“Ormai non poteva succedere più nulla.” I Taccuini di Henry James. A cura di Manlio Triggiani

“Cassetta degli strumenti da lavoro” possono essere definiti i taccuini di Henry James, utilizzati non solo come strumento di lavoro e sperimentazione ma anche come giacimento creativo da consultare, utilizzare per dar vita a racconti.

Lo spiegava James (1843-1916) stesso che arricchì questa messe di idee, storie, narrazioni a metà, confinandole tutte nei taccuini (nove!) che compilò fra il 1878 e il 1911. Adelphi ora li ha pubblicati (Ormai non poteva succedere più nulla. Taccuini, a cura di Ottavio Fatica, con uno scritto di Roberto Calasso, pagg. 562, euro 26.00). I taccuini erano la modalità di lavoro di Henry James: la somma delle riflessioni, appunti, abbozzi frutto di incontri con amici, con gente appena conosciuta, storie raccontate e arricchite o di fatti riportato dalla stampa o raccontato da amici magari nel corso di un ricevimento, una cena, un incontro casuale in un pub. Così nascevano i romanzi, i racconti, e idee utili per rinvigorire la fantasia che riusciva a rinforzare la creatività dell’autore. James era così: andava da amici e ascoltava un avvenimento, discuteva dei libri che al momento leggevano i conoscenti e traeva un’ambientazione o una narrazione utile per allungare la trama di quello che in origine era un racconto e nel frattempo era divenuto un romanzo. Da queste narrazioni venivano fuori anche i personaggi, le trame, gli stilemi di personaggi dal carattere inedito. James fa di questi canovacci, di questi fatti, di questi personaggi materia da plasmare, da mettere a punto per un racconto o un romanzo. Era un chiaro metodo di lavoro ispirato alla vita, a quello che avviene a prescindere da quello che si vorrebbe accadesse. Contento di questo metodo ma talvolta anche scontento, James si dà da fare e utilizza questa “cassetta degli attrezzi” dalla quale vengono fuori storie, narrazioni, idee. James era molto prolifico ma non riuscì, nella sua vita, a utilizzare tutto quello che era riportato nei Taccuini. Altre narrazioni non arrivavano a divenire storie nonostante lo scrittore avesse lavorato il materiale come fosse stato una scultura, una scultura che non riusciva a divenire un racconto ma restava a livello di abbozzo. E magari era bello e interessante proprio perché era così, uno schizzo, un generico accenno a una storia che non c’era bisogno di ampliare, allungare. Era proprio così per lui che era contento del suo lavoro quanto scontento, a seconda dei momenti, della produzione, della costruzione di una frase che diveniva racconto o romanzo…

Il saggio che apre il volume, scritto da Roberto Calasso, parla di Mrs Procter, un’anziana conoscente di James che dopo una vita non certo dolce si rinchiude in se stesso vivendo  giornate passate a leggere nel suo studio e con una quiete ritrovata dopo tanto soffrire. Tutto questo anche perché, dopo tutto quello che le era accaduto, “ormai non poteva succedere più nulla”, frase che è diventata il titolo del volume.

Si tratta di un libro notevole, importante per comprendere Henry James e il processo creativo del quale si serviva.  Senza tenere conto del fatto che queste “schegge” da sole sono scintille di bellezza, di forza narrativa.

Manlio Triggiani