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VOGLIAMO PARLARE! Di Virginia Chiavaroli.

“[…] Quando d’improvviso le sfrecciò accanto un coniglio bianco dagli occhi rosa.

Del fatto in sé non c’era troppo da meravigliarsi, né Alice trovò poi troppo stravagante sentire che il Coniglio mormorava, «Ohimè! Ohimè! Farò tardi, troppo tardi!»; ma quando vide il Coniglio fare il gesto di estrarre un orologio dal taschino del panciotto, guardarlo e riprendere di gran lena il passo, Alice balzò in piedi, perché le era balenato nella mente che non aveva mai visto prima un coniglio con un panciotto né tanto meno con un orologio dentro al taschino, e bruciata dalla febbre della curiosità, lo inseguì di corsa […]”

Lewis Carroll – Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie

 

Racconto in questo pezzo di quella fame di notizie che animava i tempi passati, quella fame che mai avvertiranno i media contemporanei, corrotti e diretti univocamente dalla politica. Racconterò di quella voglia di indipendenza animata dallo spirito giornalistico che vuole informare, accrescere e nutrire la curiosità del fruitore. Uno spirito indomito che spinge a voler entrare visceralmente dentro al tempo presente, dentro al fatto, e comprenderne i confini per poterli superare. La volontà di scoprire, proprio come Alice, che la realtà non può essere osservata da un unico punto di vista.

Durante gli anni ’70 la Corte costituzionale dichiarava illegittimo il monopolio statale sulla comunicazione, in Italia fiorivano le prime radio libere, “voce” del movimento popolare. Megafono di quel desiderio comune: “Vogliamo parlare!”. Anni di crisi politica, sociale ed economica, contribuivano ad accrescere il tasso di disoccupazione e il malcontento generale della classe operaia e giovanile. Crescente era il desiderio di una comunicazione dal basso, che arrivasse direttamente dal popolo per costruire un’identità collettiva che dissacrasse l’informazione statica della tv di Stato e l’indifferenza delle istituzioni. Desidero riportare alla memoria dei lettori il caso di Radio Alice, radio libera bolognese, attiva tra il ’76 e il ’77, sita in una soffitta di via del Pratello. I fondatori erano studenti e militanti che gravitavano intorno alla rivista “A/traverso”, la più rilevante nell’ambito della controcultura, “Che cento fiori sboccino, che cento radio trasmettano, che cento fogli preparino un altro ‘68 con altre armi” – A/traverso, febbraio 1977.

I giovani avanguardisti avrebbero condotto la lotta contro i poteri forti attraverso l’informazione creativa e culturale di ispirazione dadaista, una sorta di “guerra della comunicazione” servendosi di un linguaggio rivoluzionario e in controtendenza rispetto ai canali ufficiali. Spazio all’ironia e al non-sense; in assenza totale di un palinsesto il flusso era guidato dall’improvvisazione. Le voci dei cronisti si sovrapponevano dando luogo ad un flusso di coscienza aperto alla contaminazione artistica, musicale e popolare. Centro della lotta comunicativa e mai violenta, era il telefono, utilizzato per dare voce agli ascoltatori che intervenivano liberamente durante le trasmissioni con i contributi più disparati. Musica di ogni genere, da Demetrio Stratos a Beethoven, letture di libri, poesie, comunicati sindacali, ricette di cucina, analisi politiche, dichiarazioni d’amore, cronache in diretta, liste della spesa. Tutto senza censure. “Radio Alice trasmette di tutto: quello che volete e quello che non volete, quello che pensate e quello che pensate di pensare, specie se venite a dirlo qui”.

Alice fu messa a tacere con un’irruzione della Polizia all’interno della sede durante una sera di marzo del ‘77. L’accusa fu di aver trasmesso e condizionato via etere, gli scontri che animarono Bologna a seguito dell’uccisione dello studente Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua. Il giovane perse la vita durante i disordini avvenuti con un reparto di Carabinieri. Deciso a reprimere i tumulti, il Ministro dell’interno, Francesco Cossiga, inviò i carri armati per le vie della città.

Impossibile non evidenziare l’analogia del metodo politico, repressivo verso chi dissente; e del sistema mediatico univoco e paralizzato dai poteri forti, ieri come oggi. E dal momento che i giornalisti applaudono con tono unanime durante le conferenze stampa del Governo, senza obiezioni; si avverte fortemente la necessità di tornare ad una comunicazione pluralista che dia ampio spazio a tutte le voci. Oggi come allora non è più tempo di subire le notizie, dobbiamo poterle commentare, contestualizzare, viverle in prima persona e contestarle se necessario. Seguendo la rivoluzione mediatica messa in atto da Radio Alice, deve consolidarsi un’ala della comunicazione che favorisca l’autonomia e le idee libertarie. Portavoce dell’informazione liberata dal servilismo, un movimento culturale che alimenti il pensiero critico e contrasti le tavole rotonde di chi si proclama unico diffusore della verità. Vogliamo parlare!

Virginia Chiavaroli

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