IL SUPERFLUO DELLA VITA. A cura di Manlio Triggiani

Pubblicare autori come Ludwig Tieck (1773 – 1853) è prima di tutto un atto di consapevolezza della grandezza dello scrittore, poeta, critico letterario e traduttore che, osteggiando i principi dell’Illuminismo fondò, nel 1799, insieme con amici come Schelling, i fratelli Schlegel, Novalis, e Fichte, il Circolo romantico di Jena dando la stura alla critica che espresse il movimento culturale del Romanticismo. Il Romanticismo investì più settori del mondo della cultura e divenne un imprescindibile punto di riferimento soprattutto per la letteratura dell’epoca.

E ora una interessante casa editrice ha appena pubblicato di Tieck Il superfluo della vita (Carbonio ed., pagg. 99, euro 15,00). Un libro non molto conosciuto, ma che merita senz’altro una lettura. La trama. Heinrich è un piccolo borghese e Clara ha ascendenze nobili, si amano, sembra che nesssuno dei due possa fare a meno dell’altro e, andando contro le regole del tempo e contro la volontà del padre di Clara, decidono di andare a vivere, dopo un matrimonio frettoloso, nella misera soffitta di un palazzo cadente. La loro vita in quel luogo è nutrita di sogni, passioni, scambiandosi idee e conversando di letteratura, politica, poesia. E’ il piacere di essere insieme all’insaputa del mondo intero, senza uscire di casa o solo per lo stretto necessario. Rinunciano al superfluo per vivere un’esistenza ridotta all’osso, secondo una “poetica essenzialità”. La miseria cresce di mese in mese, nonostante una fedele domestica porta loro il cibo necessario per nutrirsi appena. Gli sposini vedono alimentare il loro amore dal tempo ma mancano soldi, lavoro, rapporti sociali, cibo, praticamente tutto. Heinrich pian piano finisce per fare, di queste  rinunce, soprattutto quella della vita sociale, una sorta di presa di distanza dal mondo in cui vive. E’ l’apprezzamento dell’astensione dal superfluo nel nome dell’amore e della libertà, realtà di grande importanza e bastevoli per due che si amano. Intanto arriva l’inverno, un inverno particolarmente rigido  e nella loro soffitta non c’è legna da ardere. Heirich cosa  fa per contrastare il gelo di quella casa? La soffitta è collegata al pianoterra da una grossa scala in legno. Heinrich ci mette poco a decidere e man mano che i giorni passano taglia pezzi di scala che utilizza per riscaldare la casa. Un modo di fare che garantisce un clima piacevole, ma nello stesso rimanda  a un atto che fa  pensare alla volontà di scindere ulteriormente – e definitivamente – la coppia dal resto del mondo. Il romanzo,  scritto bene e ben tradotto dal tedesco da Paola Capriolo, gode di riflessi delle teorie diffuse dal Circolo di Jena, che aveva anticipazioni romantiche che negavano priorità e importanza al denaro, ai bisogni materiali. La posizione di Heinrich è proprio quella di negare importanza alle caratteristiche della mentalità borghese odiandone soprattutto il conformismo.

Manlio Triggiani