dannare, né l’assolvere, bensì il comprendere razionalmente il senso del passato, le ragioni interne alla sua dinamica.

Contrariamente a un altro luogo comune oggi dif­fuso, le crociate non allontanarono affatto il mondo cristiano da quello musulmano: furono anzi parte di un complesso contesto che vide intensificarsi, proprio nel tempo del loro massimo sviluppo tra XI e XIII secolo, i traffici e gli scambi tanto economici e commerciali quanto culturali e diplomatici. Dalle terre dell’Islam non ci arrivavano solo le spezie: ci giunsero anche, con le traduzioni delle opere filoso­fiche degli antichi greci che avevamo dimenticato, nuove scienze desunte dalla Persia, dall’India, per­fino dalla Cina, come la matematica, l’astronomia, la chimica, la medicina.

Semmai, ci si può chiedere insieme con il gran­de storico Jacques Le Goff, recentemente venuto a mancare, se le crociate non furono in fondo inutili: quell’intensa stagione di scambi si sarebbe prodotta comunque: «L’unico frutto della crociata fu l’albi­cocca» era una sua impietosa boutade. lo sono al riguardo meno pessimista. Ma questa, come direbbe il vecchio Rudyard Kipling, è un’altra storia.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dai blog

LA FOTOGRAFIA.

Nel pensiero condivisibile di Luigi Ghirri “la fotografia è testimonianza di ciò che si è veduto, ma è anche reinventare quello che si è veduto.

Leggi tutto

LIBIAMO! (?) di Franco Cardini

“Libiamo”. Così una vignetta del bravissimo Giannelli, sul “Corriere della Sera” del 26 Aprile scorso, commenta l’incontro dei “Cinque Grandi” ad Hannover del giorno prima.

Leggi tutto

GOD'S NOT DEAD.

Il film GOD’S NOT DEAD, basato su una storia vera e già campione d’incassi in America, affronta la delicatissima tematica del rapporto tra religione e

Leggi tutto

SULLA PORTA. di Paolo Zanna

Stiamo entrando, stiamo uscendo, tu ci guardi, attenta al nostro passo nel varcare la tua soglia della Speranza, dell’Attesa, della partenza e del rifugio, dell’intimità

Leggi tutto

I PETALI DEL TEMPO.

TIME FRAMES – FRAMES OF TIME Ad Albert Einstein e a tutti noi a Natale Stagioni, finestre di tempo, solco degli anni senza fine, bulbi

Leggi tutto

CHI SIAMO.

Chi siamo Domus Europa, con la sua giovane ed esperta redazione, è uno spazio di informazione indipendente dedicato all’Europa nella sua concretezza storica, identitaria, istituzionale,

Leggi tutto

ART LOBBY EUROPE .

Movimiento político para la promoción de la creación artística en Europa, haciendo lobby para fomentar la creación genuina de arte en Europa Una sentencia amarga

Leggi tutto

Palmira. di F. Cardini

Probabilmente quelli dello “Stato islamico” di al-Baghdadi ci sopravvalutano, hanno un troppo alto concetto di noi. Nella loro barbara ma lucidissima logica e nell’intento di

Leggi tutto

ANALISI DI UNA INTERVISTA*

Qui di seguito una intervista a Varoufakis, ministro delle finanze greco del governo di Tsipras nonché economista di riferimento di Syriza. L’intervista è apparsa su

Leggi tutto